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Sannazaro, Jacopo

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Sannazaro, Jacopo (Napoli 1456-1530), poeta e umanista italiano. Nel 1501 si colloca l'episodio centrale della sua vita: l'esilio volontario in Francia a fianco del suo signore, Federico III d'Aragona, in seguito all'occupazione francese di Napoli; tornò in patria nel 1505, alla morte di Federico, per trascorrere il resto dei suoi giorni nella villa di Mergellina donatagli dal sovrano. Questa data rappresenta una cesura anche nella sua produzione letteraria: al periodo anteriore al ritorno sono ascrivibili le opere in volgare, mentre nella sua seconda fase creativa Sannazzaro si espresse solo in latino.

Il suo capolavoro, l'Arcadia (prima redazione 1501, seconda redazione ampliata 1504), costituisce il primo esempio di romanzo pastorale, tipico prodotto della cultura di corte, nuovo genere di sapore classicheggiante ispirato in particolare a Virgilio. Quest'opera in parte autobiografica, nella quale l'autore interviene in prima persona nei panni del pastore Sincero (Actius Sincerus era il nome con cui Sannazzaro era stato accolto nell'Accademia Pontaniana), è costituita da brevi sezioni narrative in prosa collegate da passaggi in versi in forma dialogica o monologica. Sul tema portante, quello della fuga in un idillio bucolico, che mostra in realtà tutti i tratti dell'aristocratica società di corte, si innestano motivi minori e continui riferimenti alla vita politica e culturale partenopea. La fortuna europea dell'Arcadia fu eccezionale e l'opera fu presa a modello per oltre un secolo nella letteratura occidentale: ad esempio dal poeta inglese Philip Sidney, autore di un poema omonimo (1590), e dal letterato tedesco Martin Opitz per la sua Ninfa Ercinia (1630). Fra le altre opere in volgare meritano di essere ricordate le Rime, pubblicate postume nel 1530, che rappresentano uno dei vertici del petrarchismo. Alla produzione in latino appartengono le Eclogae piscatoriae, che trasferiscono gli stilemi bucolici nel mondo dei pescatori napoletani.

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