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Struttura articolo
Introduzione; Ordine dei libri; Uso; Ispirazione biblica; Bibbia e cultura dei popoli; L’Antico Testamento; La Legge e le raccolte di leggi; Scritti apocalittici; Lo sviluppo dell’Antico Testamento; Il canone; Testi e versioni antiche; Antico Testamento e storia; Tematiche teologiche dell’Antico Testamento; Il Nuovo Testamento; Manoscritti; La letteratura cristiana antica; Il canone del Nuovo Testamento; Versioni antiche; La letteratura del Nuovo Testamento; Forme letterarie; Nuovo Testamento e storia; Cenni sulla cronologia neotestamentaria; I racconti dell’infanzia; Gli apostoli e la Chiesa delle origini; Principali temi del Nuovo Testamento; Dio; Gesù; Lo Spirito Santo; Etica
In ogni sua pagina, l’Antico Testamento richiama l’attenzione sulla realtà e l’importanza della storia. La storia di Israele si presenta organizzata in una serie di eventi o periodi cruciali: l’esodo (con le vicende che si protraggono dall’epoca dei patriarchi alla conquista di Canaan), la monarchia, l’esilio babilonese e il ritorno in Palestina con la restaurazione delle istituzioni religiose. In tutti questi eventi Israele espresse la consapevolezza di partecipare a una vicenda che riguardava il suo rapporto con Dio e i testi che compongono la Bibbia ne sono la più viva rappresentazione.
Gli autori biblici, così sensibili alla storia, non operarono però secondo gli attuali criteri di ricerca storica. Essi infatti ignorarono la distinzione “scientifica”, moderna e contemporanea, tra fatti e interpretazione. Proposero invece una lettura “impegnata” dei fatti, guidata da una precisa prospettiva teologica poco preoccupata di assecondare la nostra sensibilità critica e indirizzata a scopi molteplici e differenti. Non tutti i testi, naturalmente, si configurano allo stesso modo: sussistono notevoli differenze tra i racconti della Genesi e dell’Esodo e quelli del Deuteronomista o del Cronista. Tuttavia l’orizzonte di fondo rimane il medesimo: celebrare la misteriosa, libera e potente presenza di Jahvé nella storia di un popolo e dell’intera umanità. Lo storico che si avvicini oggi ai testi biblici, ma anche il credente, dovrà quindi situare racconti, testimonianze, vicende e personaggi nell’adeguato contesto di appartenenza, al di fuori del quale ogni operazione critica rischia di presentarsi astratta o pretestuosa. E, d’altro canto, nemmeno lo storico di oggi opera senza presupposti e precomprensioni (vedi Ermeneutica). Sotto il profilo storico bisognerà comunque ricordare che, a parte pochissime testimonianze extrabibliche, come la stele del faraone Merneptah (XIII secolo a.C.) o la stele di Mesha re di Moab (IX secolo), vere e proprie attestazioni storiche, presenti in fonti orientali antiche e riguardanti un popolo identificabile con quello di Israele, provengono tutte a partire dall’epoca monarchica. È ormai anche assodato che una vera e propria letteratura in Israele sorse solo in epoca monarchica e le antiche tradizioni, nelle quali Israele si riconobbe come popolo e che formarono la sua identità, furono fissate in raccolte scritte solo a partire da quest’epoca. Le narrazioni a carattere familiare e tribale che costituiscono i cicli dei Patriarchi nel libro della Genesi divennero la preistoria di Israele e solo con le storie ambientate in Egitto si presentò in forma collettiva la vicenda che intendeva legittimare un popolo e una monarchia.
Un’analisi attenta dei documenti biblici e un utilizzo ponderato delle prove archeologiche indicano come data dell’esodo dall’Egitto la seconda metà del XIII secolo a.C., ma non ne conosciamo il percorso. Non tutto Israele lo avrebbe compiuto, ma forse solo le tribù di Giuseppe e Beniamino. Il libro di Giosuè e quello dei Giudici (1-2) presentano due versioni diverse dell’ingresso di Israele in terra di Canaan. Nel primo (1-12) si parla di un’improvvisa conquista da parte degli israeliti sotto la guida di Giosuè, mentre il secondo (1-2) e altre tradizioni sostengono che alcune tribù penetrarono gradualmente nel paese e che trascorsero decenni, per non dire secoli, prima che Israele ne annettesse il territorio. Nei due secoli successivi al 1200 a.C. le singole tribù pervennero a una lunga e difficoltosa unificazione, sotto il nome di Israele.
La monarchia nacque nell’XI secolo a.C. per rispondere alla minaccia esterna rappresentata dai filistei, che occupavano cinque città sulla pianura costiera. Saul unì le tribù e istituì una monarchia, ma venne ucciso assieme al figlio Gionata durante una battaglia contro i filistei. Divenne allora re Davide, prima della zona meridionale del paese e poi dell’intera nazione; spettò a lui porre per sempre fine alla minaccia filistea e dar vita a un regno fiorente e stabile, benché non esente da conflitti interni in merito alla reggenza. Gli succedette il figlio Salomone, che si circondò di una corte simile a quella di altri monarchi orientali e costruì una reggia e il grande tempio di Gerusalemme.
Dopo la morte di Salomone, le tensioni centrifughe presenti nella compagine di Israele si scatenarono e, a riprova della precaria coesistenza di gruppi in origine distinti, le tribù settentrionali si ribellarono. I due regni di Israele, a nord, e di Giuda, a sud, non tornarono più uniti e spesso entrarono in conflitto. L’epoca delle due monarchie divise fu contrassegnata da minacce da parte di assiri, aramei e babilonesi. Israele, con capitale in Samaria, cadde sotto l’esercito assiro nel 722-721 a.C., la popolazione fu deportata e in sua vece si stabilirono stranieri. Giuda subì due umiliazioni per mano dei babilonesi: la resa di Gerusalemme nel 597 a.C. e la sua distruzione nel 587; in entrambe le occasioni, i prigionieri furono deportati a Babilonia. Il disastro dell’esilio venne preannunciato e interpretato dai profeti come punizione divina, ma l’esperienza indusse gli israeliti a meditare sull’elezione divina del loro popolo e a riconsiderare le antiche tradizioni.
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