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Risultati di Windows Live® Search Cantico di Salomone o Cantico dei cantici Libro dell’Antico Testamento conosciuto come Cantico dei cantici, deriva il proprio nome dall’impropria traduzione di un’espressione ebraica che letteralmente andrebbe resa con 'cantico sublime'. Di autore ignoto, benché per tradizione attribuito a re Salomone, notoriamente autore di proverbi e canzoni (1 Re 5:12), il libro si fa risalire all’epoca che intercorre tra il IV e il III secolo a.C. Fin dall’antichità il Cantico dei cantici ha rappresentato una sfida per gli interpreti ecclesiastici e laici per il tema squisitamente profano (la passione amorosa), il modo franco in cui viene affrontato, l’intrecciarsi di descrizioni naturali e immaginario erotico; ciò distingue il Cantico dei cantici da tutta la letteratura ebraica precristiana pervenutaci, anche per la sua struttura frammentaria e l’assenza di punti di vista unitari o elementi di coerenza. Il Talmud e i commentatori ebrei medievali consideravano il Cantico dei cantici un dialogo allegorico tra Dio e Israele, in cui Dio rappresentava l’amante e Israele l’amato. La tradizione ecclesiastica cristiana ha interpretato il libro come il rapporto di Dio con la Chiesa o con l’anima individuale, o come un dialogo che illustra l’amore mistico di Gesù per la sua sposa, la Chiesa o la comunità dei fedeli. A partire dal XIX secolo alcuni studiosi hanno inteso il libro come un poema drammatico a due o più personaggi: l’amante reale (Salomone) innamorato di una fanciulla di campagna, la fanciulla (la 'Sulammita' citata in 7:1) innamorata di un pastore, e il 'coro', composto dalle figlie di Gerusalemme. Altri preferiscono considerarlo una raccolta antologica di antichi canti d’amore, originariamente indipendenti e raccolti da un redattore in epoca posteriore all’esilio. Un’interpretazione moderna più diffusamente accettata vede nel Cantico dei cantici una raccolta di brani liturgici originati nell’antica cultura rituale semitica, in particolare nei riti celebrati durante le feste agricole di primavera e d’autunno. Tutte e quattro le interpretazioni – allegorica, drammatica, cultuale e lirica – trovano tuttora sostenitori.
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