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Trascendentale

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Immanuel KantImmanuel Kant

Trascendentale Nel linguaggio della filosofia scolastica medievale, il termine 'trascendentale' venne utilizzato per indicare le specificazioni della realtà che rappresentano la più ampia universalità pensabile e che si estendono, come tali, a ogni genere di essere. Gli scolastici enumerarono queste sei nozioni trascendentali: ens (essenza), unum (unità), bonum (bontà), verum (verità), res (sinonimo di ens) e aliquid (una cosa in rapporto alle altre).

In età moderna, Immanuel Kant fu il primo a operare una distinzione tecnica fra i termini 'trascendente' e 'trascendentale'. Kant definì trascendenti le entità (come Dio e l'anima) che si ritengono esistere oltre i limiti dell'esperienza umana, e perciò sono, come le 'cose in sé', inconoscibili; usò invece il termine 'trascendentale' per indicare le forme a priori della facoltà dell'intelletto, che rendono intelligibile l'esperienza. Su tali basi, Kant denominò 'filosofia trascendentale' lo studio delle fonti e dei limiti della conoscenza ottenuta mediante l'attività dell'intelletto. In seguito, i filosofi idealisti tedeschi che subirono l'influenza di Kant, soprattutto Johann Gottlieb Fichte e Friedrich Wilhelm Joseph Schelling, definirono 'trascendentali' i loro sistemi di pensiero, per sottolineare il primato del pensiero sull'essere.

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