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Libano

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Libano: bandiera e innoLibano: bandiera e inno
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7.3

L’inizio del dominio musulmano

Nei primi decenni del VII secolo gli arabi, convertitisi da poco all’Islam, conquistarono gran parte della Siria e il Libano venne integrato nel distretto militare arabo di Damasco. I conquistatori permisero alle popolazioni indigene cristiane ed ebraiche di conservare i loro culti religiosi, imponendo comunque tassazioni e leggi discriminatorie.

Il declino del califfato degli Omayyadi e degli Abbasidi e il sorgere di dinastie locali furono alla base di un turbolento periodo. Agli inizi dell’XI secolo i drusi, appartenenti a una fazione sciita estremista, si insediarono nella zona meridionale della regione, alternando alleanze e scontri con i maroniti. Nel 1099 le Crociate inaugurarono la dominazione cristiana, che si protrasse fino al XIII secolo; il Libano venne ripartito tra la contea di Tripoli e il regno latino di Gerusalemme. I crociati garantirono ai maroniti la libera espressione religiosa e culturale, permettendo loro di instaurare un legame con i correligionari d’Occidente. Il territorio passò quindi sotto il controllo degli Ayyubiti d’Egitto, ai quali seguirono i Mamelucchi.

7.4

La dominazione ottomana

Nel 1516 i turchi ottomani sottrassero ai mamelucchi l’intera costa orientale del Mediterraneo. Mentre le élite urbane costituirono il corpo della nuova amministrazione, i clan drusi dell’interno rimasero pressoché autonomi nei confronti del governo ottomano, la Sublime Porta. La regione visse tuttavia un forte processo di integrazione socio-economica tra drusi, maroniti e sciiti, e mentre la grande feudalità drusa prestò la sua struttura all’amministrazione dell’emirato, i maroniti ne costituirono il nerbo economico. La prima dinastia dell’emirato libanese fu quella drusa del clan Banu Maan. Sotto Fakhr ad-Din (1585-1635) l’emirato conobbe un notevole sviluppo economico e culturale, aprendosi anche all’influenza del rinascimento europeo e stabilendo stretti legami con il granducato di Toscana. Nel 1697 l’emirato passò sotto l’autorità di un clan sunnita, quello degli Shihab, che abbracciò il cristianesimo maronita agli inizi del XVIII secolo.

La politica condotta dall’emiro Bashir Shihab (1788-1840) provocò la prima crisi intercomunitaria della regione, ponendo le premesse per ulteriori conflitti. Bashir infatti limitò l’autonomia dei signori feudali drusi (e in particolare del clan Jumblatt) e nel 1831 sostenne il tentativo del vicerè d’Egitto Muhammad Alì di accaparrarsi la Siria. Le tasse imposte da Bachir per sostenere il suo impegno militare sollevarono il malcontento dei maroniti e degli sciiti dell’interno; della situazione approfittarono i drusi, che nel 1840, con il sostegno della Sublime Porta e delle potenze europee, deposero l’emiro.

7.5

Le premesse della partizione comunitaria

Tra il 1840 e il 1860 la catena del Libano fu scolvolta dallo scontro tra drusi e maroniti, che portò alla fine della simbiosi tra le comunità e dell’autonomia libanese. Gli ottomani stabilirono un controllo più diretto sulla provincia, ma il loro ruolo diminuì di fronte all’entrata in campo delle potenze europee e in particolare della Francia e della Gran Bretagna, la prima alleata dei cristiano-maroniti, la seconda dei drusi. Per la prima volta la regione fu divisa in due territori su base confessionale, con i maroniti concentrati a nord e i drusi a sud. Gli scontri proseguirono per più di vent’anni; nel 1864, un accordo tra le potenze europee e l’impero ottomano portò alla costituzione di un “Piccolo Libano” (nell’area del Monte Libano, presso Beirut), che venne affidato a un governatore cristiano e posto sotto la formale autorità ottomana e lo stretto controllo di consoli europei. Le parti meridionale e settentrionale della catena del Libano e la valle della Bekaa furono inglobate invece nella provincia siriana.

7.6

Il dominio francese

La storia del Libano moderno, nei suoi attuali confini, iniziò nel 1920, quando i francesi – che dopo la prima guerra mondiale amministravano il paese attraverso il mandato della Società delle Nazioni – riunirono le due principali entità geografiche e culturali nel cosiddetto “Grande Libano”. Il nuovo stato, accolto favorevolmente dai cristiani, non soddisfece la comunità sunnita, attratta dal progetto nazionalista arabo della “Grande Siria”. La questione avrebbe in seguito causato tensioni e instabilità, fino all’esplosione di gravi conflitti civili.

Nel 1926 venne introdotta una Costituzione parlamentare e proclamata la Repubblica del Libano, con la consacrazione di una divisione dei poteri su base confessionale: la guida dello stato ai maroniti, quella del governo ai sunniti, la presidenza del parlamento agli sciiti. Sotto il dominio francese, le città libanesi vissero un’intensa modernizzazione, oltre che una notevole espansione demografica dovuta soprattutto alla massiccia immigrazione di armeni e curdi in fuga dalle persecuzioni turche. Si affermò nel contempo il predominio maronita sulle altre comunità, mentre non si affievolirono le istanze indipendentiste. L’indipendenza, riconosciuta nel 1936 e proclamata nel 1941, diventò effettiva solo alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1946, quando le ultime truppe francesi lasciarono il paese.

7.7

L’indipendenza

L’esistenza del nuovo stato fu suggellata dalla firma del cosiddetto “accordo nazionale” del 1947, quando i maroniti rinunciarono alla protezione occidentale e i sunniti abbandonarono i progetti di integrazione a una più ampia entità arabo-musulmana. Tuttavia il patto marginalizzò le altre comunità (drusi, sciiti e gruppi cristiani minori). Diventato, sul piano formale, una moderna democrazia, il Libano continuò a essere segnato dalle profonde linee di demarcazione religiose e tribali e afflitto da una grave corruzione. I partiti politici, controllati dai clan, diventarono lo strumento per spartirsi le risorse del paese, mentre le rivalità opposero non solo le diverse comunità religiose e tribali, ma anche, all’interno di queste, le diverse famiglie, ognuna delle quali controllava una città o un pezzo di territorio. Tra i diversi gruppi, i più penalizzati furono gli sciiti e i palestinesi, questi ultimi affluiti in gran numero in Libano in seguito alla proclamazione dello stato d’Israele e allo scoppio della prima guerra arabo-israeliana (1948).

Sul piano internazionale, il Libano aderì nel 1949 alla Lega araba, conservando però stretti legami con l’Occidente.

Fino a tutti gli anni Cinquanta, il Libano fu afflitto da conflitti politici e comunitari, che si acuirono in seguito alla crisi di Suez nel 1956. L’anno successivo Camille Chamoun, eletto alla presidenza nel 1952, si schierò apertamente con l’Occidente e approvò la “dottrina Eisenhower” (finalizzata a contenere l’espansione dell’influenza sovietica nel Medio Oriente), ponendo fine alla politica di equilibrio stabilita dall’accordo nazionale del 1947; i sunniti, dal canto loro, guardarono con favore alla creazione della Repubblica araba unita tra la Siria e l’Egitto di Nasser.

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