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São Tomé e Príncipe

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São Tomé e Príncipe: bandiera e innoSão Tomé e Príncipe: bandiera e inno
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Economia

Il prodotto interno lordo di São Tomé e Príncipe era, nel 2005, di 71 milioni di dollari USA, equivalenti a 450,90 dollari USA pro capite. L’economia dell’arcipelago si basa sulla produzione e sull’esportazione di noci di cocco, banane, copra e olio di palma. Le piantagioni sono state nazionalizzate dopo che il paese ha ottenuto l’indipendenza, nel 1975, con il conseguente calo della produzione di caffè e cacao. Nel quadro di un programma di risanamento del settore, fu avviata a metà degli anni Ottanta la privatizzazione di molte piantagioni, oggi destinate principalmente alla coltivazione di cacao, noci di cocco e manioca. La pesca rappresenta una risorsa importante e sfrutta il passaggio di banchi di tonni al largo delle isole, mentre il settore manifatturiero è limitato alla lavorazione dei prodotti agricoli. L’unità monetaria del paese è la dobra.

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Ordinamento dello stato

Già colonia portoghese, il paese è diventato indipendente il 12 luglio 1975. In base alla Costituzione del 1990, che ha introdotto il multipartitismo, il capo dello stato è eletto a suffragio universale ogni cinque anni; il presidente è coadiuvato nell’esercizio del potere esecutivo da un primo ministro e dal consiglio dei ministri. Il potere legislativo è affidato a un’Assemblea nazionale di 55 membri, eletti ogni quattro anni a suffragio universale. Al vertice del settore giudiziario è la Corte suprema, i cui membri sono nominati dall’Assemblea nazionale. Non è in vigore la pena di morte.

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Storia

Le isole erano probabilmente disabitate quando furono esplorate dai navigatori portoghesi intorno al 1470. Dal 1485 i portoghesi vi portarono pregiudicati ed ebrei condannati dall’Inquisizione. Per la sua posizione strategica lungo le rotte tra l’Africa e l’America, l’arcipelago diventò un fiorente mercato di schiavi africani, che vennero anche impiegati localmente per sviluppare la coltura della canna da zucchero. Teatro di frequenti rivolte e di violente rappresaglie, l’arcipelago vide decadere l’agricoltura fino agli inizi dell’Ottocento, quando diventò il principale produttore al mondo di cacao. L’abolizione della schiavitù comportò pochi miglioramenti per la manodopera agricola locale, che venne impiegata dai portoghesi per diversi decenni, in condizioni servili, anche nelle piantagioni continentali.

6.1

L’indipendenza

Sottoposto a un severo “regime d’indigenato” in cui neri e meticci erano privi di qualsiasi diritto ed esclusi dall’istruzione, l’arcipelago diventò nel 1951 provincia d’oltremare portoghese. Dopo il massacro di Batepa (1953), costato la vita a un centinaio di persone, si rafforzò nell’arcipelago il sentimento indipendentista. Nel 1960 nacque a Lisbona il Movimento di liberazione di São Tomé e Príncipe (MLSTP), di ispirazione marxista, che si alleò con le altre organizzazioni anticolonialiste operanti in Angola, Mozambico e Capo Verde.

In seguito alla caduta del regime fascista portoghese (1974; vedi Rivoluzione dei garofani), il paese ottenne l’indipendenza. L’MLSTP vi instaurò un regime a partito unico sotto la presidenza del suo leader Manuel Pinto da Costa, che nazionalizzò le proprietà straniere e stabilì un’alleanza con l’Angola e Cuba. Negli anni Settanta nacquero nel paese alcune organizzazioni di opposizione, anche armata, al regime, che nel successivo decennio avviò un processo di liberalizzazione economica e politica culminato nel 1990 nell’introduzione del multipartitismo.

6.2

Instabilità

Nel 1991, nelle prime elezioni libere, venne eletto alla presidenza del paese Miguel Trovoada, ex alleato di Pinto da Costa all’interno dell’MLSTP, che avviò nel paese severe riforme economiche. Rieletto alla presidenza nel 1996 ma privo di una maggioranza nel Parlamento, Trovoada andò incontro a ripetute crisi istituzionali, subendo nel 1975 un colpo di stato dell’esercito, prontamente rientrato.

Contraddistinto da forti tensioni fu anche il mandato presidenziale di Fradique de Menezes, a sua volta rovesciato nel 2003 da un colpo di stato militare, ma ristabilito in carica grazie all’intervento della comunità internazionale.

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