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Cetacei

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Sensi e intelligenza

L’emissione e la percezione uditiva dei suoni rappresentano per i cetacei ciò che la vista e l’olfatto sono per la maggior parte dei mammiferi terrestri. I cetacei producono almeno due tipi di suoni, probabilmente per mezzo dell’aria che entra ed esce dalle coane nasali: vocalizzazioni e schiocchi. Con le prime comunicano con i membri della propria specie, con i secondi si orientano in acqua attraverso un sistema di ecolocalizzazione, una sorta di sonar biologico simile a quello dei pipistrelli. Dirigendo i suoni verso un oggetto e raccogliendo le onde sonore che rimbalzano da esso, l’animale riceve informazioni dettagliate riguardo a dimensioni, densità e distanza dell’oggetto in questione. Questo sistema di percezione è ovviamente molto vantaggioso per un animale che debba orientarsi, navigare e catturare la preda nell’oscurità delle profondità marine. Anche la vista, tuttavia, è ben sviluppata: l’acuità visiva dell’orca sott’acqua è, ad esempio, pari a quella di un gatto sulla terraferma.

I cetacei sono i soli animali (insieme all’elefante) a possedere un cervello proporzionalmente più grande di quello dell’uomo. La relazione tra le dimensioni del cervello e l’intelligenza dei cetacei, tuttavia, non è ancora chiara. In cattività le balene e i delfini mostrano notevoli capacità di apprendimento e un senso ben sviluppato del gioco e della solidarietà reciproca; ma poiché è estremamente difficile osservare i cetacei nel loro ambiente naturale, si sa poco sulle loro interazioni sociali allo stato selvatico. Alcune specie conducono principalmente vita solitaria, mentre altre vivono in gruppi familiari o in branchi di centinaia di individui. Le orche manifestano un elevato livello di cooperazione durante la caccia, il che sta a testimoniare una buona capacità di comunicazione attiva. Nonostante sia stato scritto molto sull’esistenza di un 'linguaggio' dei cetacei e siano stati fatti numerosi tentativi di comunicazione fra i cetacei e l’uomo, i risultati delle ricerche in questo campo non sono ancora conclusivi.

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La caccia alle balene

Da secoli le balene vengono cacciate per ricavarne diversi prodotti: dalle carni, alimento consueto in alcuni paesi, come il Giappone; al grasso, ottenuto dallo spesso pannicolo sottocutaneo e fino all’Ottocento impiegato per l’illuminazione; allo spermaceti, sostanza cerosa presente nel capo di alcuni cetacei, preziosa per l’industria cosmetica; all’ambra grigia, concrezione solida che si forma nello stomaco o nell’intestino del capodoglio, anch’essa impiegata nella preparazione dei profumi; all’avorio presente nei denti degli odontoceti; e ancora, se dai fanoni dei misticeti si ottenevano in passato le stecche per i busti da signora, oggi dai tendini si ricavano corde per racchette da tennis.

La balena nera del Nord Atlantico (Eubalaena glacialis), di cui attualmente si calcola che sopravvivano solo 300-600 esemplari, è attualmente la specie più cacciata; seguono la balenottera rostrata (Balaenoptera acutorostrata), il capodoglio (Physeter catodon), la megattera (Megaptera novaeangliae).

La crescente pressione venatoria determinò nel 1946 l’istituzione della International Whaling Commission (IWC), commissione internazionale per la regolamentazione della caccia alle balene. Nel 1975, nel corso della Conferenza dell’ONU sull’Ambiente Umano, le richieste di cessazione della caccia avanzate da molti paesi furono disattese. Nel 1982 entrò in vigore una moratoria internazionale proposta dalla stessa IWC, che stabiliva per ciascuno dei 35 paesi firmatari e per ciascuna specie le quote annuali prelevabili; alcuni paesi – in particolare la Norvegia e il Giappone – non si adeguarono a quella normativa adducendo motivi di “caccia finalizzata alla ricerca scientifica”.

Nel luglio 2000, nel meeting annuale della IWC che si tenne ad Adelaide (Australia), fu bocciata la proposta avanzata da Nuova Zelanda e Australia di istituire nella zona meridionale del Pacifico un santuario per le balene, ovvero una zona interdetta alla caccia, che si sarebbe aggiunto a quelli già esistenti nell’Antartico e nell’Oceano Indiano. La risoluzione adottata al termine del convegno stabilì nuove norme di controllo e ispezione della caccia commerciale che rischiavano di minare l’esistenza stessa della commissione IWC e della moratoria stabilita nel 1982; tuttavia, la moratoria sembrò confermata dopo il convegno del maggio 2002 in Giappone. L’incontro si svolse tra accese polemiche e gravi accuse reciproche; il fronte degli stati a favore della conservazione, tra cui USA e Italia, fronteggiò i paesi tradizionalmente dediti alla caccia, Giappone e Norvegia in particolare, rifiutandone la proposta di elevare ulteriormente il numero degli individui cacciati in un anno da 500 ad almeno 600. La deroga alla moratoria di cui godono alcune popolazioni per le quali le balene sono la fonte principale di sostentamento (gli inuit del Canada e gli eschimesi della Lapponia), è stata impugnata più volte da alcuni stati per ottenere concessioni alla caccia, che viene presentata come necessaria per fini scientifici.

Nel luglio 2004 ha avuto luogo, per la prima volta in Italia, il 56° convegno della IWC, che si è tenuto a Sorrento e ha visto la partecipazione di 57 paesi: tra i nuovi aderenti, alcuni stati caraibici, africani e del Pacifico meridionale, che si sono dimostrati favorevoli alla caccia. Il fronte conservazionista ha sottolineato l’urgenza di sospendere ogni tipo di caccia alle balene, evidenziando come i cetacei siano minacciati anche dal crescente inquinamento e rimangano vittime della pesca intensiva destinata alle specie ittiche (fenomeno noto come “by catch”); ha richiamato il whale watching (l’osservazione delle balene) come interessante prospettiva turistica ecologicamente compatibile.

Ai lavori ha partecipato il Comitato per la Conservazione, nato nel 2003 in seno alla stessa IWC durante il meeting di Berlino; la discussione si è focalizzata sull’istituzione di aree interdette alla caccia (i cosiddetti “santuari”, tra i quali ne è stato proposto uno alle isole Pelagie, dove vive la balenottera comune oltre a una ricca fauna marina). Un dato significativo è stato il voto a favore del mantenimento per altri dieci anni del Santuario dell’Antartide, creato nel 1994 per proteggere la megattera, il capodoglio, la balenottera azzurra e la balena franca australe; invece, non ha ottenuto la maggioranza la proposta di ampliare il numero dei santuari. La Nuova Zelanda si è fatta promotrice di una risoluzione che fissa i criteri perché la caccia avvenga senza inutili sofferenze per l’animale, analoghi alle norme che regolano l’uccisione degli animali d’allevamento. Alcuni paesi, tra cui il Giappone, l’Islanda, la Svezia e la Danimarca, hanno redatto il Piano rivisto di gestione delle quote di caccia (Revised Management Scheme, RMS) che desta preoccupazione nel fronte conservazionista.

Classificazione scientifica: L’ordine dei cetacei, appartenente alla classe dei mammiferi, comprende il sottordine dei misticeti e quello degli odontoceti. Quest’ultimo comprende le famiglie dei fiseteridi (capodogli), dei monodontidi (beluga e narvali), dei focenidi (focene), dei delfinidi (delfini comuni, delfini maggiori, orche e globicefali), degli zifidi e dei platanistidi (delfini d’acqua dolce).

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