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Marte (astronomia)

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Le esplorazioni

La prima visione complessiva delle caratteristiche di Marte e dei suoi satelliti venne fornita dalle sei missioni effettuate tra il 1964 e il 1976 dalle sonde statunitensi Mariner. Le prime quattro si limitarono a transitare in vicinanza del pianeta e a raccogliere immagini ravvicinate della superficie (una di queste, in realtà, non portò a termine la missione); le ultime due, invece, erano state progettate per entrare per la prima volta in orbita intorno a Marte e per osservarlo in modo più sistematico (anche in questo caso, solo una delle due missioni fu portata a termine con successo).

Nel 1976 furono inviate su Marte le prime sonde di tipo lander, vale a dire capaci di posarsi sul suolo: Viking 1 e 2, che svolsero le prime indagini alla ricerca di tracce di vita sul pianeta. Seguirono, nel 1988, due missioni sovietiche volte all’esplorazione del satellite Phobos, entrambe fallite; soltanto una delle due, prima che si perdesse il contatto radio, riuscì a inviare a Terra alcuni dati e immagini.

Negli anni Novanta del XX secolo la NASA ha promosso un vasto programma di missioni alla ricerca di acqua e tracce di vita su Marte. Sono state inviate diverse sonde, sia del tipo orbiter che del tipo lander, progettate per raccogliere immagini, effettuare analisi chimiche e misurare parametri fisici. Alcune di esse sono andate perdute prima del compimento della missione (Mars Climate Observer, Mars Polar Lander); altre, invece, hanno funzionato correttamente; tra queste ultime si ricorda la missione di Mars Pathfinder, il piccolo lander approdato sul pianeta nel luglio 1997 con l’aiuto di un sistema di airbag e paracadute. La sonda riuscì come previsto a depositare sulla superficie di Marte il rover Sojourner, un robot capace di muoversi sul suolo e raccogliere immagini, effettuare analisi chimiche e incamerare dati sull’atmosfera e le rocce marziane. Entrambi i dispositivi funzionarono per un periodo ben superiore a quello richiesto dalla missione, e fornirono preziosi dati e immagini.

Dopo la conclusione, nel 2001, della missione Mars Global Surveyor, che ha fruttato la mappatura completa della superficie del pianeta, è seguita Mars Odyssey: entrata in orbita nell’ottobre del 2001, la sonda doveva svolgere osservazioni globali di carattere geologico e climatico; doveva rilevare l’eventuale presenza di acqua nel sottosuolo e studiare le condizioni elettromagnetiche del pianeta, in vista di future, più approfondite esplorazioni; nell’agosto 2004 la sonda ha concluso la propria missione primaria ed è entrata nel periodo di “missione estesa”. Altre missioni NASA sono state effettuate in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), tra cui Mars Express e Mars Exploration Rovers, partite nel 2003 – la seconda basata sull’uso di una coppia di sonde simili a Pathfinder, denominate Spirit e Opportunity. Nell’agosto 2007 è partita alla volta di Marte la sonda Phoenix, anch’essa destinata a studiare l’eventuale presenza di acqua e di ambienti adatti a forme di vita microbica; il suo arrivo sulla superficie del pianeta è previsto per il maggio 2008.

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Ricerca della vita

L’idea che su Marte sia potuta esistere qualche forma di vita risale a molto tempo fa. Nel 1877 l’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli annunciò di aver osservato sulla superficie del pianeta un complesso sistema di canali. L’astronomo statunitense Percival Lowell rese pubblica la scoperta parlando di canali artificiali e ipotizzando che queste strutture rappresentassero il tentativo effettuato da esseri intelligenti di irrigare un pianeta arido. Le osservazioni dalle sonde hanno smentito tali ipotesi e altre presunte prove di vita su Marte. Al momento, non esiste alcuna traccia di materiale organico sul pianeta. L’acqua si trova sotto forma di ghiaccio, solo ai poli o nel sottosuolo e, come vapore o come cristalli di ghiaccio, in piccole tracce nell’atmosfera. Inoltre quest’ultima è molto rarefatta, il che espone la superficie a una dose massiccia (letale per eventuali forme di vita) di radiazione ultravioletta e agli effetti chimici distruttivi di sostanze altamente ossidanti come il perossido di idrogeno.

A tutto questo si aggiungono i risultati degli ultimi studi condotti sul clima della trascorsa storia geologica del pianeta, effettuati dall’Università del Colorado. Tali studi escluderebbero che possano essersi mai instaurate condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo della vita: nella maggior parte della sua esistenza, infatti, Marte sarebbe stato perlopiù freddo e asciutto, e quindi inospitale anche per le forme biologiche più rudimentali.

L’ipotesi che il pianeta possa avere conosciuto la vita, in ogni caso, non è ancora del tutto esclusa. Grande clamore aveva sollevato la notizia divulgata dalla NASA nel 1996 secondo la quale, in un meteorite marziano trovato in Antartide, sarebbero state identificate presunte tracce di organismi simili a batteri. Una conferma definitiva a tutte queste ipotesi si potrà avere solo quando sarà possibile prelevare campioni del suolo marziano da analizzare accuratamente in laboratorio. Sono in corso numerosi studi per realizzare, nell’arco del XXI secolo, una missione verso Marte con equipaggio a bordo.

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