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Struttura articolo
Introduzione; Alfabeti semitici; Alfabeto arabo; Alfabeti greco e latino; Alfabeto cirillico; Alfabeti artificiali; Adattamenti dell’alfabeto
Nel IX secolo d.C. missionari greci provenienti da Costantinopoli convertirono gli slavi al cristianesimo e tradussero per loro alcuni libri della Bibbia. I santi Cirillo e Metodio, apostoli degli slavi meridionali, utilizzarono a questo scopo un alfabeto detto glagolitico. A san Cirillo è attribuita l’invenzione di un alfabeto imparentato con quello glagolitico, e che da lui fu detto “cirillico”. L’alfabeto cirillico, come quello romano, deriva dal greco, basandosi sulla scrittura onciale greca del IX secolo, cui furono aggiunti nuovi caratteri per suoni assenti in greco. In forme diverse l’alfabeto cirillico è attualmente usato per le lingue russa, ucraina, serba e bulgara, mentre altre lingue slave quali polacco, croato, ceco e slovacco sono scritte con alfabeti latini adattati.
Esistono anche alfabeti creati artificiosamente per popoli precedentemente privi di produzione scritta (come avvenne per l’alfabeto cirillico) o per culture che usavano alfabeti stranieri. Interessanti esempi sono l’armeno, inventato da san Mesrobio nel 405 e ancora in uso, e la scrittura mongolica hP’ags-pa (scritta dall’alto in basso), inventata in Cina nel XIII secolo.
Nell’adottare un tipo di scrittura, in ogni lingua si verificano aggiustamenti per rappresentare peculiarità fonetiche assenti o differenti nella lingua da cui l’alfabeto viene mutuato. Talvolta questi consistono in modifiche del segno, come per i caratteri å, ø delle lingue dell’Europa settentrionale, ß del tedesco, č o š delle lingue slave, ı del turco o ñ dello spagnolo. Non sempre, inoltre, a una medesima lettera corrisponde lo stesso suono in tutte le lingue; ad esempio, la lettera v dell’italiano “vela” in tedesco ha un suono f e in spagnolo ha un suono b. Inoltre, non tutte le lingue usano gli stessi caratteri e gli stessi segni diacritici. La ç, ad esempio, compare regolarmente solo in portoghese, francese e turco; nelle prime due lingue rappresenta il suono s di “suono”; in turco il suono c di “ciliegia”. Anche se gli alfabeti tendono a far corrispondere un simbolo a ogni suono, questo non sempre accade: ad esempio, la c italiana indica sia il suono duro di “casa”, sia il suono dolce di “città”, mentre la e indica tanto il suono aperto di “ècco”, quanto il suono chiuso di “ésso”. In molte lingue, inoltre (tipici esempi sono l’inglese e il francese), ci sono grandi divergenze tra la forma scritta e quella parlata, perché si mantengono grafie che riflettono antiche forme di pronuncia. Per questo motivo in molti paesi vengono avanzate proposte di riforme ortografiche. Vedi anche Rune, Stenografia e gli articoli sulle singole lettere.
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