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Manoscritto miniato

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Miniatura dal Codex Legum Langobardorum (XI secolo)Miniatura dal Codex Legum Langobardorum (XI secolo)
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Introduzione

Manoscritto miniato Codici calligrafici, o rotoli e libri scritti a mano e decorati con immagini dipinte e iniziali istoriate. Il termine si applica generalmente ai manoscritti medievali, ornati e illustrati in vari modi. Gli ornamenti dipinti sono detti anche miniature, parola che deriva dal latino minium (minio), il pigmento a base di piombo un tempo usato per le parole che davano inizio a un testo e che passò in seguito a indicare immagini di scala ridotta.

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Materiali e tecniche

I colori per l'illustrazione dei manoscritti erano composti da pigmenti naturali quali le terre (ocre rosse, brune, gialle), o artificiali, a base di depositi metallici diversi (per l'arancio, il rosso e il marrone). Potevano inoltre essere ricavati da pietre dure o minerali a base di rame, o anche da piante (per il blu, il verde e l'azzurro); per il bianco si usavano calce spenta, biacca di piombo o ceneri di ossa calcinate; il giallo era un trisolfuro di arsenico, oppure un estratto di zafferano. Questi pigmenti venivano macinati e stemperati in una soluzione, contenente acqua di miele, gomma arabica o chiara d'uovo, che ne permettesse l'aderenza alla pergamena.

In Europa la foglia d'oro si otteneva martellando piastre o monete d'oro fino a ridurle allo spessore voluto, sempre inferiore al millimetro. L'aspetto compatto della superficie dorata si otteneva stendendo le singole foglie su una preparazione composta da più strati di gesso e colla, coperti da uno strato di bolo, terra piuttosto grassa dal colore rossastro, che serviva anche a rendere più caldo il tono della doratura. Inoltre, si poteva fissare l'oro alla pergamena con un 'mordente', cioè con una sostanza viscosa come albume, colla animale, miele o zucchero candito. Il miniatore procedeva quindi alla brunitura dell'oro con dente di lupo o di vitello o con ematite, spesso utilizzando anche punzoni con decorazioni geometriche o floreali.

I codici si aprivano talvolta con una 'pagina tappeto' – cioè una pagina interamente decorata con motivi astratti che ricordano quelli dei tappeti orientali – oppure con un ritratto immaginario dell'autore del libro o del suo committente. All'interno del testo, le lettere iniziali di ogni capitolo erano più grandi e venivano decorate con figure e scene narrative, le 'iniziali abitate', o assumevano forme di animali, le 'iniziali zoomorfe'. Le colonne del testo erano talvolta incorniciate da una decorazione a motivi vegetali, mentre i margini potevano essere fantasiosamente occupati da animali ed esseri bizzarri e immaginari. Alcuni manoscritti contenevano illustrazioni a tutta pagina.

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Le origini: i papiri egizi

L'illustrazione dei manoscritti, presupposto per lo sviluppo della miniatura, ebbe inizio nel II millennio a.C.: a quell'epoca risalgono le prime versioni su papiro dell’antico formulario religioso egizio noto come Libro dei Morti, arricchite di vignette e immagini. I committenti erano la corte, la nobiltà, i sacerdoti e i funzionari reali. Si illustravano più frequentemente alcune scene, corrispondenti a momenti importanti del rituale funerario: la processione, la mummificazione, la pesatura dell'anima, l'ingresso nei campi celesti e la presentazione a Osiride. Tra gli esemplari più belli vi è il papiro di Ani (1570 ca. a.C., British Museum, Londra). Dopo il XII secolo quest'arte declinò, ma esemplari del Libro dei Morti continuarono a essere prodotti fino all'epoca ellenistica.

Si ritiene che gli scribi di Alessandria, nel copiare i manoscritti per la grande biblioteca di quella città, si ispirassero alla letteratura illustrata egizia anche per i testi letterari e scientifici greci: di questi volumi si sono conservati solo frammenti, databili generalmente ai primi secoli d.C. Tuttavia, poiché alcuni temi della letteratura classica compaiono spesso sia nei mosaici sia negli affreschi ellenistici e romani, è possibile che siano esistiti rotoli illustrati, utilizzati come repertori iconografici o modelli per la pittura e la scultura, così come per i successivi manoscritti miniati bizantini ed europei.

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Manoscritti classici, cristiani e bizantini antichi

Si sono conservati pochi esempi di manoscritti miniati risalenti ai primi secoli del cristianesimo e del periodo bizantino (I-VI secolo). Tra i manoscritti letterari più importanti giunti fino a noi si ricordano due copie di opere di Virgilio alla Biblioteca Vaticana a Roma, e una versione dell'Iliade di Omero alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Le Bibbie più sontuose sono un codice illustrato con storie del Libro della Genesi (Nationalbibliothek, Vienna); i Vangeli di Rossano (Museo Diocesano, Rossano, Cosenza), trascritti nel VI secolo su pergamena tinta di porpora secondo un costume bizantino che venne adottato anche in Italia (si parla in tal caso di codici purpurei, sì che l'Evangeliario di Rossano è noto anche come Codex purpureus) e i Vangeli di Rabula (586, Biblioteca Laurenziana, Firenze). De materia medica, un erbario redatto dal medico greco Pedanio Dioscoride, nel I secolo, venne illustrato intorno al 512 in una celebre versione nota come Dioscoride di Vienna, e fu ripetutamente copiato nel mondo bizantino e islamico.

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