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Persia

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Mesopotamia e impero persianoMesopotamia e impero persiano
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1

Introduzione

Persia Regione storica dell’Asia sudoccidentale, estesa tra il mar Caspio e il golfo Persico, nucleo centrale dell’impero persiano. Il nome “Persia” (dal persiano antico Parsa, che identificava la parte sudoccidentale della regione, sede del regno di Ansan), fu adottato dagli storici occidentali antichi per indicare l’impero persiano (nel quale era tuttavia già diffuso l’uso del nome Iran, “terra degli ariani”) e poi l’intero altopiano iranico. La presente voce si riferisce all’antico impero persiano fino alla conquista araba nel VII secolo d.C.; per la storia successiva vedi Iran.

2

Il primo impero: la dinastia achemenide

Intorno al 1500 a.C. nell’altopiano iranico si insediarono tribù nomadi di stirpe ariana; i gruppi principali erano rappresentati dai medi, che occuparono la parte nordoccidentale dell’altopiano, e dai persiani (o parsi), che, provenienti da una regione a ovest del lago di Urmia, ne occuparono la parte meridionale, chiamandola Parsumash. Nell’VIII secolo i persiani furono tributari del re assiro Salmanassar III (859-824). Il primo importante capo persiano fu Achemene, sovrano di Ansan; vissuto intorno al 681, diede il nome alla dinastia achemenide. Ad Achemene succedette il figlio Teispe, che respinse l’invasione degli sciti ed estese il regno, mantenendosi neutrale nella lotta fra l’Elam e gli assiri.

Alla sua morte il regno fu diviso tra i due figli Ciro (640-615), cui fu affidato il regno di Parsumash, e Ariaramne (640-600), che ottenne quello di Ansan. I due piccoli regni ebbero però vita breve e furono conquistati nel 625 da Ciassare, re dei medi, che li unificò e li affidò al figlio di Ciro, Cambise I. Il regno subì il dominio dei medi fino al 558, quando salì al trono Ciro il Grande.

Nel 550, Ciro il Grande sconfisse Astiage e conquistò Ecbatana (l’odierna Hamadan), la capitale meda. In seguito invase l’Anatolia e la Lidia, sconfiggendo Creso (546), e aggregò le città greche della Ionia, sottomesse dal generale Arpago, alla satrapia di Sardi. Conquistate la Licia e la Caria, il Caucaso, le regioni asiatiche della Sogdiana e della Battriana, Ciro si spinse fino alla valle dell’Indo. Nel 539 conquistò il regno babilonese, sconfiggendo l’ultimo re Nabonedo; con la Mesopotamia entrarono nell’orbita persiana anche la Siria, la Palestina e la Fenicia. Ciro pose sotto il suo dominio un gran numero di popoli e creò un vastissimo impero, che governò con tolleranza e umanità; fece ricostruire il tempio di Gerusalemme distrutto da Nabucodonosor II ed emise un editto con cui liberò gli ebrei dalla schiavitù, consentendo loro di tornare in Palestina.

A Ciro succedette nel 528 il figlio Cambise II, che ne proseguì l’opera di conquista sconfiggendo nel 525 l’Egitto del faraone Psammetico III. Cambise morì rientrando dall’Egitto, mentre il suo trono veniva usurpato da Gaumata.

Dopo un breve periodo di disordine, sul trono persiano salì nel 521 Dario I, figlio di Istaspe, appartenente a un ramo cadetto della dinastia achemenide. Dario sviluppò ulteriormente la politica espansionistica dei predecessori e sottomise la regione dell’Indo a Oriente e la Tracia a Occidente. Affiancata a Susa una nuova capitale, Persepoli, riorganizzò l’impero dividendolo in venti satrapie rette da governatori (sàtrapi) scelti fra i membri della famiglia imperiale e della nobiltà, con compiti di natura prevalentemente amministrativa e fiscale. Dario diede un grosso impulso al commercio: unificò pesi e misure, coniò una moneta (il darico) e costruì un’imponente rete stradale.

2.1

Dalle guerre persiane al declino dell’impero

Tra la fine del V e gli inizi del IV secolo il potente impero persiano si scontrò con gli stati greci. Nel 513 Dario aveva già compiuto una spedizione contro gli sciti e aveva ottenuto la sottomissione di Aminta, re di Macedonia, e dell’ateniese Milziade che governava il Chersoneso tracio; inoltre aveva conquistato quasi tutte le isole dell’Egeo. Il tentativo persiano di sottomettere l’isola di Nasso, rimasta indipendente, diede inizio alla cosiddetta “rivolta ionica” capitanata da Aristagora, tiranno di Mileto: i greci dapprima conquistarono Sardi (498), ma poi dovettero subire la distruzione di Mileto (496) e l’occupazione della Tracia da parte di un esercito persiano guidato da Mardonio (492).

L’impero persiano non riuscì tuttavia a estendere la propria egemonia sulla Grecia continentale; i tentativi di invasione attuati prima da Dario e poi dal suo successore Serse I fallirono per la resistenza opposta dai greci nel corso delle due guerre persiane (490-478).

Con la morte di Serse (465) iniziò il declino dell’impero persiano, contrassegnato da una lunga serie di ribellioni e dal conflitto con le colonie greche, sulle quali tuttavia i persiani confermarono più volte il dominio.

3

Dalla conquista di Alessandro Magno al dominio arsacide

Tra il IV e il III secolo l’impero persiano fu indebolito da numerose rivolte e lotte intestine, e quando Alessandro Magno, stabilita la supremazia sulla Grecia, rivolse il suo esercito a Oriente, le truppe persiane guidate da Dario III furono sgominate in una serie di battaglie tra il 334 e il 331. Alessandro unì la Persia al suo impero e favorì l’integrazione tra i due popoli. Egli stesso sposò prima Rossane, figlia di un satrapo della Sogdiana, e poi Statira, figlia di Dario III, e incoraggiò i matrimoni misti tra i suoi ufficiali; Alessandro aprì anche il suo esercito a elementi persiani.

Alla sua morte, il trono fu a lungo disputato tra i suoi generali, fino a che prevalse Seleuco I, fondatore della dinastia dei Seleucidi. La Persia rimase parte del vasto impero seleucide fino al II secolo a.C., quando cadde sotto l’influenza dei parti della dinastia degli Arsacidi.

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