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Risultati di Windows Live® Search Menem, Carlos Saúl (Annullaco, La Rioja 1930), uomo politico argentino, presidente dell’Argentina (1989-2001). Figlio di immigrati siriani, si convertì in gioventù al cattolicesimo e, ancora studente, nel 1955 fondò la Gioventù peronista; l’anno dopo fu brevemente incarcerato per aver tentato di riportare al potere Juan Perón. In seguito divenne consigliere legale di un sindacato di ispirazione peronista e cominciò una rapida carriera all’interno del Partito giustizialista. Con il ritorno di Perón al governo dell’Argentina (1973), divenne governatore della provincia di La Rioja. Destituito in seguito al colpo di stato militare del 1976, Menem riassunse la carica di governatore della provincia di La Rioja dal 1983 al 1989, quando fu eletto alla presidenza del paese. Risoluto a ridare all’Argentina una stabilità politica ed economica, concesse un’amnistia ai responsabili delle gravi violazioni dei diritti umani compiute durante la dittatura militare e impose un severo programma d’ispirazione neoliberista, basato su un drastico taglio della spesa sociale e sull’attuazione di un ampio piano di privatizzazioni. Rafforzato il suo potere, ottenne una modifica della Costituzione che gli consentì di essere rieletto alla presidenza nel 1995. La popolarità di Menem cominciò a subire un forte calo subito dopo la sua rielezione, in seguito al riaffacciarsi della crisi economica, all’emergere di una diffusa corruzione degli apparati pubblici e al drammatico manifestarsi degli effetti della violenta riforma economica sulla popolazione argentina, ridotta per un terzo alla povertà. Persa la maggioranza nelle elezioni legislative del 1997, Menem tentò di conservare il potere, ma la sua richiesta di un’ulteriore modifica alla Costituzione, che gli avrebbe consentito di partecipare per una terza volta alla corsa per la presidenza, fu, dopo aspre polemiche, bocciata dalla Corte costituzionale argentina. Menem fu, con il presidente peruviano Alberto Fujimori, uno dei simboli del nuovo “caudillismo” che prese piede in America latina dopo il tramonto delle dittature militari. Nel giugno del 2001, coinvolto nelle indagini della magistratura argentina sul commercio illegale di armi, fu posto per diversi mesi agli arresti domiciliari, insieme con altri importanti esponenti dell’era menemista. Prosciolto dalle accuse, nel 2003 tentò di riconquistare la presidenza argentina; tuttavia, superato il primo turno, la certezza di una sonora sconfitta lo indusse a ritirare la sua candidatura. Accusato di frode dalla magistratura argentina nella primavera del 2004, Menem si autoesiliò in Cile, rientrando in patria solo agli inizi del 2005, in seguito alla cancellazione delle accuse. Nelle elezioni senatoriali dell’ottobre 2005 fu sconfitto nel suo stesso distretto, riuscendo tuttavia a ottenere un seggio in quanto primo tra i non eletti.
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