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Schleiermacher, Friedrich Ernst Daniel

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Schleiermacher, Friedrich Ernst Daniel (Breslavia, Slesia 1768 - Berlino 1834), filosofo tedesco, considerato il principale teologo protestante del XIX secolo. Figlio di un ecclesiastico riformato, studiò presso i Fratelli Moravi che lo iniziarono all'amore per i classici latini e greci e gli ispirarono una profonda adesione alla vita religiosa. Nel 1787 entrò all'Università di Halle, dove apprese la filosofia di Aristotele e di Immanuel Kant. Presi gli ordini nel 1794, fu predicatore riformato a Berlino, dove frequentò i romantici tedeschi, divenne amico di Friedrich Schlegel e cominciò a tradurre le opere di Platone.

Nei Discorsi sulla religione (1799) Schleiermacher si rivolse agli eruditi definendo la religione 'sentimento e intuizione dell'universo' e 'il senso dell'Infinito nel finito': indipendentemente dal dogma, egli riteneva che la religione fosse l'esperienza umana più profonda e universale, necessaria a tutte le culture, e, come già sant'Agostino, sosteneva l'inscindibilità della conoscenza dell'anima dalla conoscenza di Dio. La sua opera principale, La fede cristiana (1821-22), definiva la religione come il sentimento di dipendenza assoluta del singolo, quale entità finita, dall'Infinito, o Dio.

Schleiermacher è noto anche per aver inaugurato una tradizione da cui è nata l'ermeneutica contemporanea, un approccio interpretativo alla lettura della Bibbia che coinvolge i presupposti culturali, i pregiudizi e gli orizzonti di pensiero di chi interpreta, vanificando qualsiasi tentativo di lettura esaustiva o definitiva. Tra le altre sue opere ricordiamo: Monologhi (1800) e Lo studio della teologia; breve presentazione (1811).

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