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    Honoré de Balzac (Tours,  20 maggio   1799 –  Parigi,  17 agosto   1850) è stato uno scrittore francese, considerato fra i maggiori della prima metà del XIX secolo.

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Balzac, Honoré de

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Balzac: La Comédie humaineBalzac: La Comédie humaine
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Introduzione

Balzac, Honoré de (Tours 1799 - Parigi 1850), scrittore francese, tra i massimi esponenti del realismo e autore di un monumentale ciclo di romanzi e racconti che vanno sotto il titolo di La commedia umana (La Comédie humaine).

Di famiglia borghese, solo nel 1830 aggiunse il “de” al cognome. Per volontà del padre intraprese gli studi di giurisprudenza, ma non praticò mai la professione e si dedicò invece all’attività letteraria, che tuttavia gli fu, agli inizi, avara di soddisfazioni. Tentò la tragedia in versi (Cromwell) e il romanzo filosofico (Sténie) e, dopo l’insuccesso, scrisse tra il 1821 e il 1829, anche in collaborazione e sotto vari pseudonimi, testi narrativi di consumo, in parte orientati verso il romanzo gotico inglese, oltre che saggi e articoli di giornale.

Si diede contemporaneamente a rischiose avventure imprenditoriali – come accade a certi suoi personaggi – sempre destinate all’insuccesso, e nel 1828 una sfortunata speculazione in campo editoriale e tipografico lo portò sull’orlo del fallimento. Iniziò allora, a trent’anni, la vera carriera letteraria di Balzac con un romanzo storico ispirato allo stile di Walter Scott, firmato con il suo vero nome, Les Chouans (1829), cui fa sfondo la rivolta della Vandea. Nel 1829 uscì anche il saggio che gli diede notorietà, Fisiologia del matrimonio, ricco di notazioni psicologiche ma tagliato come critica di costume. Nei vent’anni seguenti Balzac scrisse ininterrottamente, arrivando a comporre un centinaio di romanzi oltre ad altre opere letterarie e a contributi giornalistici.

Nel 1830 pubblicò le sei novelle che compongono le Scene della vita privata (titolo poi riservato a uno dei cicli della Commedia umana). Nel 1831 La pelle di zigrino consacrò la sua fama di scrittore. Seguirono: Il colonnello Chabert (1832), storia di un reduce cui si nega il reinserimento nella società; Il curato di Tours (1832), sui maneggi della società di provincia per rovinare una persona onesta; Louis Lambert (1832), romanzo di taglio autobiografico; Il medico di campagna (1833), libro che lascia intendere come le vere iniziative sociali siano possibili solo a dimensione individuale; Eugénie Grandet (1833), uno dei vertici della narrativa di Balzac; La ricerca dell’assoluto (1834), bivalente presentazione delle ambizioni intellettuali; Papà Goriot (1835), un altro dei testi più grandi; Le sollazzevoli storie (1832-1837), un pastiche omaggio a Rabelais su temi narrativi e stilistici del Rinascimento.

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Il progetto della “Commedia umana”

Nel 1834 Balzac concepì l’idea di fondere tutta la sua produzione narrativa in un’unica opera, in cui venissero riproposti gli stessi personaggi in nuove vicende e i vari testi apparissero come parti autonome di un grande quadro storico-sociale, capace di dare l’“esatta rappresentazione dei costumi della società moderna”. Si trattava di un composito affresco della società francese dalla Rivoluzione del 1789 alla vigilia del 1848: La commedia umana.

Nella celebre prefazione del 1842 (il progetto subì modificazioni nel corso degli anni), l’autore chiarì la filosofia sottesa al suo lavoro, ispirata alle teorie dei naturalisti Jean-Baptiste de Lamarck ed Etienne Geoffroy Saint-Hilaire. Come l’ambiente e l’ereditarietà si erano rivelati fattori determinanti nell’evoluzione delle specie animali, così Balzac vedeva nelle pressioni sociali determinate dalla forza del denaro (capace di configurare nuovi potenti e nuovi valori) l’origine della differenziazione dei tipi umani, che egli si proponeva di classificare e descrivere.

Le lettere scritte alla nobildonna polacca Eveline Hanska, con la quale Balzac ebbe la relazione più importante della sua vita e che riuscì a sposare solo pochi mesi prima di morire, sono il documento più completo della vita e del lavoro letterario di Balzac, e ci forniscono preziose informazioni sulle intenzioni dell’autore circa la struttura della Commedia umana.

Secondo lo schema elaborato nel 1845, il ciclo doveva comprendere 150 testi narrativi (in gran parte romanzi) in 26 tomi divisi in tre filoni principali: Studi di costume (articolati in Scene di vita privata, Scene della vita di provincia, Scene di vita parigina, Scene di vita politica, Scene di vita militare e Scene di vita di campagna), Studi filosofici e Studi analitici. I romanzi dovevano raffigurare circa duemila personaggi, alcuni dei quali ricorrenti nelle varie vicende al fine di creare una rete di intrecci tra i singoli volumi. Il progetto fu compiuto per due terzi. Gli episodi più celebri, oltre ai già citati Papà Goriot, Eugénie Grandet e La ricerca dell’assoluto, sono La cugina Betta (1846), la trilogia di racconti Illusioni perdute (1837-1843) e Splendori e miserie delle cortigiane (1839-1847).

Balzac impose il romanzo come la forma narrativa più adatta per rappresentare la tragedia della storia e le tragedie della vita privata (alienazione e spreco delle energie morali e intellettuali) nonché il divenire e il destino della società moderna.

La portata collettiva dei fatti (ascesa della borghesia, abbandono delle campagne, disordinato sviluppo dei centri urbani tra progresso selvaggio e disumanizzazione della vita) e le energie individuali messe in campo, eroiche anche quando si dispiegano in una realtà quotidiana e perfino plebea, fanno del romanzo di Balzac un romanzo epico, con eroi appartenenti a tutti i ceti sociali, un mondo di forti che cercano di affermarsi impetuosamente entro una società in mutazione e resa perversa dalle feroci leggi del denaro, basata su valori che si rivelano falsi, alienanti e distruttivi. Una società anche dell’apparenza e dell’illusione, non dell’utopia: l’utopia ha spazio solo nella dimensione privata, nel silenzioso sacrificio o nella dedizione individuale (Il medico di campagna).

La forza e la verosimiglianza del quadro umano prodotto da Balzac fece dire a Friedrich Engels, che si riferiva al romanzo appena citato, di avere appreso più dal “reazionario” Balzac che da tutti gli economisti.

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