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Introduzione; Sovrano di un impero su cui “non tramontava mai il sole” ; Le guerre franco-germaniche; La difesa del cattolicesimo; La ripresa dei conflitti politici e religiosi ; L’abdicazione
La situazione religiosa all’interno dell’impero era intanto divenuta sempre più delicata: minacciato continuamente da guerre di confine, Carlo non poteva permettersi di rischiare una sollevazione armata dei protestanti nei suoi domini, e cercò, per quanto possibile, di non inasprire le tensioni già esistenti. Approfittando del clima di incertezza, numerosi principi tedeschi tentarono di ottenere l’autonomia per i loro stati, e nel 1524 scoppiò anche una violenta rivolta contadina (vedi Guerra dei contadini). Nel 1530, poco dopo l’incoronazione imperiale, Carlo convocò una Dieta ad Augusta per discutere dei problemi religiosi: numerosi principi si dichiararono sostenitori della confessione di Augusta, la nuova fede basata sulle tesi luterane, che l’imperatore giudicò totalmente inaccettabile; per l’impossibilità di raggiungere un compromesso, nel 1531 i principi si unirono nella lega di Smalcalda. I disordini interni e il protrarsi della guerra contro i turchi costrinsero Carlo ad abbandonare momentaneamente la lotta contro i protestanti e a firmare la pace di Norimberga del 1532, con la quale concesse loro alcune libertà. La soluzione del dissidio religioso fu demandata a un Concilio, indetto da Paolo III, che si sarebbe tenuto a Trento a partire dal 1545.
Nel 1536, dopo la morte del duca di Milano Francesco II, ultimo degli Sforza, Carlo, sulla base di trattati internazionali, ne annetté lo stato; ciò portò alla ripresa della guerra con la Francia, che si concluse, dopo le ultime battaglie vinte dall’imperatore, con la pace di Crépy del 1544. Tornato a occuparsi dei problemi interni, nel 1546 l’imperatore attaccò la lega dei prìncipi protestanti nella Germania meridionale, riportando una vittoria a Mühlberg, il 24 aprile del 1547. Fu però un successo temporaneo: nel 1551, infatti, Magdeburgo, roccaforte protestante, cadde nelle mani del duca Maurizio di Sassonia, il quale si rivoltò contro Carlo, alleandosi con il nuovo re francese, Enrico II. Nel 1552, tramite il fratello Ferdinando, Carlo concluse la pace di Passau, che concedeva agli stati luterani la libertà di culto, accordo riconfermato nel 1555 con la pace di Augusta. Nel frattempo, nel 1552, Enrico II aveva occupato i vescovadi di Toul, Metz e Verdun, territori che l’imperatore cercò invano di riconquistare.
In ambito extraeuropeo, Carlo V aveva fatto della Spagna la maggiore potenza coloniale del secolo: in America, abbattuti gli imperi maya, inca e azteco, la Corona spagnola governava su un territorio che si estendeva dall’odierna California al Cile, dalla Florida al Venezuela. Teste di ponte erano mantenute lungo le coste nordafricane, mentre in Asia gli spagnoli contendevano ai portoghesi le Molucche e Magellano scopriva le Filippine. Di fronte all’impresa di governare un impero così vasto e fonte inesauribile di conflitti, Carlo abdicò al governo dei Paesi Bassi (1555) e alla corona spagnola (1556) in favore del figlio Filippo II; nel 1558 lasciò anche la corona imperiale al fratello Ferdinando, trascorrendo gli ultimi mesi di vita in una villa presso il monastero di San Jerónimo de Yuste, in Spagna.
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