Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Pagina 2 di 3
Struttura articolo
Introduzione; Religioni primitive; Le religioni; Le vie di liberazione; Studio comparato delle religioni
Le culture primitive non hanno elaborato una dottrina religiosa o un sistema di nozioni volto a definire la natura del numinoso: lo 'spirito' rimane una percezione piuttosto che un'idea e il suo linguaggio più appropriato non consiste di concetti, bensì di immagini. Così, in luogo della dottrina religiosa, si trova il mito, un complesso asistematico di narrazioni orali tramandate di generazione in generazione, che offrono una rappresentazione significativa dell'universo. Secondo le prime interpretazioni antropologiche del mito, come quella dell'antropologo britannico James George Frazer, gli dei e gli eroi mitologici personificano i corpi celesti, gli elementi o i cosiddetti 'spiriti dei raccolti': i miti sono spiegazioni ingenue delle vicende naturali. Dal canto suo, lo psichiatra Carl Gustav Jung sostenne che i miti si fondano su sogni e fantasie che conferiscono espressione concreta a processi psicologici inconsci. Secondo Jung, esiste un inconscio collettivo che possiede una struttura quasi analoga presso tutti i popoli; questa uniformità spiega le sorprendenti analogie mitologiche presenti in culture che non sono mai entrate in relazione tra loro. Questi processi inconsci modellano la crescita mentale e spirituale; l'immaginario mitico e la sua rappresentazione nel rito formano una sorta di sapienza che guida la vita. Così, ad esempio, la danza tribale per il sorgere del sole fa percepire ai membri della comunità che essi stanno svolgendo un ruolo significativo nella vita dell'intero universo. A sua volta, lo studioso singalese Ananda Coomaraswamy definì nei suoi studi sulle culture indiana e indonesiana i grandi temi mitici come parabole metastoriche, conoscenza intuitiva della natura e del destino umani, da sempre disponibile per quanti desiderano sinceramente sondarne la profondità.
Le religioni sono nate presso culture in cui si è affermata una marcata differenziazione tra mente umana e ambiente naturale, tra coscienza soggettiva e fatto oggettivo, tra spirito e materia. Questa differenziazione è propria delle civiltà agricole stanziali in cui la divisione del lavoro presuppone che gli individui svolgano compiti differenziati entro la comunità. Presso le culture dei cacciatori ogni membro maschio della comunità conosce tutte le tecniche necessarie alla sopravvivenza, ma nelle comunità agricole, in cui si richiede una maggiore cooperazione tra individui dotati di abilità e funzioni diverse, si rendono necessarie forme di comunicazione simboliche più precise e dunque convenzionali, specialmente a proposito di linguaggio e ruoli.
Un linguaggio diventa più flessibile con l'ampliarsi del suo vocabolario. Inoltre, la necessità di svolgere compiti distinti in una comunità richiede che gli individui si identifichino con un ruolo: molti nomi propri infatti designavano originariamente ruoli svolti nella società. È significativo che la parola latina persona anticamente indicasse le maschere che nella tragedia greco-romana avevano la funzione di distinguere i ruoli dei vari attori. Per le religioni è importante l'appartenenza alla comunità; nell'ebraismo e nel cristianesimo, ad esempio, l'idea di salvezza è inseparabile da quella di appartenenza a una comunità, ovvero a un corpo di credenti: nel primo caso, il popolo di Israele; nel secondo, la Chiesa e la comunione dei santi. La graduale presa di coscienza del fatto che l'ordine naturale rappresenta un modello dotato di senso è accompagnata dalla intenzione di scoprire l'architettura di questo modello, già interamente conosciuto da 'qualcuno', e attribuito quindi a un'intelligenza diversa dalla propria: più si apprezza la complessità del modello, più ci si stupisce per l'intelligenza a essa sottesa. Come dice il salmista: 'Stupenda per me la tua saggezza, troppo alta, e io non la comprendo' (Salmi 139:6).
La religione, in questo senso, è invariabilmente teistica e riguarda la fede in un Dio personale, vivente e spirituale, distinto dal mondo che egli ha creato. Esistono però varie forme di teismo: nell'Antico Testamento è presente sia l'enoteismo (la convinzione che la comunità deve essere fedele a un solo Dio) sia il monoteismo (la convinzione che questo Dio sia il solo Dio). Altre forme di credenza religiosa sono il politeismo, la credenza in numerosi dei; il panteismo, che afferma l'identità tra Dio e l'intero universo (benché storicamente questa sia più un'idea filosofica che una credenza religiosa); il panenteismo, la credenza che ogni creatura sia una manifestazione di Dio. La religione è pertanto una fede comune e la conformità a un modello identificato dal pensiero come il frutto di un'intelligenza che ne è la causa. La comunità si lega a questo modello come a una regola di vita compendiata in tre elementi: credo, codice e culto. Il credo è la fede nel modello rivelato dall'intelligenza divina che lo ha creato; il codice è il sistema di norme morali e sociali sancito dalla divinità. Il culto è il complesso di riti o atti simbolici con cui la comunità si pone in armonia con la divinità.
Nelle religioni la salvezza consiste nell'inserimento in una comunità sacra conforme alla volontà di Dio che consente di orientarsi entro le contraddizioni dell'esistenza. Nell'ultima fase della tradizione dell'ebraismo biblico e poi in quella cristiana, il concetto di salvezza cominciò a includere l'idea di sopravvivenza dopo la morte, concepita come stato di intima e definitiva unione con Dio. Le tradizioni religiose che si ispirano alla Bibbia ritengono che l'uomo non possa soddisfare con le sue sole forze le condizioni di salvezza. L'ebraismo, il cristianesimo e l'Islam ritengono che le proprie dottrine si fondino su una rivelazione divina e includono la nozione di peccato, che rende la salvezza impossibile senza l'aiuto di Dio. Queste tre religioni insegnano che Dio è soprattutto misericordioso e desidera la salvezza di tutta l'umanità; a chi si pente Dio offre generosamente la sua grazia. Per il cristianesimo l'unico mediatore è Gesù di Nazareth, incarnazione di Dio che tanto ama il mondo da caricarsi delle sofferenze umane per trasformarlo dall'interno. Ebraismo, cristianesimo e Islam manifestano poi una dimensione universalistica nella loro tensione ad aprire la salvezza a tutta l'umanità.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |