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Risultati di Windows Live® Search Nono, Luigi (Venezia 1924-1990), compositore italiano. Tra gli esponenti più rappresentativi della scena musicale europea del dopoguerra, ha effettuato le sue sperimentazioni toccando i linguaggi e le tecniche delle avanguardie più radicali. Ha inoltre mantenuto costante l’impegno civile fondato su un’ideologia di stampo marxista sia nell’attività politica pubblica sia nella produzione musicale. Nono studiò al Conservatorio veneziano con Gian Francesco Malipiero, e in seguito con Herman Scherchen e con il quasi coetaneo Bruno Maderna; con quest’ultimo, nel 1954, fondò lo studio di Fonologia musicale della RAI a Milano, organismo che sarebbe diventato un importante punto di riferimento per lo sviluppo della musica elettronica in Italia. Molto presente anche nell’ambiente musicale tedesco (partecipò con seminari ai corsi estivi di Darmstadt nel 1959 e nel 1960), Nono si impose all’attenzione internazionale con la cantata dodecafonica Il canto sospeso (1956), su testi tratti dalle lettere di condannati a morte della Resistenza. Dopo la “grande trilogia corale” degli ultimi anni Cinquanta (di cui fanno parte, oltre al Canto sospeso, i Cori di Didone e La terra e la compagna), produsse un’opera di grande rilievo nell’ambito della musica elettronica: le registrazioni di materiale originale (voci e suoni elettronici) o raccolto in fonderia sono alla base della Fabbrica illuminata (1964), opera multimediale che denuncia lo sfruttamento capitalistico della classe operaia. La protesta politica è espressa anche nell’azione scenica Intolleranza 1960 (1961; rivista nel 1970), su testo di Angelo Maria Ripellino, dedicata al compositore austriaco Arnold Schönberg, del quale Nono aveva sposato la figlia, Nuria; in Al gran sole carico d’amore (1972-1975; rivista nel 1978), ispirato a un’opera del poeta francese Arthur Rimbaud; e anche in Siamo la gioventù del Vietnam (1973). Una maggiore attenzione ad aspetti più personali ed esistenziali, a discapito di quelli più propriamente politici, si rileva in una delle composizioni maggiori del suo ultimo periodo, l’opera, su testo di Massimo Cacciari, Prometeo: Tragedia dell’ascolto (1984).
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