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Kirghizistan

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Kirghizistan: bandiera e innoKirghizistan: bandiera e inno
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7.3

La “rivoluzione dei tulipani”

Nell’ottobre del 2000 Akajev fu confermato alla presidenza con il 74,4% dei suffragi, in uno scrutinio non convalidato dagli osservatori internazionali. Dopo gli attentati che colpirono gli Stati Uniti l’11 settembre 2001, il Kirghizistan diventò uno dei più importanti punti di appoggio dell’attacco lanciato contro l’Afghanistan dalla coalizione internazionale a guida statunitense. In cambio di un consistente aiuto economico, gli Stati Uniti stabilirono infatti nell’aeroporto di Manas, nei pressi della capitale Biškek, una grossa base militare. Forte del ruolo del suo governo nella situazione creatasi nell’Asia centrale, Akajev tentò di rafforzare ulteriormente il suo potere e lanciò una nuova offensiva contro le opposizioni, facendone arrestare i principali leader. Nella primavera del 2002 la repressione di manifestazioni antigovernative causò la morte di diverse persone a Jalal-Abad. In seguito andò via via approfondendosi la frattura tra il governo centrale e il sud del paese.

Nel 2004 Akajev si riavvicinò a Mosca, consentendo la costruzione di una base militare russa nei dintorni di Biškek, a pochi chilometri di distanza da quella statunitense.

Nel febbraio 2005 si svolsero, in un clima di intimidazioni e brogli, le elezioni per il rinnovo del Parlamento. I risultati, che attribuirono la maggioranza ai partiti vicini ad Akajev, furono fermamente contestati dalle opposizioni, che chiesero le dimissioni del presidente. Criticato anche dalla comunità internazionale, Akajev tentò di conservare il potere ma, ai primi di aprile, fu infine costretto da una massiccia protesta popolare chiamata “rivoluzione dei tulipani” a lasciare la presidenza (alla quale fu chiamato Kurmanbek Bakiyev) e a rifugiarsi a Mosca.

7.4

Scontro politico e sociale

Nel luglio 2005, Kurmanbek Bakiyev venne confermato alla presidenza del paese con un’ampia maggioranza, grazie anche al voto delle opposizioni. Ad agosto, Felix Kulov, uno dei principali avversari di Akajev, scarcerato a marzo in seguito alla “rivoluzione dei tulipani”, fu chiamato alla guida del governo. Condizionato da un Parlamento e dallo stesso governo, entrambi dominati dai partiti legati al passato regime, Kulov non riuscì tuttavia a realizzare le attese riforme. Nell’estate 2006 una violenta protesta scosse la capitale e il sud del paese. A novembre, una nuova ondata di manifestazioni indusse Bakiyev ad avviare una riforma costituzionale, destinata tuttavia a deludere le aspettative delle opposizioni. Nel febbraio 2007 Kulov fu estromesso dalla sua carica e rimpiazzato da Azim Isabekov. A marzo questi venne a sua volta sostituito da Almaz Atabayev, che morì ad aprile, ucciso da una sconosciuta tossina.

7.5

Sviluppi recenti

Nell’ottobre 2007 la nuova Costituzione è approvata da un referendum contestato dalle opposizioni. A dicembre, in elezioni che gli osservatori dell’OSCE giudicano viziate da estese frodi, il partito Ak Zhol del presidente Bakiyev si aggiudica 71 dei 90 seggi del Parlamento. Grazie alla nuova legge elettorale, introdotta alla vigilia delle elezioni, il principale partito dell’opposizione Ata Meken (Patria) non ottiene alcun seggio pur piazzandosi al secondo posto.

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