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Gesù di Nazareth

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Piero della Francesca: Battesimo di CristoPiero della Francesca: Battesimo di Cristo
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Introduzione

Gesù di Nazareth Per il cristianesimo, l’incarnazione del Figlio di Dio, miracolosamente concepito dalla vergine Maria, moglie di Giuseppe, un falegname di Nazareth. La data della nascita di Gesù non può essere stabilita con precisione; in base ai dati dei Vangeli, essa può essere fissata tra l’8 e il 4 avanti l’era volgare. Il nome “Gesù” deriva dall’ebraico Yehoshuah (che significa “Jehovah è liberazione”). L’appellativo “Cristo”, derivato dal greco christós (“messia”), traduzione dell’ebraico mashiakh (“l’unto”), cioè persona consacrata (re, profeta o sacerdote), fu usato dai primi seguaci di Gesù, che lo ritenevano il liberatore, il messia promesso di Israele; in seguito esso divenne parte integrante del nome di Gesù per opera della Chiesa, che lo ritiene il Redentore dell’intera umanità.

Le principali fonti di informazione sulla vita di Gesù sono i Vangeli, scritti intorno alla seconda metà del I secolo. Contengono informazioni su Gesù anche le lettere di san Paolo e gli Atti degli Apostoli. Data la scarsità di altre fonti coeve e la natura teologica dei documenti biblici, alcuni studiosi del XIX secolo dubitarono dell’esistenza storica di Gesù, che però attualmente si ritiene reale in quanto accreditata sia da scrittori cristiani sia da storici ebrei e romani.

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La nascita e la giovinezza

I Vangeli di san Matteo e di san Luca, danno notizie sulla nascita e l’infanzia di Gesù, facendo risalire il suo albero genealogico ad Abramo e a Davide (Matteo 1:1-17; Luca 3:23-38). Le genealogie sono offerte come prova della messianicità di Gesù. Secondo Matteo (1:18-25) e Luca (1:1-2:20), Gesù nacque a Betlemme, dove Giuseppe e Maria si erano recati in seguito all’editto romano sul censimento della popolazione. Soltanto Matteo (2:13-23) descrive la fuga in Egitto per sottrarre il figlio al re giudeo Erode il Grande; soltanto Luca descrive l’osservanza di Giuseppe e Maria della legge ebraica che richiedeva la circoncisione e la presentazione del primogenito al tempio di Gerusalemme; Luca riferisce anche del loro viaggio successivo (2:41-51) con il giovane Gesù al tempio per la Pasqua ebraica. I Vangeli tacciono sulla vita di Gesù da quando aveva dodici anni fino a quando cominciò la sua missione pubblica, diciotto anni dopo.

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Inizio della missione pubblica

Tutti e tre i Vangeli sinottici (i primi tre, così chiamati perché presentano una comune visione generale della vita di Gesù) datano l’inizio della missione pubblica di Gesù, durata circa un anno, dall’arresto di Giovanni Battista, mentre il Vangelo di Giovanni la fa risalire alla scelta dei primi discepoli (1:40-51) e la fa durare quasi tre anni.

I Vangeli sinottici presentano un’unica versione della missione pubblica e degli avvenimenti immediatamente precedenti: tutti descrivono il battesimo di Gesù nel fiume Giordano, per mano di Giovanni Battista, e registrano il successivo ritiro di Gesù nel deserto; Matteo (4:3-9) e Luca (4:3-12) raccontano le tentazioni alle quali Gesù fu sottoposto, in quel periodo di preparazione rituale, da parte del diavolo, o Satana.

In seguito, Gesù tornò in Galilea, visitò la propria famiglia a Nazareth (Luca 4:16-30), dove i concittadini lo contestarono, poi passò a Cafarnao, dove cominciò a insegnare. All’epoca, secondo i sinottici, Gesù chiamo a sé i primi discepoli, “Simone detto Pietro e Andrea suo fratello” (Matteo 4:18) “Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello” (Matteo 4:21). Tra i suoi numerosi seguaci Gesù scelse per assisterlo dodici discepoli.

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I discepoli

Stabilitosi a Cafarnao, Gesù, accompagnato dai dodici discepoli, si spostava nelle città e nei villaggi vicini, proclamando l’avvento del regno di Dio, come i profeti ebraici, dispensando insegnamenti morali e conforto spirituale a tutti, specialmente ai più deboli. L’essenza di tali insegnamenti è presentata in Matteo (5:1-7:27) nel “Discorso della montagna”, che illustra le beatitudini (5:3-12) e contiene il Padre Nostro (6:9-13). L’attività missionaria di Gesù gli provocò l’ostilità dei farisei, timorosi che quegli insegnamenti minassero l’autorità della Torah (la Legge); altri invece temevano che la sua attività mal disponesse le autorità romane nei confronti di una restaurazione della monarchia in Israele.

Nonostante la crescente opposizione, la popolarità di Gesù aumentava, specialmente tra gli umili e gli oppressi. L’entusiasmo indusse i seguaci a tentare di “costringerlo a diventare re” (Giovanni 6:15), offerta rifiutata da Gesù, che si ritirò con i discepoli, attraverso il mare di Galilea (lago di Tiberiade), nuovamente a Cafarnao (Giovanni 6:15-21). Qui Gesù si proclamò “il pane della vita” (Giovanni 6:35) in un discorso che, per la sua durezza, gli alienò molti seguaci.

Gesù divise il suo tempo tra viaggi nelle città della Galilea e delle vicine regioni, periodi di istruzione dei discepoli e ritiri presso Gerusalemme. Secondo i sinottici, Gesù trascorse la maggior parte del tempo in Galilea, mentre Giovanni colloca la sua missione in Giudea, pur con numerose visite a Gerusalemme. I discorsi e i miracoli compiuti, soprattutto la resurrezione di Lazzaro a Betania (Giovanni 11:1-44), convinsero molti a credere in lui (Giovanni 11:45). Il momento più importante della sua missione pubblica fu quando, a Cesarea Filippi, Simon Pietro comprese che Gesù era il Cristo (Matteo 16:16; Marco 8:29; Luca 9:20), benché Gesù non lo avesse mai rivelato prima a Pietro o agli altri discepoli. Tale rivelazione, seguita dalla predizione della propria morte e resurrezione, le prescrizioni dettate ai suoi discepoli e la sua trasfigurazione divennero la fonte primaria per l’autorità e l’operato storico della Chiesa cristiana.

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