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Novalis

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Novalis: opereNovalis: opere

Novalis Pseudonimo di Friedrich Leopold von Hardenberg (Oberwiederstedt, Mansfeld 1772 - Weissenfels, Halle 1801), poeta tedesco. Figlio di un piccolo proprietario terriero ed educato in un clima di rigido pietismo, sviluppò presto interessi poetici e filosofici. Studiò legge a Jena, Lipsia e Wittenberg, dove conobbe Friedrich Schiller e Friedrich Schlegel. Funzionario dal 1796 nell'amministrazione delle saline sassoni, si dedicò anche alla geologia. Per la sua attività di poeta fu decisivo l'incontro nel 1798 a Weimar con Goethe; importante anche l'incontro con August Wilhelm Schlegel (fratello di Friedrich), con il filosofo Friedrich Schelling e con il poeta Ludwig Tieck, che dopo la morte di Novalis ne avrebbe alimentato il mito.

In pochissimo tempo Novalis produsse testi di grande intensità lirica, a cominciare dagli Inni alla notte (scritti nel 1797 e pubblicati nel 1800), commistione di versi e prosa ritmica dove il poeta esprime il dolore per la scomparsa della fidanzata Sophie von Kuhn, morta appena quindicenne, e reinterpreta la morte come rinascita mistica al cospetto di Dio. Seguirono le quattordici composizioni filosofico-religiose dei Canti spirituali (1799) e il saggio, anch'esso di taglio filosofico-religioso, Cristianità o Europa (1799), in cui l'autore auspica una fede unica (con un superamento della divisione tra cattolici e protestanti) in Occidente nello spirito universalistico del Medioevo. Intensi, per densità filosofica, sono i Frammenti (di cui una raccolta parziale era già apparsa nel 1798 con il titolo Polline), dichiarazione della concezione mistico-romantica, tra sogno e ansia di redenzione, di Novalis. Seguì un romanzo (incompiuto) carico di simbolismo mistico, I discepoli di Sais.

L'opera più significativa, quella che ha contribuito maggiormente alla costruzione del mito di Novalis, è un altro romanzo incompiuto, Heinrich von Ofterdingen, scritto negli anni 1798-1801 e pubblicato postumo nel 1802 da Tieck. L'opera, che porta il nome di un Minnesänger medievale, è un'autobiografia esemplare e insieme manifesto della poetica romantica, la quale si esprime nel 'fiore azzurro' (die blaue Blume), simbolo della poesia e del segreto dell'arte, oltre che del desiderio dell'eroe di trasformare il mondo in un universo di bellezza grazie al potere creativo dell'immaginazione.

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