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Struttura articolo
Introduzione; La sede; Adesioni; Struttura; Finanziamenti; ONU e sicurezza internazionale; Cenni storici; ONU, commercio e sviluppo; Ruolo internazionale dell’ONU
Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale e la creazione dell’ONU, i rapporti tra le grandi potenze, in particolare tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, si deteriorarono e tra i paesi occidentali e quelli comunisti si sviluppò il conflitto politico e ideologico conosciuto con il nome di Guerra Fredda. Di fronte all’incompatibilità degli interessi degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, il ruolo dell’ONU subì una forte limitazione. La contrapposizione tra le due grandi superpotenze impedì la nascita di un atteggiamento comune di fronte alle crisi politiche e ai conflitti militari. Inoltre, il progetto di formazione di contingenti militari internazionali (che avrebbe dovuto attuarsi tramite la collaborazione degli stati membri) non ebbe esito, impedendo di fatto alle Nazioni Unite ogni possibilità di intervento autonomo. L’azione del Consiglio di sicurezza a volte riuscì, tra molte difficoltà e con un intenso lavoro diplomatico e politico, a comporre dei conflitti (è il caso del ritiro degli olandesi dall’Indonesia nel 1949 oppure della guerra dei Sei giorni nel 1967). A volte le contraddizioni tra le superpotenze esplosero fragorosamente, come nel caso degli avvenimenti che portarono alla guerra di Corea, quando l’Unione Sovietica abbandonò il Consiglio di sicurezza (per protestare contro l’assegnazione del seggio cinese a Taiwan) e l’ONU predispose l’invio nella Corea del Sud di un contingente militare che in realtà altro non era che un contingente statunitense e di alcuni paesi alleati, sotto il comando degli Stati Uniti.
L’amministrazione fiduciaria delle NU fu intesa come prosecuzione dei mandati della Società delle Nazioni e riguardò le colonie delle potenze dell’Asse. L’impegno a favorire l’autogoverno di tutti i popoli, sancito dall’articolo 73 della Carta delle NU, permise all’Assemblea generale di controllare sempre più da vicino le amministrazioni coloniali, che erano tenute a sottoporre delle relazioni sullo stato di cose nei territori non autonomi a un comitato creato già nel 1946. Il lavoro del Consiglio di amministrazione fiduciaria non rappresentò che una piccola parte dell’impegno delle NU nel processo di decolonizzazione. La diplomazia delle NU conseguì notevoli risultati politici e soprattutto riuscì a evitare che le lotte di liberazione nazionale e quelle per il potere sviluppatesi all’indomani dell’indipendenza degenerassero coinvolgendo intere regioni. La massiccia adesione alle NU dei paesi di nuova indipendenza portò nel 1960 alla Dichiarazione sul diritto all’indipendenza, che costituiva un’esplicita condanna del colonialismo, rivolta soprattutto contro gli ultimi regimi coloniali: quello portoghese, quello della minoranza bianca nella Rhodesia del Sud (odierno Zimbabwe), quello dell’apartheid in Sudafrica.
