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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
La rete stradale si estende per 43.197 km, di cui solo il 15% è asfaltato; l’autostrada Panamericana attraversa il paese da nord a sud. Il sistema ferroviario trasporta merci e passeggeri per oltre 965 km. È diffuso anche il trasporto su acqua; i porti principali hanno sede a Guayaquil, a La Libertad, Esmeraldas, Manta e Puerto Bolívar. Molti fiumi inoltre, tra cui il Guayas, il Daule e il Vinces, sono stati dragati e sono attualmente navigabili. Due sono gli aeroporti internazionali, in prossimità di Quito e di Guayaquil.
Già colonia della Spagna, da cui si rese indipendente nel 1822, l’Ecuador è una repubblica presidenziale; in base alla Costituzione del 1978 (ma attualmente un’Assemblea costituente è impegnata a redigere una nuova Costituzione), capo del governo è il presidente, eletto a suffragio universale ogni quattro anni (non è rieleggibile) e affiancato nell’esercizio del potere esecutivo da un gabinetto di ministri. Il presidente nomina i governatori provinciali ed è comandante in capo delle forze armate. Il potere legislativo spetta a un organo unicamerale denominato Congresso nazionale, composto da 100 membri che restano in carica quattro anni. Al vertice del sistema giudiziario vi è una Corte suprema. Non è in vigore la pena di morte. Le scena politica dell’Ecuador è caratterizzata da anni da una forte precarietà. Le elezioni presidenziali del 2006 hanno fornito un forte impulso al cambiamento e pesato sulle eccessive elezioni dell’Assemblea costituente, che ha il compito di redigere una nuova Costituzione. In quest’Assemblea, le principali forze politiche sono: l’Alianza PAIS (Alianza patria altiva i soberana, “Alleanza patria fiera e sovrana”), il Partido sociedad patriótica (Partito della società patriottica), il Partido renovador institucional de acción nacional (Partito rinnovatore istituzionale di azione nazionale), e il Partido social cristiano (Partito social-cristiano).
La regione è popolata almeno dal III millennio a.C., come testimoniano diversi ritrovamenti archeologici. Situata in una zona di incontro tra varie civiltà (nazca, chibcha, cara), all’inizio del XV secolo fu sede di una confederazione tra vari stati, il maggiore dei quali fu il regno di Quito. Verso la fine del secolo subì l’influenza degli inca, che costituirono in seguito il maggior ostacolo alla colonizzazione da parte degli spagnoli.
Gli spagnoli, guidati da Bartolomé Ruiz, raggiunsero Quito nel 1526, avviando la conquista nel 1532 con una spedizione capitanata da Francisco Pizarro. Questi in due anni prese il controllo della regione, affidandola al governo del fratello Gonzalo nel 1540. Dopo la morte di Francisco, Gonzalo fondò un governo indipendente dalla Spagna, che durò fino al 1548, anno in cui le forze della Corona sconfissero l’esercito ribelle e Gonzalo fu giustiziato. Unito come provincia al vicereame del Perù, Quito conobbe una parziale colonizzazione, limitata a una fascia di territorio ai piedi delle Ande, e nel 1717 venne annesso al vicereame di Nuova Granada. Nel 1809 si ebbe la prima rivolta indipendentista, ma fu solo nel 1822 che Antonio José de Sucre, luogotenente di Simón Bolívar, riuscì a prevalere sulle truppe spagnole nella battaglia di Pichincha; in quello stesso anno il paese entrò a far parte della Grande Colombia, una confederazione fondata da Bolívar, comprendente anche Venezuela, Panamá e Colombia.
Nel 1830 Quito si emancipò dalla confederazione, proclamandosi autonomo con il nome di “Ecuador”. Con la dittatura personale di Juan José Flores, protagonista della lotta antispagnola, si aprì un’epoca di grande instabilità, che vide susseguirsi fino al 1848 una sessantina di diversi governi presidenziali, militari o dittatoriali. Iniziarono in questo periodo a delinearsi le due forze, il Partito conservatore (espressione dell’oligarchia bianca) e il Partito liberale (radicato tra la borghesia creola), che avrebbero dominato la scena politica del paese. Nel 1861 fu eletto alla presidenza Gabriel García Moreno, che diede al suo regime un’impronta autoritaria, conservatrice e confessionale. Nel 1862 affidò alla Chiesa il settore dell’educazione e nel 1869 promulgò una nuova Costituzione che le opposizioni ribattezzarono “carta delle schiavitù”. García Moreno venne assassinato nel 1875.
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