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Introduzione; Le esplorazioni nell’antichità; L’epoca medievale; L’età moderna; Alpinismo; Esplorazioni scientifiche
Esplorazioni geografiche Locuzione che designa il processo di conoscenza diretta degli spazi terrestri attraverso il viaggio, attività che gli esseri umani hanno praticato sin dalle origini, consapevolmente, per risolvere il mistero dello spazio che li circondava. Gli uomini si sono valsi della straordinaria capacità di adattamento a tutte le condizioni ambientali, anche le più difficili, che si presentano in ogni parte del globo. Grazie a ciò l’umanità è divenuta la specie dominante e ha potuto occupare l’intero pianeta. Non tutte le società umane hanno posto l’esplorazione tra i loro obiettivi. Essa è stata prerogativa delle società più organizzate, più aperte al mondo esterno e alle altre società, più interessate agli scambi commerciali e alla conoscenza di realtà diverse, alla diffusione della loro cultura, della loro fede religiosa, delle loro conoscenze. Protagonisti delle esplorazioni, imprese spesso eroiche, furono infatti innanzitutto i commercianti, i missionari, gli studiosi e i capi militari. Tutti, in diverso modo e in diversa misura, hanno contribuito alla conoscenza del pianeta e alla realizzazione di quel gigantesco monumento che è il sapere geografico, espresso in primo luogo dalla cartografia.
Le prime esplorazioni risalgono all’epoca degli stessi insediamenti umani sulla Terra, in epoche preistoriche remote. Gli uomini di quei tempi occuparono i luoghi più ospitali del pianeta, coprendo enormi distanze in condizioni difficili. Dalle regioni dell’Africa orientale, probabilmente culla delle prime forme di insediamenti collettivi, flussi migratori si mossero lungo varie direttrici, stabilendosi, ad esempio, nelle fertili valli del Nilo e della Mesopotamia; da qui proseguirono verso nord, giungendo in Europa e persino in Siberia. La colonizzazione dell’America avvenne nel corso di successive glaciazioni, che consentirono le migrazioni attraverso il ponte di ghiaccio formatosi tra la Siberia e l’Alaska. Non c’è regione del pianeta adatta all’occupazione umana che non sia stata popolata, o semplicemente attraversata, fin dai primordi. I polinesiani navigarono fino alle più remote isole del Pacifico raggiungendo anche l’isola di Pasqua, che dista migliaia di chilometri dalla terra più vicina. Ciò che distingue gli esploratori tra loro è la testimonianza scritta delle loro scoperte. Essi sono stati spesso considerati come coloro che colmano i vuoti sulle carte geografiche, o più correttamente, i vuoti di conoscenza nelle proprie comunità di origine. Le mappe più semplici furono prodotte fin dai primordi dell’umanità, ma fu soltanto con il padre della geografia moderna, Tolomeo, che furono poste le basi della cartografia: a lui infatti si devono le convenzioni che permisero di rappresentare i caratteri di un corpo sferico su un foglio piano. I primi esploratori non lasciarono alcuna registrazione scritta delle loro scoperte e, per avere un’idea dei loro movimenti, siamo costretti ad affidarci ai ritrovamenti archeologici. I geroglifici egiziani danno però testimonianza di una spedizione avvenuta intorno al 3000 a.C. nella Terra di Punt (probabilmente la costa dell’Eritrea o della Somalia). I fenici (vedi Esplorazioni fenicie), e più tardi i greci (vedi Colonizzazione greca), esplorarono per ragioni commerciali il Mediterraneo a bordo delle loro imbarcazioni. Pitèa di Marsiglia, navigatore e geografo del IV secolo a.C., passò lo stretto di Gibilterra, effettuò la prima circumnavigazione delle Isole Britanniche e riuscì a raggiungere le Orcadi, l’Islanda e la Groenlandia.
Durante il Medioevo, nell’Occidente cristiano si riteneva che Gerusalemme fosse il centro dell’universo e le conoscenze degli antichi geografi furono pertanto messe al bando. Nonostante marinai e navigatori europei continuassero a spingersi anche al di fuori del Mediterraneo (vedi Esplorazioni vichinghe), furono i commercianti cinesi e arabi a dare i contributi più importanti dell’epoca all’attività esplorativa, mettendo in luce le loro raffinate arti cartografiche. Il grande viaggiatore veneziano del XIII secolo Marco Polo fece uso delle vie commerciali arabe e cinesi, sia terrestri che marine, per compiere l’affascinante e avventuroso viaggio che lo portò nei domini del grande imperatore mongolo Kublai Khan, mentre l’arabo Ibn Battuta, un secolo più tardi, ricorse ai sambuchi (barche a vela latina) dei commercianti arabi per visitare l’India e numerosi altri luoghi dell’oceano Indiano. Per dimostrare la potenza del suo impero il cinese Cheng Ho capitanò sette grandi spedizioni che, tra il 1405 e il 1434, lo portarono a visitare tutti i maggiori porti del mar della Cina e dell’oceano Indiano.
In Europa, la cosiddetta “era delle esplorazioni” viene fatta coincidere solitamente con il Rinascimento e con la riscoperta, da parte degli studiosi, dei trattati dei cartografi greci e latini. In questo periodo la civiltà europea entrò nella sua fase ascendente e sviluppò al massimo grado la sua forza espansiva e la sua velleità esplorativa.
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