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Sikh

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Tempio d’Oro, AmritsarTempio d’Oro, Amritsar
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1

Introduzione

Sikh Seguaci della religione fondata sul finire del XV secolo da Nanak, noto anche come Guru Nanak, nella regione storica del Punjab. I sikh (in punjabi, 'fedeli') sono oggi oltre 15 milioni, concentrati in massima parte in questa regione geografica divisa fra l'India e il Pakistan, teatro del secolare conflitto fra la tradizione dell'induismo e quella dell'Islam.

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Da Nanak al Khalsa

Il desiderio di conciliare induismo e Islam, che già in quell'epoca convivevano faticosamente fra continue tensioni, in questa come in altre terre del subcontinente indiano, ispirò l'opera di Nanak, mistico iniziato fin dalla giovinezza alle pratiche degli asceti indù e musulmani e particolarmente affascinato dalla predicazione di Khabir (1440-1518), fine poeta e figura di spicco in questo contesto di diffusa spiritualità. Nanak condivise l'ideale di religiosità interiore di Khabir, nemica di ogni formalismo e fedele a una concezione monoteistica, ma pronta a recepire, in una prospettiva universalistica, gli aspetti più puri di ogni altra tradizione religiosa.

Sottolineando il valore del monoteismo islamico senza dimenticare gli orientamenti fondamentali delle correnti devozionali dell'induismo, in particolare della bhakti, Nanak invitò i suoi discepoli a cogliere nell'unità dell'unico Dio la realizzazione dell'aspirazione tipicamente indiana alla ricerca di una realtà più profonda di quella dell'esperienza; una realtà che gli uomini, presi dal vortice delle loro azioni, non riescono a percepire nell'infinito scorrere del tempo e nel ciclo infinito delle rinascite (il samsara): Dio, pura essenza spirituale, può liberare da questo destino inesorabile (il karma) qualsiasi fedele che, senza distinzione confessionale o di casta e libero da atti formali di culto, conduca una vita di perfezione etica e di devozione interiore. La via regia è costituita dall'esempio del guru ('maestro'), capo della comunità e garante della sua indipendenza da ogni autorità. Con il passare degli anni i sikh acquisirono un'identità sempre più spiccata, ponendosi come una vera e propria setta organizzata secondo una struttura rigida, in un processo che avrebbe condotto a un progressivo allontanamento dall'ideale mistico e pacifista del fondatore, fino alla svolta decisamente militarista imposta al movimento dal decimo guru, Gobind Singh (1666-1708).

Sotto la sua guida, infatti, la comunità riconobbe espressamente l'attività bellica come suo fine precipuo, organizzandosi intorno a un nucleo di guerrieri scelti, una sorta di 'confraternita dei puri' detta Khalsa. I membri del Khalsa, assumendo l'appellativo di singh, 'leone', sancirono un mutuo vincolo di unità simboleggiato dall'uso comune di cinque segni distintivi, ovvero i capelli lunghi raccolti in un caratteristico turbante, il pettine, un braccialetto di ferro, i pantaloni al ginocchio e un piccolo pugnale conservato fra i capelli. Si entra a far parte del Khalsa, tuttora ambito privilegiato per la pratica della fede sikh, attraverso un significativo rito di iniziazione: professando solennemente la disponibilità a sacrificare la propria vita per gli ideali della fede, il guerriero è segnato con una sorta di 'battesimo dell'immortalità', attraverso una sostanza, detta amrt, 'ambrosia' o 'liquido di immortalità', che è ottenuta sciogliendo zucchero nell'acqua con un pugnale e che viene spruzzata, alla presenza di almeno cinque sikh di provata fedeltà, sui capelli e sul corpo del giovane adepto, per infondergli coraggio e propiziargli, con l'invulnerabilità in battaglia, anche l'immortalità.

Con Gobind Singh si interrompe la catena di successione dei guru, in seguito alla sua decisione di proclamare come guru per l'eternità il libro sacro, noto come Guru Granth Sahib, che raccoglie gli scritti di argomento sacro, redatti soprattutto in forma poetica – la sezione più antica, japji, risale allo stesso Nanak – dai dieci maestri supremi e codificati in una versione canonica dal quinto guru Arjun Dev (1563-1606). Arjun Dev diede pure avvio alla costruzione, ad Amritsar, di quello che diverrà il più sacro fra i luoghi di culto dei sikh, il sontuoso Tempio d'Oro di Harimandir, che sorge in mezzo a un lago e custodisce, nel suo angolo più suggestivo, il manoscritto originale del libro sacro venerato dai fedeli.

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L'epoca moderna

Il potente stato sikh costituito nel Punjab per opera di Ranjit Singh (1780-1839) dovette cedere di fronte alla pressione militare inglese, e l'intera regione entrò a far parte, nel 1849, dell'impero britannico. Se il raggiungimento dell'indipendenza rappresentava il fine comune per tutti i gruppi etnici e religiosi del subcontinente indiano, tale obiettivo non riuscì però a prevalere sulle ataviche divisioni, che furono paradossalmente esasperate in quest'epoca con il sorgere, tra indù, musulmani e sikh, di orientamenti rigoristici decisi a rivendicare, ognuno in antagonismo con gli altri, sia la libertà dall'invasore straniero sia il proprio diritto di predominio nel contesto politico futuro. Questo atteggiamento caratterizza il movimento noto come Singh Sabha, che riuscì a imporre alla maggioranza dei sikh, pure interessati a una riscoperta dell'ideale spirituale di Nanak, una versione estrema del militarismo, incentrata sull'esaltazione del Khalsa come unica espressione legittima della fede.

Con l'indipendenza dell'India nel 1947, la comunità sikh rimase dapprima coinvolta nelle drammatiche vicende che condussero alla separazione della popolazione indù da quella musulmana con la creazione dei due stati dell'India e del Pakistan: con l'insediamento della quasi totalità dei sikh in territorio indiano, emersero ben presto problemi di convivenza con la maggioranza indù; nel 1966, avvenne l'ulteriore separazione delle zone con predominanza di popolazione sikh, che andarono a costituire lo stato del Punjab propriamente detto, dai territori a prevalenza indù, incorporati negli stati confinanti dell'Haryana e dell'Himachal Pradesh. La situazione si fece ancora più critica all'inizio degli anni Ottanta, quando prevalsero fra i sikh i propositi separatisti di alcuni gruppi armati che diedero avvio a un'attività di guerriglia al fine di giungere alla secessione del Punjab dall'Unione indiana e alla creazione di uno stato sikh indipendente, con il nome di Khalistan.

Nel giugno del 1984, dopo violenti scontri con le forze governative, i ribelli cercarono scampo asserragliandosi nel Tempio d'Oro di Amritsar, subito cinto d'assedio dall'esercito indiano, fino all'assalto finale che si risolse, anche per la strenua resistenza dei sikh, in un massacro, con la morte di parecchie centinaia di semplici pellegrini caduti sotto i colpi dei militari assieme ai ribelli. Questi fatti condussero a una situazione di tensione incontrollabile che raggiunse il suo culmine il 31 ottobre 1984, quando Indira Gandhi, primo ministro indiano, fu assassinata da una delle sue guardie del corpo di fede sikh: la repressione scatenata dall'esercito e dalla polizia, spesso con metodi di indiscriminata 'caccia al sikh', ha contribuito a ingrossare le file degli indipendentisti e a far precipitare il Punjab in uno stato di violenza generalizzata, con un bilancio di parecchie decine di migliaia di morti negli ultimi anni.

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