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Libano

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Libano: bandiera e innoLibano: bandiera e inno
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7.11

La difficile normalizzazione

Le elezioni del 1992 per l’Assemblea nazionale (le prime dal 1972) vennero boicottate dalla gran parte dei maroniti e videro la vittoria dei partiti filosiriani, con la nomina a primo ministro del sunnita Rafiq al-Hariri. Alla presidenza della repubblica e a quella del Parlamento vennero nominati gli altri due protagonisti degli accordi di Ta’if: Elias Hrawi e Nabih Berri. Nel marzo 1993 il governo varò un piano per la ricostruzione del paese.

Nell’ottobre del 1995 l’Assemblea nazionale libanese approvò un emendamento alla Costituzione che prolungò il mandato presidenziale di Hrawi. Le elezioni legislative del settembre 1996 videro il rafforzamento del regime politico nato dagli accordi di Ta’if.

Nel sud del paese continuò lo scontro tra gli Hezbollah e Israele, che lanciò diverse offensive giungendo nell’aprile 1996, con l’“Operazione Furore”, alle porte di Beirut. Gli scontri coinvolsero pesantemente la popolazione civile, costretta ad abbandonare a decine di migliaia i villaggi; l’episodio più grave accadde ad aprile, quando l’esercito israeliano bombardò un campo-profughi delle Nazioni Unite a Cana, causando la morte di più di cento civili.

Nel 1998 l’elezione alla presidenza della repubblica di Imil Jamil Lahoud, già comandante dell’esercito, e l’ascesa alla guida del governo, al posto di Hariri, di Salim Ahmad al-Huss (un tecnocrate non legato alle tradizionali fazioni politiche), pose fine alla gestione tripartita del potere e avviò una fase di profondo rimescolamento delle alleanze politiche. La nuova leadership riconfermò i rapporti con Damasco.

Nel maggio 2000, dopo vent’anni di occupazione, Israele ritirò le sue truppe dal Sud del paese. Travolte dalle milizie Hezbollah, le forze filoisraeliane dell’Esercito del Libano del Sud ripararono in parte in Israele, in parte si consegnarono alle autorità libanesi. Tra agosto e settembre si tennero le elezioni legislative, che, grazie al significativo sostegno dei drusi di Walid Jumblatt, videro il ritorno al potere di Rafiq al-Hariri. Dopo le elezioni, la comunità maronita, peraltro divisa, iniziò a richiedere con forza la completa applicazione degli accordi di Ta’if e il ritiro delle truppe siriane dal paese.

7.12

Nuove tensioni

Con il Syrian Accountability Act, nel dicembre 2003 gli Stati Uniti adottarono sanzioni contro la Siria, chiedendo a Damasco di ripristinare la completa indipendenza del Libano. Sotto le pressioni di Stati Uniti e Francia, il 2 settembre 2004 le Nazioni Unite votarono la risoluzione 1559, chiedendo il ritiro delle truppe siriane dal Libano. In ottobre l’ex ministro dell’economia, il deputato druso Marwan Hamadé, sfuggì a un attentato nel centro di Beirut. Nello stesso mese, in seguito a uno scontro con il presidente Lahoud (di cui la Siria voleva prorogare il mandato), Rafiq al-Hariri lasciò la guida del governo, che fu assunta da Omar Karamé.

Il 14 febbraio del 2005 l’ex premier Hariri cadde vittima di un devastante attentato insieme ad altre 17 persone. Nei giorni successivi, in un clima di forte tensione, centinaia di migliaia di persone scesero in piazza per chiedere il ritiro delle truppe della Siria, ritenuta responsabile dell’attentato. Il 28 febbraio Karamé lasciò la poltrona di primo ministro, mentre iniziò il ritiro delle truppe siriane. A sostegno di Karamé e della presenza siriana si schierarono invece gli Hezbollah, che animarono a loro volta imponenti manifestazioni di piazza.

Nelle elezioni di giugno si affermò una coalizione di partiti antisiriani guidata da Saad al-Hariri, figlio dell’ex premier assassinato a febbraio. Alla carica di primo ministro viene chiamato Fouad Siniora. Nello stesso mese caddero vittime di attentati il giornalista Samir Kasir e l’ex leader del Partito comunista George Hawi, entrambi noti per le loro posizioni antisiriane.

7.13

Sviluppi recenti

Nel luglio 2006, in seguito alla cattura di due soldati del suo esercito da parte delle milizie Hezbollah, Israele lancia una devastante offensiva contro il Libano, prendendo di mira, oltre che le postazioni degli Hezbollah, le infrastrutture civili del paese. Particolarmente colpiti dall’aviazione e dalla marina israeliani sono i quartieri sciiti di Beirut. In agosto l’esercito israeliano penetra nel Libano del Sud, incontrando la forte resistenza delle milizie Hezbollah. Lo scontro causa ingenti perdite militari e civili da entrambe le parti.

L’attacco israeliano provoca una reazione nazionalista nel Libano, dove si rafforza il peso politico degli Hezbollah. Grazie all’intervento della diplomazia internazionale, il 14 agosto viene proclamato un cessate il fuoco, cui segue il dispiegamento di una forza di interposizione delle Nazioni Unite in cui forte è il ruolo dell’Italia.

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