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Averroè

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Andrea da Firenze: AverroèAndrea da Firenze: Averroè
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1

Introduzione

Averroè Nome latinizzato di Muhammad ibn Ahmad Muhammad ibn Rushd (Cordova 1126 - Marrakech 1198), filosofo, medico, giurista e teologo arabo. Studiò diritto, teologia, filosofia, matematica e medicina. Dopo essere stato giudice a Siviglia e Cordova per diversi anni, nel 1182 fu nominato primo medico alla corte del califfo almohade del Marocco e di Spagna Abu Yaqub Yusuf; bandito dalla corte in seguito alle accuse di eterodossia nel 1195, fu riabilitato poco prima della morte.

Averroè è celebre soprattutto per i commentari alle opere di Aristotele, i quali, tradotti in latino e in ebraico nel XIII secolo, esercitarono una cospicua influenza sia sulla filosofia scolastica cristiana, sia sui filosofi ebraici del Medioevo. L'intento complessivo di Averroè era di ristabilire l'autentico pensiero di Aristotele, liberandolo dalle letture di tipo neoplatonizzante che erano fino ad allora prevalse nella filosofia araba a partire da Avicenna. L'opera più importante di Averroè è Tahafut al Tahafut (La distruzione della distruzione), confutazione delle dottrine di Al-Ghazali. Averroè scrisse anche di medicina, astronomia, diritto e grammatica. In particolare fu autore di un'importante opera di carattere medico, conosciuta in Europa come Colligeto.

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La metafisica

Averroè sosteneva che le verità metafisiche, indagate dalla filosofia, sono espresse allegoricamente dalla religione e rese accessibili ai più dal Corano. Benché egli non avesse propriamente affermato l'esistenza di due tipi di verità, una filosofica e una religiosa, la sua posizione venne interpretata dai pensatori cristiani come una teoria della 'doppia verità'. In realtà Averroè intendeva rivendicare l'autonomia della filosofia e del suo oggetto, la natura, nei confronti della fede. Senza dubbio, peraltro, la sua filosofia si discostava da alcuni insegnamenti del Corano. Egli confutò infatti la concezione della creazione del mondo 'nel tempo': il mondo, egli sosteneva, è eterno come eterno è Dio, concepito aristotelicamente come 'primo motore', causa del movimento di tutte le sfere celesti e delle sostanze terrestri, che si trasformano incessantemente passando dalla potenza all'atto. Anche la materia è eterna: essa contiene in germe le forme di tutti gli esseri. Nel complesso Averroè insegnava una dottrina dell'ordine necessario e razionale del mondo, la cui garanzia era data da Dio.

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Il problema dell'intelletto

Commentando il trattato di Aristotele sull'anima, Averroè individuò una distinzione fra un 'intelletto agente' e un 'intelletto in potenza' (che egli chiamò 'intelletto materiale'): mentre il primo è la causa attiva delle conoscenze, il secondo è la capacità di ricevere passivamente le forme intelligibili (i concetti) dagli oggetti. Secondo Averroè sia l'intelletto agente sia l'intelletto materiale sono unici e sovraindividuali, in quanto separati dagli individui umani; l'intelletto materiale si congiunge accidentalmente con il singolo in occasione dell'atto di conoscenza, ma resta distinto da lui, costituendo una sorta di intelligenza della specie umana. Mentre solo questa intelligenza è immortale, le anime dei singoli individui sono mortali, diversamente da quanto insegnano sia la religione islamica sia il cristianesimo.

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