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Lingue afroasiatiche o Lingue camito-semitiche Principale famiglia linguistica dell’Africa settentrionale e sahariana, e del Medio Oriente. Un tempo era anche chiamata camito-semitica, ma questa è un’espressione fuorviante perché porta a ritenere che la famiglia sia divisa in due rami, idea ormai superata.
Gli studiosi non concordano sul luogo d’origine delle lingue afro-asiatiche: alcuni linguisti, tra cui Igor M. Diakonoff e Lionel Bender, propendono per l’Etiopia (dove ancora oggi si parlano molti idiomi di questa famiglia); altri studiosi ritengono che siano comparse nella zona del Mar Rosso e del deserto del Sahara; una piccola minoranza, infine, colloca l’area geografica di nascita nell’Oriente mediterraneo. La famiglia afro-asiatica, che conta oltre 200 milioni di parlanti, si divide in sei rami indipendenti: semitico, berbero, cuscitico, ciadico, omotico, egizio. Essi mostrano tali affinità di grammatica, morfologia, sistemi fonetici e lessico da far ipotizzare un’origine comune, anche se l’appartenenza alla famiglia di talune, o di tutte, le lingue ciadiche viene contestata da alcuni studiosi.
Le lingue semitiche sono, probabilmente, quelle di più antica formazione e hanno il maggior numero di locutori; sono anche le uniche parlate al di fuori dell’Africa. Gli idiomi più diffusi del gruppo sono l’arabo (che conta oltre 200 milioni di parlanti), l’amarico (oltre 20 milioni), l’ebraico (oltre 7 milioni) e il tigrino (poco meno di 7 milioni). Nel gruppo semitico sono classificate molte lingue oggi estinte, ma un tempo diffuse in aree significativamente ampie e che ebbero una ricca tradizione storica e letteraria. Intorno al III millennio, in area mediorientale, si formarono l’accadico, il moabita, l’amorreo e il fenicio. Al millennio successivo daterebbero invece l’aramaico e l’ebraico. Lingua semitica è anche il ge’ez, che è estinto come lingua parlata, ma che sopravvive come lingua liturgica della Chiesa etiope (vedi Chiese cattoliche orientali).
Le lingue berbere sono parlate nel Maghreb, un’area assai vasta che si estende dal Marocco all’Algeria, passando per Tunisia, Niger, Mali, Ciad e Burkina Faso; un dialetto berbero è parlato anche in Mauritania. Il numero di locutori è stimato intorno ai 20 milioni. Questo ramo comprende poco meno di una trentina di idiomi, molti dei quali minacciati dall’espansione dell’arabo e del francese. Le varietà maggiori, che sono le più diffuse e oggi comprendono anche una letteratura scritta, sono: kabilo (che si parla nella Cabilia, in Algeria settentrionale), tamašek (la lingua dei tuareg), tašelhit (parlato nel Marocco meridionale), tamazight (parlato nel Marocco centrale), tarifit (Marocco settentrionale), taawit (nell’Algeria settentrionale).
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