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Introduzione; L’inizio della resistenza nazionalista; Il secondo Sinn Féin; La ripresa della lotta; I negoziati di pace; L’accordo di Stormont
Sinn Féin Partito nazionalista irlandese fondato da Arthur Griffith nel 1905 a Dublino. Fino al 1917 il Sinn Féin (dal gaelico, “noi da soli”) fu un’organizzazione pacifica, creata a scopo di propaganda, che intendeva promuovere la causa irlandese attraverso campagne di stampa, prospettando misure protezionistiche che permettessero lo sviluppo di un’industria locale, nonché l’introduzione di una duplice monarchia per Inghilterra e Irlanda sull’esempio di quanto fatto per Austria e Ungheria nel 1867 (vedi Impero austroungarico). Queste idee non ebbero seguito, ma nel 1916 l’insurrezione di Pasqua trasformò il Sinn Féin in un movimento repubblicano che, sebbene non avesse ufficialmente partecipato alla rivolta, vi fu associato.
Dopo l’esecuzione dei capi della sommossa, il Sinn Féin divenne il fulcro della protesta contro il dominio inglese in Irlanda (vedi Questione irlandese). Nel 1917 fuse in sé i due rami del movimento nazionalista, quello che agiva legalmente e l’ala militare: uno dei leader delle rivolte del 1916, Eamon De Valera, ne fu il primo capo riconosciuto. La già grande popolarità del movimento crebbe in seguito alla campagna anticoscrizione, organizzata nel 1917-18, contro la possibilità prospettata dal governo inglese di arruolare a forza gli irlandesi nell’esercito britannico impegnato nella prima guerra mondiale. Alle elezioni del 1918 il Sinn Féin ottenne 73 dei 105 seggi disponibili e l’anno seguente i suoi deputati si costituirono in Parlamento nazionale (Dáil Eireann) a Dublino; a esso i volontari armati dell’Esercito repubblicano irlandese (IRA, Irish Republican Army) giurarono fedeltà nel momento in cui diedero inizio alla guerra d’indipendenza aprendo gli scontri con le forze britanniche stanziate nell’isola. Il trattato del 1921 concluso con il governo di Londra, con cui l’Irlanda (a eccezione delle contee dell’Ulster) otteneva lo status di dominion nell’ambito del Commonwealth, divise il Sinn Féin tra quanti (guidati da Michael Collins) vedevano in quell’accordo l’inizio di una graduale acquisizione dell’indipendenza e le correnti radicali e separatiste, favorevoli alla “linea dura” di Eamon De Valera; dopo sei mesi, i contrasti interni degenerarono in guerra civile.
Usciti vittoriosi dalla lotta, i moderati favorevoli al trattato assunsero la guida delle istituzioni dello Stato libero d’Irlanda, organizzandosi nel nuovo partito Fine Gael, mentre De Valera e i suoi seguaci fondarono un nuovo Sinn Féin, dal quale sarebbero usciti nel 1926 per costituire il Fianna Fáil (“soldati del destino”). Da allora il Sinn Féin divenne un’organizzazione marginale sia in Irlanda sia nell’Ulster e svolse essenzialmente un ruolo di portavoce del movimento clandestino armato dell’IRA, che negli anni Cinquanta creò alcune basi al confine tra l’Irlanda e l’Ulster compiendo diverse azioni armate contro le forze britanniche.
Alla fine degli anni Sessanta, il movimento per i diritti civili nato in seno alla comunità cattolica offrì nuove opportunità al Sinn Féin, che al pari dell’IRA andò rafforzando la sua presenza e la sua organizzazione. La strategia repressiva britannica, che culminò nel 1972 nella strage della cosiddetta “Bloody Sunday” di Londonderry (in cui morirono, sotto il fuoco dei soldati britannici e delle milizie paramilitari lealiste, tredici manifestanti), diede ulteriore impulso all’azione del Sinn Féin, che si andò imponendo come la principale forza politica cattolica della provincia nordirlandese, sottraendo consensi al più moderato Partito socialdemocratico e laburista. Da allora, le ali più radicali del nazionalismo nordirlandese misero a punto una strategia d’azione rivolta a far leva tanto sulla lotta armata e sul terrorismo (significativi a riguardo furono gli attentati contro Lord Mountbatten nel 1979 e contro il primo ministro Margaret Thatcher nel 1984) quanto sull’azione politica legale e sulla partecipazione alle elezioni. Le misure straordinarie e soprattutto le detenzioni senza processo in severi carceri speciali esposero il governo di Londra a critiche interne e internazionali, favorendo la propaganda nazionalista. Nel 1981 il Sinn Féin sostenne la cosiddetta “dirty protest” dei militanti dell’IRA imprigionati nelle carceri speciali di Long Kash e Maze; la “protesta sporca” consistette nel rifiuto di uscire dalle celle e di nutrirsi, concludendosi con la morte di dieci persone. Nelle elezioni politiche che si tennero nell’aprile di quell’anno, Bobby Sands (che sarebbe morto il 5 maggio, dopo 66 giorni di sciopero della fame) venne eletto al Parlamento britannico nelle file del Sinn Féin, battendo clamorosamente il candidato unionista.
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