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Età ellenistica

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La vita culturale dell’età ellenistica

La trasformazione dei cittadini in sudditi e la coesistenza di genti diverse determinarono anche importanti mutamenti nella coscienza della popolazione, che ebbero ripercussioni nella vita culturale. Si diffuse infatti da un lato un ripiegamento verso il 'privato', ovvia conseguenza della distanza che si era creata tra la gente comune e la gestione degli affari pubblici; dall’altro si attenuò la diffidenza nei confronti della diversità etnica e culturale, che promosse un senso di cosmopolitismo per cui l’individuo non si riconosceva più come 'cittadino' di una città, ma del mondo (kósmos).

3.1

Le dottrine filosofiche

Conseguenza del ripiegamento verso il 'privato' fu l’affermazione di scuole filosofiche che avessero al centro il raggiungimento della sapienza e della felicità individuale, piuttosto che la riflessione politica. Le maggiori dottrine filosofiche cosiddette ellenistiche furono lo stoicismo e l’epicureismo. La prima predicava la vita secondo natura (permeata questa, come del resto l’uomo, da una razionalità divina detta lógos) per giungere alla saggezza, e la philanthropía (cioè 'amore per l’umanità'), per poter vivere felicemente insieme con gli altri. La seconda scuola filosofica, invece, poneva la sapienza e la felicità nel raggiungimento dell’atarassía, cioè l’imperturbabilità, conseguita attraverso un sofferto e solitario percorso individuale. Non mancarono però soluzioni filosofiche eclettiche, che videro la mescolanza di queste dottrine con altre (scetticismo, accademismo, cinismo), dando luogo a posizioni di difficile definizione.

Se Atene restò la capitale della filosofia, sotto i Tolomei, che utilizzarono le loro ricchezze per richiamare a corte poeti, eruditi, artisti e scienziati da ogni parte del mondo ellenistico, Alessandria divenne il maggiore centro economico, culturale e religioso di tutta l’età ellenistica. Vennero incoraggiate le discipline scientifiche presso nuovi istituti di insegnamento come la famosa biblioteca, dove si studiava filosofia, grammatica, metrica, lessicografia e critica letteraria; qui operarono, tra l’altro, i migliori poeti dell’epoca, cioè Teocrito, Callimaco e Apollonio Rodio.

3.2

Le arti

L’arte figurativa subì un processo di trasformazione delle sue forme espressive. Il gusto imperante in età ellenistica nella scultura e nella pittura vascolare si sottrasse infatti ai canoni di armonia ed equilibrio che avevano caratterizzato l’arte greca di epoca classica. L’arte non rifiutava più la rappresentazione della disarmonia, del movimento, di una realtà, insomma, mutevole e spesso irrazionale; alcuni capolavori dell’arte ellenistica, come il gruppo statuario del Laocoonte, la Nike di Samotracia, o il fregio della Gigantomachia posto a ornamento dell’altare che Eumene II fece erigere a Pergamo, testimoniano concretamente questa tendenza.

3.3

Le scienze

Numerosi furono i progressi raggiunti in età ellenistica nelle scienze, anche se non sempre ne conseguirono adeguate applicazioni tecnologiche. Fu questa l’epoca dei matematici Euclide, Archimede, Apollonio Pergeo, Erone di Alessandria, dei geografi e astronomi Eratostene, Aristarco di Samo, Tolomeo, Ipparco di Nicea, delle scuole di medicina annesse ai santuari di Kos, Epidauro e Pergamo.

3.4

Le credenze religiose

La religione dell’età ellenistica fu caratterizzata da forme di sincretismo, in cui convissero divinità greche e divinità di origine orientale e che si tradussero, ad esempio, nell’identificazione della dea egiziana Iside con la divinità ellenica Demetra. La Bibbia venne tradotta in greco ad Alessandria: fu così che il Nuovo Testamento si diffuse in tutta la koinè mediterranea.

Con il declino delle monarchie ellenistiche nel II e I secolo a.C., si assistette all’espansione di Roma verso la Grecia e il Medio Oriente. In tal modo la cultura ellenistica – che costituì una componente fondamentale della civiltà romana – continuò a permeare per secoli le forme della cultura del mondo occidentale.

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