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Lingue africane Lingue indigene parlate nel continente africano. Attualmente ne sono classificate più di un migliaio. Le più diffuse, a parte l’arabo, parlato anche fuori dell’Africa, sono l’oromo, lo swahili e lo hausa, che annoverano più di 20 milioni di parlanti ciascuna; la maggior parte delle lingue, però, si caratterizza per lo scarso numero di locutori: solo una dozzina di idiomi conta più di un milione di parlanti. La straordinaria frammentarietà linguistica del continente africano e le profonde differenze tra lingue africane di famiglie diverse (anche se parlate nel medesimo luogo) hanno indirettamente favorito la diffusione di lingue franche che consentissero la comunicazione fra tribù con lingue diverse. Così, con la colonizzazione europea l’inglese e il francese furono adottati da moltissimi popoli e divennero talvolta lingue ufficiali nazionali; allo stesso modo si imposero lo swahili, utilizzato come lingua di contatto da quasi 30 milioni di persone in Africa occidentale, e lo hausa, in Africa orientale. Infine, sono numerosi i casi di pidgin e di lingue creole: tra i principali si ricordano il sango, nella Repubblica Centrafricana, e il krio, nella Sierra Leone.
Le difficoltà nello studio delle lingue africane sono accentuate, oltre che dallo loro complessa molteplicità e dalla solo recente conoscenza antropologica delle popolazioni del continente, dal fatto che, fatta eccezione per quelle del gruppo semitico, pochissime lingue hanno una produzione letteraria scritta, mentre la maggior parte ha una consolidata tradizione orale. Solo una metà delle lingue africane possiede un sistema di scrittura. Alcune lingue hanno come unico testo scritto traduzioni parziali della Bibbia. Tranne che per l’arabo e alcune lingue etiopiche, gli alfabeti di questi idiomi sono di solito adattamenti dell’alfabeto latino, introdotto dai missionari. Poche popolazioni, fra cui i vai della Liberia e i bamum del Camerun, hanno prodotto sistemi di scrittura sillabica. I primi a studiare le lingue africane furono i missionari europei e per alcune di esse le fonti missionarie sono ancora l’unico documento esistente. Una delle prime importanti opere sulle lingue africane è Polyglotta Africana, di Sigismund W. Koelle, missionario del XIX secolo, che contiene una lista di circa 300 parole ed espressioni in 156 lingue diverse, ottenute dall’indagine su un campione di schiavi liberati del protettorato britannico della Sierra Leone. Nel XX secolo furono rilevanti i contributi dei linguisti tedeschi Karl Meinhof e Diedrich Westermann, del sudafricano Clement Martyn Doke e dei britannici Ida Caroline Ward e Malcolm Guthrie; nel 1963 il linguista e antropologo statunitense Joseph Greenberg propose una revisione delle nozioni sino ad allora acquisite, sviluppando la classificazione tuttora vigente, che però è in via di aggiornamento, grazie al recente proliferare degli studi. Spesso la nascita di nuovi stati indipendenti ha riacceso l’interesse per le lingue indigene; tuttavia, la tendenza predominante nella pratica vede alcune di esse acquisire sempre maggiore importanza rispetto alle altre e molti parlanti di lingue minori tendono a utilizzare una delle lingue indigene maggiori accanto a una lingua europea. Ne consegue che molti idiomi, parlati da un numero sempre più ristretto di persone, sono oggi classificati “a rischio di estinzione”.
Secondo l’attuale classificazione linguistica, le lingue africane vengono suddivise in quattro grandi famiglie: afro-asiatica, nilo-sahariana, khoisanide e niger-kordofaniana. Le famiglie più antiche hanno circa 5000 anni. Pur nella grande diversificazione degli esiti, è possibile ancora rintracciare elementi di un’antichissima unitarietà. Tranne alcune eccezioni, le lingue africane sono lingue tonali: la differente intonazione di una singola sillaba, infatti, può individuare parole completamente diverse o differenti funzioni grammaticali di una parola, un prefisso o un suffisso.
Le lingue afro-asiatiche costituiscono il più importante gruppo linguistico dell’Africa settentrionale e sahariana. La famiglia si estende anche all’Asia sudoccidentale, dalla Penisola arabica alle coste mediterranee, e può a sua volta essere distinta nei seguenti ulteriori rami. Il ramo semitico comprende lingue parlate nella fascia settentrionale del continente africano, dalle coste atlantiche fino al Mar Rosso, e nel Medio Oriente, Penisola arabica compresa. Ha il maggior numero di parlanti e può vantare anche un’importante tradizione scritta. Le lingue più diffuse del gruppo sono: l’arabo (con oltre 200 milioni di parlanti), diffuso in Maghreb e nella Repubblica del Sudan; l’amarico (con oltre 20 milioni di parlanti), lingua ufficiale in Etiopia; l’ebraico (oltre 7 milioni di parlanti), lingua ufficiale in Israele; il tigrino (poco meno di 7 milioni di locutori, distribuiti in Eritrea, dove è lingua ufficiale, e nell’Etiopia settentrionale). Il ramo berbero comprende poco meno di una trentina di idiomi, parlati da circa 12 milioni di persone nelle regioni desertiche dell’Africa settentrionale e nordoccidentale. Tra le lingue berbere sono classificate il kabilo (che si parla nel nord dell’Algeria), il tarifiyt (parlato nel nord del Marocco), il tamašeq (la lingua dei tuareg), il tašölit (parlato nel sud del Marocco) e lo zenaga (parlato da una minoranza in Mauritania). Il ramo cuscitico (diffuso in Etiopia, Somalia, Kenya e sulla costa del Mar Rosso) comprende lingue importanti come l’oromo, il somalo e l’afar. Il ramo ciadico è comprende poco meno di 200 lingue parlate nel nord della Nigeria, del Niger, del Ciad, del Camerun e della Repubblica Centrafricana. La lingua più importante è lo hausa, lingua ufficiale in Nigeria e uno degli idiomi più diffusi dell’Africa subsahariana, particolarmente usata nelle scuole e nel commercio, anche in regioni più lontane, e di cui esistono molte pubblicazioni e una fiorente letteratura. Il ramo omotico comprende una trentina di lingue parlate in Etiopia, nell’area del fiume Omo. All’interno della famiglia afro-asiatica, infine, sono classificati anche l’antico egizio, ora estinto, e il copto, sua diretta derivazione.
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