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19

La letteratura del Nuovo Testamento

Da un punto di vista letterario, i documenti del Nuovo Testamento corrispondono a quattro generi: vangelo, atti, lettera e apocalisse. Dei quattro, solo il vangelo rappresenta un genere letterario nato nella comunità cristiana.

19.1

I Vangeli

Pur avendo talvolta le sembianze delle biografie degli eroi, umani e divini, del mondo greco-romano, il vangelo non è una biografia, ma intende presentarsi come testimonianza di fede. A differenza delle coeve biografie ellenistiche e delle raccolte di detti e storie della memorialistica antica, i vangeli mostrano poco interesse allo sviluppo del “personaggio” né si preoccupano di circostanziare puntualmente o di collegare precisamente i momenti della vita di Gesù.

La prospettiva evangelica appare quindi sostanzialmente poco “letteraria”, concentrandosi invece attorno all’obiettivo di suscitare e fortificare la fede in Gesù, il Cristo di Dio. Per quanto innegabili (e perfino comprensibili) appaiano le differenze tra i quattro vangeli e in particolare tra i Sinottici e Giovanni, comune appare il quadro di fondo narrativo: la vicenda di Gesù e la sua predicazione pubblica si svolgono tra il momento del suo battesimo a opera di Giovanni Battista e i giorni decisivi della sua passione e morte.

Il testo di Marco pone per primo il collegamento tra confessione di fede e narrazione dell’annuncio di salvezza (1:1 “Inizio del vangelo di Gesù Cristo Figlio di Dio”) e ciò consente di mettere in rilievo una dimensione peculiare del genere “evangelo”: l’annuncio di fede avviene nella forma di una narrazione storica. Questo significa che ciò che viene raccontato è pur sempre espressione della fede, a essa indissolubilmente legato.

Tuttavia, l’improbabile o estremamente difficile delineazione di una “vita di Gesù” in senso proprio (problema che tormentò la ricerca cristologica e storica dalla fine del XVIII agli inizi del XX secolo), non consente in alcun modo di trascurare il carattere storicamente situabile della fede in Gesù, esperienza collocata entro precise coordinate spazio-temporali. La parola evangelica risulta così estendersi oltre i confini determinati dalla sua epoca di provenienza, divenendo annuncio eterno di Cristo alle comunità cristiane di ieri e di oggi.

19.2

Atti

Anche nel caso degli Atti degli Apostoli i parallelismi con la letteratura ellenistica a essi contemporanea si rivelano solo di superficie. Benché possano essere a prima vista avvicinati agli esempi costituiti dai praxeis (“atti di personaggi importanti”; res gestae) dell’epoca e per questo forse successivamente denominati “acta apostolorum”, il testo è in realtà da mettere in continuità con la prima parte dell’opera di Luca, cioè il vangelo.

Il connubio Vangelo-Atti costituisce così un’unica opera della quale gli Atti rappresentano il momento di propulsione all’esterno, dopo la fase originaria palestinese. Protagonista delle vicende narrate da Luca non sono infatti né Pietro né Paolo, ma la Parola di Dio che si diffonde da Gerusalemme a Roma. Una volta raggiunto il cuore dell’impero romano gli Atti bruscamente si chiudono, non fornendo ragguagli ulteriori su alcun apostolo.

19.3

Lettere

Dei 27 scritti del Nuovo Testamento 21 sono lettere, 14 delle quali attribuite al solo Paolo. Esse risultano indirizzate a comunità o a personaggi con incarichi pastorali. Il formulario neotestamentario si rifà a quello ellenistico e presenta questo schema: nome del mittente, nome del destinatario, formula di saluto, ringraziamento a Dio, corpus della lettera con argomenti e temi trattati, saluti e benedizione finali.

19.4

Apocalisse

Lo scritto attribuito a Giovanni (vedi Apocalisse di Giovanni e Letteratura apocalittica), attraverso un ampio apparato allegorico e simbolico identifica nell’evento di Gesù e nella sua passione, morte e resurrezione il senso ultimo della storia. Egli diviene così l’Agnello il cui sangue ha redento l’umanità e che sconfiggerà definitivamente, nel “giorno” della sua definitiva venuta, il prevalere del male e del peccato.

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