Dopo gli anni Cinquanta, il ruolo dell’ONU nel mantenimento della pace internazionale si rafforzò. L’ONU ebbe una parte importante nel processo di decolonizzazione, soprattutto nei paesi in cui la ritirata dei governi coloniali aveva lasciato il posto a violente lotte di potere. L’ONU sviluppò una strategia fondata su impegno diplomatico e intervento di forze sul campo, con un triplice scopo: separare le forze in campo, creare le condizioni per l’avvio di negoziati, prevenire l’estensione dei conflitti a intere regioni. Con questi intenti l’ONU si impegnò in operazioni di mantenimento della pace in Medio Oriente, a partire dal 1948, all’indomani della proclamazione dello stato di Israele e agli scontri tra questo e gli stati arabi; a Cipro dal 1964; in Africa (nel Congo dal 1960 al 1964, in Angola, nel Sahara Occidentale, in Namibia, nel Mozambico). Con i mutamenti avvenuti tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta (la caduta del muro di Berlino e la riunificazione delle due Germanie, il crollo del sistema sovietico), aumentò la possibilità dell’ONU di condurre interventi più rapidi, più efficaci e soprattutto più estesamente sostenuti. Negli anni Novanta l’ONU mise in atto una politica mirante a fornire, pur nella salvaguardia del principio di non ingerenza negli affari interni di uno stato, “aiuti umanitari” alle popolazioni civili coinvolte in conflitti. Questa strategia produsse una serie di interventi umanitari: in Iraq in favore dei curdi dopo la guerra del Golfo nel 1991; in Somalia nel 1993, nel vano tentativo di separare le fazioni in lotta all’indomani della caduta del regime di Siad Barre; in Cambogia, per una supervisione del processo elettorale dopo la guerra civile e il ritiro delle truppe vietnamite; nei Balcani, durante la guerra civile iugoslava. Con la fine della Guerra Fredda, il ruolo delle NU si è di certo esteso. Tuttavia molti paesi e molti studiosi di questioni internazionali avvertono l’esigenza di una ridefinizione delle funzioni delle NU, che corrono il rischio di appiattirsi sulle posizioni dell’unica superpotenza rimasta sulla scena internazionale, gli Stati Uniti. Questo rischio è stato particolarmente evidente nella conduzione della guerra del Golfo, nell’intervento in Somalia e in quello in Bosnia, dove gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo egemone, imponendo di fatto la loro linea politica e militare e il loro comando. La soluzione di questo problema non può tuttavia essere demandata alle NU, ma è legata allo sviluppo delle relazioni internazionali e al ruolo che vi prenderanno le altre potenze mondiali, in particolare l’Unione Europea, il Giappone e la Cina.
I mutamenti nella composizione dell’Assemblea generale, dovuti all’ingresso di molti paesi del Terzo Mondo, hanno determinato un crescente interesse delle NU verso i problemi dello sviluppo economico e sociale. L’appoggio delle NU ai paesi in via di sviluppo coinvolge più di tre quarti delle risorse dell’organizzazione; il Consiglio economico e sociale (ECOSOC) è un forum di coordinamento delle attività economiche e sociali delle NU, supportato da comitati di ricerca e di studio statistico, per l’attuazione dei programmi UNDP e UNICEF realizzati con il concorso di organi sussidiari come l’UNCTAD. Le istituzioni finanziarie come il FMI (Fondo monetario internazionale) e la BIRS (Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, nota anche come Banca mondiale) forniscono prestiti ai paesi membri e collaborano alla difesa delle valute nazionali con coperture temporanee di disavanzi della bilancia dei pagamenti.
Dopo il primo modesto programma di aiuti tecnici allo sviluppo del 1949, nel 1952 nacque il SUNFED (Special United Nations Fund for Economic Development, Fondo speciale delle NU per lo sviluppo economico) per fornire contributi a basso interesse in alternativa ai prestiti della Banca mondiale; esso fu affossato dal disinteresse dei paesi industrializzati e, per far fronte ai bisogni finanziari dei paesi in via di sviluppo, nel 1960 venne creata l’IDA (International Development Association, Associazione per lo sviluppo internazionale), affiliata alla Banca mondiale. Il mondo industrializzato ha sempre preferito veicolare gli aiuti finanziari attraverso la Banca mondiale, dove ogni paese vota a seconda del suo contributo finanziario, piuttosto che entro le NU, dove qualsiasi stato membro dispone di un solo voto. Il contenzioso tra Terzo Mondo e paesi industrializzati verte proprio sul peso che questi ultimi danno al FMI e alla Banca mondiale, a cui si contrappone la preferenza per le NU da parte degli altri. Nel 1966 il SUNFED e altri programmi furono riuniti nell’UNDP (United Nations Development Program; Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo), che costituisce una sintesi di appoggio operativo, finanziario e organizzativo.
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