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Struttura articolo
Introduzione; Ordine dei libri; Uso; Ispirazione biblica; Bibbia e cultura dei popoli; L’Antico Testamento; La Legge e le raccolte di leggi; Scritti apocalittici; Lo sviluppo dell’Antico Testamento; Il canone; Testi e versioni antiche; Antico Testamento e storia; Tematiche teologiche dell’Antico Testamento; Il Nuovo Testamento; Manoscritti; La letteratura cristiana antica; Il canone del Nuovo Testamento; Versioni antiche; La letteratura del Nuovo Testamento; Forme letterarie; Nuovo Testamento e storia; Cenni sulla cronologia neotestamentaria; I racconti dell’infanzia; Gli apostoli e la Chiesa delle origini; Principali temi del Nuovo Testamento; Dio; Gesù; Lo Spirito Santo; Etica
Il materiale tradizionale rielaborato negli scritti del Nuovo Testamento si presenta in molteplici “forme” letterarie (vedi Critica biblica). Nei vangeli, all’interno della più ampia categoria dei “detti” troviamo: detti profetici (sulla vicinanza del Regno di Dio: Luca 12:32), detti sapienziali (che ricalcano i moduli espressivi della letteratura sapienziale giudaica, come i proverbi: Marco 6:4), precetti (Matteo 7:6; Marco 10:11), parabole, i cosiddetti detti-Io (nei quali Gesù esprime un’alta consapevolezza del ruolo svolto nell’annuncio della salvezza: Luca 12:49). All’interno del materiale narrativo riscontriamo: paradigmi (brevi narrazioni che servivano forse come esempi nella predicazione: Marco 2:1-12), dispute (Marco 11:27-33), racconti di miracoli, narrazioni storiche (Marco 6:17-29) e la narrazione della passione (presente come racconto unitario già nella tradizione evangelica). Anche le lettere manifestano la presenza di un patrimonio di tradizioni che si raccoglie in molteplici forme: nell’ampio materiale liturgico sono identificabili inni (Filippesi 2:6-11; Colossesi 1:15-20), confessioni (1Corinti 15:3-5), testi eucaristici (1Corinti 11:23-25). La forma della parenesi cristiana (cioè del discorso di esortazione, di ammonizione) è spesso recepita dall’ambiente giudaico ed ellenistico. Troviamo: cataloghi di virtù e vizi (diffusi prima nella filosofia popolare cinico-stoica e passati poi nel giudaismo: Romani 1:29.31), precetti per la famiglia (Efesini 5:22-6:9), cataloghi di doveri (1Timoteo 3:1-7). È possibile infine riscontrare in quelle brevi espressioni che possono essere definite “formule”: l’omologia (acclamazione e confessione della fede in Gesù: 1Corinti 8:6), la formula di fede (che esprime l’avvenimento salvifico passato: Romani 10:9) e la dossologia (brevi frasi di lode e di celebrazione di Dio originatesi nel contesto della liturgia cristiana: 2Corinti 1:3).
Come è stato ripetutamente osservato, il Nuovo Testamento non prescinde dalla realtà storica; i suoi documenti si concentrano anzi su una figura storica, Gesù di Nazareth, ed evidenziano i problemi e le difficoltà incontrate dai suoi discepoli nella predicazione del vangelo, sia all’interno del giudaismo sia in ambito ellenistico-romano.
Varie sono le difficoltà che si incontrano nella ricostruzione storica del periodo sulla base delle fonti del Nuovo Testamento. Innanzitutto, i documenti sono strutturati teologicamente e non cronologicamente. I Vangeli sono collocati all’inizio perché raccontano la storia di Gesù, ma vennero scritti tra il 70 e la fine del I secolo, circa 40 anni dopo la sua morte. Anche gli Atti degli Apostoli risalgono allo stesso periodo. Le lettere di Paolo sono invece anteriori (50-60) perché vennero scritte nel periodo in cui Paolo era impegnato nell’opera missionaria. I libri rimanenti, che possono risalire alla fine del I secolo o anche agli inizi del II, illustrano le condizioni della Chiesa nel periodo postapostolico. In generale, i libri non sembrano interessati alla storia come processo cronologico, e sono una raccolta di testi scritti da sostenitori della fede cristiana e conservati a scopo di culto, preghiera e insegnamento. Gli studiosi sono però arrivati a concordare una cronologia approssimativa: i principali punti di riferimento sono forniti da Luca e dagli Atti. Nel Vangelo di Luca si dichiara che Gesù cominciò la sua missione nel XV anno dell’impero di Tiberio (Luca 3:1) e cioè nel 28-29. Secondo tutti e quattro i Vangeli Gesù fu crocifisso quando Ponzio Pilato era governatore di Giudea (26-36). La missione di Gesù si protrasse dal 29 al 30, per chi sostiene che durò un anno, o dal 29 al 33, per chi sostiene che durò tre o quattro anni.
Si sa ben poco di Gesù prima della sua missione pubblica. Era di Nazareth di Galilea, benché sia Luca che Matteo sostengano che nacque a Betlemme di Giudea, patria ancestrale di re Davide. Solo i Vangeli di Luca e di Matteo contengono storie sulla nascita e l’infanzia di Cristo, e differiscono in molti dettagli.
Dopo la missione di Gesù descritta nei quattro Vangeli, l’iniziativa religiosa passò sotto la guida degli apostoli, tre dei quali vengono menzionati come coloro che proseguirono la missione: Giacomo, ucciso da Erode Agrippa I poco prima del 44, anno in cui lo stesso Erode morì; Giovanni, suo fratello, che pare abbia vissuto a lungo (Giovanni 21:20-24); Pietro, che oltre a essere annoverato tra i primi capi della Chiesa di Gerusalemme compì anche molti viaggi missionari e, secondo la tradizione, fu martirizzato a Roma sotto Nerone. Negli Atti degli Apostoli grande attenzione è dedicata a Paolo, un ebreo di Tarso che si convertì al cristianesimo vicino a Damasco, intorno al 33-35. Dopo quattordici anni, Paolo cominciò a scrivere le sue lettere e a viaggiare come missionario in Siria, Galazia, Asia Minore, Macedonia, Grecia. Sembra che sia morto a Roma durante le persecuzioni contro i cristiani volute da Nerone. I restanti libri del Nuovo Testamento forniscono scarse informazioni storiche e nessun elemento per una datazione precisa e sembrano presentare una situazione nella quale gli antichi entusiasmi e le aspettative di un ritorno finale di Cristo per porre fine alla storia sono assopiti e l’esigenza di conservare, proteggere e istituzionalizzare risulta evidente.
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