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Introduzione; Struttura e funzioni del tempio; Templi egizi e mesopotamici; Templi greci; Templi romani; Templi indiani; Templi cinesi e giapponesi; Templi precolombiani
Tempio Edificio sacro dedicato a una o più divinità. Il termine deriva dal latino templum (“spazio delimitato”), e definisce sia uno spazio adibito alle cerimonie religiose, sia la dimora della divinità, sia, infine, il luogo sacro in cui è possibile comunicare con il divino. Il termine “tempio”, dunque, in senso lato può indicare anche la moschea, la sinagoga, la chiesa e qualsiasi edificio deputato ad accogliere pratiche o attività religiose. L’origine del tempio risiede nell’esigenza di trovare modalità concrete entro cui inquadrare il rapporto degli uomini con le forze naturali e soprannaturali; dovevano dunque essere edifici e luoghi che ispirassero rispetto e devozione. I templi erano generalmente edificati tenendo conto della topografia e dei fenomeni naturali della regione: spesso sorgevano in luoghi elevati, così da sottolineare simbolicamente la distanza tra i mortali e i celesti, e presentavano un orientamento preciso nei confronti della traiettoria del Sole, l’astro cui tutti i popoli hanno sempre attribuito un significato divino.
Un tempio può essere costituito da un semplice cumulo di pietre su un terrapieno, oppure da elaborati complessi architettonici comprendenti numerose costruzioni, il cui centro è sempre riservato a un edificio principale, il tempio propriamente detto. I grandi complessi sacri possono comprendere anche le abitazioni dei sacerdoti, infermerie, conventi, botteghe e ostelli; il tempio è talvolta preceduto da un ampio spazio destinato ai fuochi rituali, alle cerimonie collettive o all’osservazione di fenomeni naturali. La maggior parte dei templi tuttavia consta soprattutto di un santuario – solitamente l’ambiente più interno e remoto – che costituisce la dimora della divinità. La presenza del divino si concretizza nelle immagini dipinte o scolpite o nelle reliquie che vi si conservano; la sacralità del santuario è inoltre sottolineata dall’accessibilità protetta, attraverso porte, grate e colonnati. Altro elemento caratteristico è l’altare, sul quale si celebrano i riti o si presentano le offerte alla divinità e si accendono i fuochi cultuali. Gli altari dei templi greci e romani erano collocati all’esterno del tempio; lo spazio interno (cella) non era generalmente accessibile ai laici. Non di rado i templi si ergono all’interno di un recinto sacro; cancelli all’ingresso, spesso ornati e decorati, permettono di regolare il flusso dei fedeli e dei pellegrini. Nella maggior parte delle società il tempio principale e le sue dipendenze rappresentano gli edifici principali della città e, anche se piccoli e isolati, svolgono un ruolo importante nella vita delle comunità. Nelle epoche in cui era stretto il legame tra culto religioso e vita sociale, i templi ospitavano anche granai o riserve di cibo. Dal punto di vista architettonico, i templi possono essere suddivisi principalmente in due tipi: quelli a sviluppo verticale, con volumi gradatamente ridotti verso l’alto, come le piramidi o i templi a terrazze sovrapposte, e quelli a sviluppo orizzontale, comprendenti una successione di stanze, il santuario e colonnati esterni o altre elaborate soluzioni architettoniche. Il primo tipo tende all’elevazione verso il cielo, riflettendo un determinato simbolismo cosmologico, il secondo rappresenta la degna casa del dio.
Nell’antico Egitto i templi erano imponenti, costruiti con enormi blocchi di pietra e adorni di colonne. Spesso l’edificio originario veniva ampliato a più riprese da diversi sovrani e si arricchiva di altre costruzioni, come nel caso del tempio di Ammone a Karnak (XVI-XI secolo a.C.). Gli argini rocciosi del Nilo venivano spesso utilizzati come base per la costruzione di un tempio: così fu per l’imponente tempio mortuario di Hatshepsut a Deir el-Bahri (XV secolo a.C.). Una moltitudine di sculture, a tutto tondo e a rilievo, nonché di dipinti murali, racconta le vicende degli dei e la loro particolare relazione con i sovrani d’Egitto. Nel Medio Oriente i templi denominati ziggurat, costituiti da torri enormi con percorsi a gradoni che conducono alla sommità, furono la tipologia più diffusa per un lungo periodo. L’esempio meglio conservato è costituito dalla ziggurat di Nanna a Ur (XXI secolo a.C., rifatta nel VI secolo a.C.). Successivamente apparvero tumuli più piccoli, larghi e bassi, mentre negli ultimi secoli prima dell’era cristiana furono costruiti anche templi dotati di celle interne e colonnati.
I templi greci più antichi derivano la loro forma dal mégaron, la sala principale del palazzo miceneo. Nel VII secolo a.C. si definisce la struttura del tempio dorico (vedi Ordini architettonici greci), il cui nucleo è costituito da un ambiente rettangolare chiuso, la cella, accessibile da una sola porta. La cella, che accoglie l’immagine della divinità, è racchiusa da un colonnato, che corre lungo tutti i lati (tempio periptero), o, negli edifici più piccoli, solo anteriormente (tempio prostilo, amfiprostilo, in antis). L’edificio è coperto da un tetto a doppio spiovente e talvolta decorato con sculture sui frontoni e nelle metope. Gli esempi più famosi sono il tempio di Zeus a Olimpia, il Partenone ad Atene e i templi di Agrigento e Selinunte (VI-V secolo a.C.). L’architettura ionica diede vita a templi simili, con alcune differenze tuttavia nelle dimensioni e nelle decorazioni; gli esempi più antichi sono i grandi templi dipteri (con doppio colonnato) dell’Asia Minore, a Samo, Mileto, Efeso (VII-VI secolo a.C.). Il tempio greco, spesso costruito in posizione elevata, è inserito armoniosamente nell’ambiente naturale; questa forma architettonica, famosa per l’equilibrio delle proporzioni e la grazia delle forme, ha goduto di una immensa fortuna.
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