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Struttura articolo
Introduzione; Ordine dei libri; Uso; Ispirazione biblica; Bibbia e cultura dei popoli; L’Antico Testamento; La Legge e le raccolte di leggi; Scritti apocalittici; Lo sviluppo dell’Antico Testamento; Il canone; Testi e versioni antiche; Antico Testamento e storia; Tematiche teologiche dell’Antico Testamento; Il Nuovo Testamento; Manoscritti; La letteratura cristiana antica; Il canone del Nuovo Testamento; Versioni antiche; La letteratura del Nuovo Testamento; Forme letterarie; Nuovo Testamento e storia; Cenni sulla cronologia neotestamentaria; I racconti dell’infanzia; Gli apostoli e la Chiesa delle origini; Principali temi del Nuovo Testamento; Dio; Gesù; Lo Spirito Santo; Etica
La collezione dei libri cosiddetti storici comprende anche ulteriori opere, che appartengono a epoche e autori differenti. Va segnalata, per importanza ed estensione, l’opera storica del Cronista (che comprende 1-2 Cronache, Esdra e Neemia) e i due libri dei Maccabei.
È difficile datare o stabilire la paternità della poesia cultuale e sapienziale dell’Antico Testamento, soprattutto perché contiene scarsissime indicazioni storiche. Secondo la tradizione, l’autore dei Salmi sarebbe Davide, ma l’attribuzione si è fondata sulle glosse aggiunte in epoca successiva alla composizione. L’attribuzione dei proverbi a Salomone è da ricondurre alla tradizione della sua grande saggezza. La poesia sapienziale contiene alcuni materiali antichi, ma anche più recenti composizioni, quali l’Ecclesiaste e il Siracide.
Forse nessuno dei libri profetici è interamente attribuibile a chi con il suo nome gli dà il titolo; inoltre, in molti casi persino le parole originali del profeta furono riferite da altri: ne è un esempio la storia di Baruc, lo scriba discepolo di Geremia (Geremia 36 e Isaia 8:16), che riferì nel libro che porta il suo nome le parole del maestro.
La Bibbia ebraica e la versione cristiana dell’Antico Testamento furono canonizzate in epoche e luoghi differenti, ma lo sviluppo del canone cristiano ha sempre come riferimento la Scrittura ebraica.
La Bibbia ebraica divenne testo sacro in tre fasi, che corrispondono alle tre sezioni del canone ebraico: Legge, Profeti e Scritti. Esistono prove evidenti del fatto che la Torah (“Legge”) divenne testo sacro tra la fine dell’esilio babilonese (538 a.C.) e la separazione dei samaritani dal giudaismo, probabilmente intorno al 300 a.C. I samaritani infatti riconoscevano come propria Bibbia solo la Torah. La seconda fase coincide con la canonizzazione dei Nebiim (“Profeti”). Per quanto riguarda la raccolta rappresentata dai “profeti anteriori”, che sostanzialmente coincide con i materiali rielaborati dalla scuola deuteronomistica, è possibile indicare come data di chiusura il VI secolo a.C. mentre, per i “profeti posteriori”, la chiusura della raccolta è riconducibile al III secolo a.C., non molto prima del 200 a.C. Il contenuto della terza sezione, Ketubim (“Scritture”), rimase variabile fin dopo la caduta di Gerusalemme sotto l’impero romano, nel 70 d.C. Alla fine del I secolo d.C. le autorità religiose ebraiche le avevano conferito una veste definitiva.
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