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Iraq

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Economia

Profondamente destabilizzata e indebolita dagli otto anni di guerra contro l’Iran negli anni Ottanta, dalle estese distruzioni subite nella guerra del Golfo e dal pesante embargo imposto in seguito dall’Organizzazione delle Nazioni Unite negli anni Novanta, dalle ulteriori distruzioni provocate dall’offensiva militare americano-britannica nel 2003, l’economia irachena è lungi dal poter essere indagata con affidabilità. I dati di cui si dispone sono pochi, lacunosi e spesso datati. Il prodotto interno lordo riferito al 2003 riporta 12.602.493.000 $ USA; nel 1994 era di circa 17 miliardi di dollari, mentre nel 1980 era di 52,7 miliardi di dollari. Tra il 1985 e il 2003 il tasso di crescita annuale è stato costantemente negativo. Il debito estero iracheno era nel 1999 pari a 130 miliardi di dollari (contro i 90 miliardi del 1994). Nel 1997 l’inflazione si attestava intorno al 45%, e negli anni precedenti aveva avuto picchi anche più alti.

L’Iraq vive quindi da molti anni una gravissima crisi economica, oltre che politica, che comporta enormi sacrifici per la sua popolazione. Molti beni sono razionati, in particolare gli alimenti, i medicinali e l’energia elettrica, e le distruzioni delle guerre e la mancanza di manutenzione agli impianti rendono difficili gli approvvigionamenti di acqua potabile, con gravi conseguenze sanitarie. Si è pertanto sviluppato un vasto mercato nero, alimentato dalle merci importate aggirando l’embargo dai paesi vicini e soprattutto dalla Giordania.

Il quadro economico di seguito illustrato si riferisce alla situazione precedente all’intervento militare statunitense-britannico del marzo 2003 e alla caduta del regime di Saddam Hussein.

5.1

Agricoltura e pesca

L’Iraq è principalmente un paese agricolo; il 13,8% (2003) della terra è coltivato, sebbene sia stimato che ben il 50% del totale sia arabile; il comparto agricolo occupa il 16% (1990) della forza lavoro. La maggior parte dei raccolti viene prodotta nella regione del Tigri e dell’Eufrate la quale, già molto fertile, è stata altresì oggetto di progetti di irrigazione e di controllo delle inondazioni. Le colture principali sono cereali (grano, orzo e riso), datteri (di cui il paese è il maggior esportatore mondiale), olive e frutta (mele, fichi, uva, arance, pere). L’allevamento è importante per le tribù nomadi e seminomadi, e si basa perlopiù su ovini, bovini e caprini. La pesca ha scarso rilievo, se non per le popolazioni che vivono lungo i corsi d’acqua.

5.2

Risorse minerarie e industria

La risorsa naturale più importante dell’Iraq è il petrolio, i cui giacimenti si trovano in tre regioni principali: nei dintorni del golfo Persico, presso Bassora; nella zona centrosettentrionale, vicino a Mosul e Kirkuk; e non lontano dal confine iraniano, ove sorge Khanaqin. Sono stati rinvenuti, inoltre, piccoli depositi di altri minerali, principalmente di ferro, oro, piombo, rame, argento, platino e zinco, fosfati, carbone, zolfo, sale e gesso.

L’industria petrolifera, nazionalizzata a partire dal 1972 e devastata dai recenti conflitti in cui è stato coinvolto il paese, opera con raffinerie a Bassora, Haditha, Khanaqin, Kirkuk e Baghdad, dove è situato anche un impianto di gas naturale.

Se si eccettuano i prodotti derivati dal petrolio e dal gas naturale, il settore manifatturiero, incentrato perlopiù a Baghdad, non è particolarmente sviluppato. La produzione si limita a tessuti e confezioni, calzature, materiale da costruzione e alla lavorazione del tabacco e dei prodotti dell’agricoltura. Il settore industriale impiega il 18% (1990) della forza lavoro. Il 98% (2003) dell’elettricità irachena è generata da centrali termiche, mentre alcuni impianti idroelettrici sono operanti sul Tigri e alcuni dei suoi tributari.

5.3

Commercio e finanza

Fino all’inizio degli anni Novanta la quasi totalità degli introiti derivanti dall’esportazione (il 99,1%) proveniva dalla vendita di petrolio; tra gli altri prodotti destinati al mercato estero si annoveravano datteri, lana grezza, cuoio e pellami. Le importazioni vertevano perlopiù su macchinari, materiale per il trasporto, derrate alimentari e prodotti farmaceutici. I maggiori partner commerciali erano Brasile, Turchia, Giappone, Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America. In seguito alla crisi culminata con la guerra del Golfo, tuttavia, le sanzioni commerciali imposte dall’ONU bloccarono il commercio con l’estero. Nel 1995 una risoluzione dell’ONU attenuò parzialmente l’embargo, permettendo all’Iraq di esportare due miliardi di dollari di greggio al semestre per l’acquisto di viveri e medicinali (programma “Oil for Food”).

L’unità monetaria è il dinar, diviso in 1000 fil o 20 dirham ed emesso dalla Banca centrale dell’Iraq. Il sistema bancario fu nazionalizzato nel 1964, ma nel 1991 fu autorizzato un numero limitato di istituti privati.

5.4

Trasporti e vie di comunicazione

Il sistema ferroviario statale consiste in 2.032 km (in base a stime del 1990) di rete ferroviaria e fornisce collegamenti con la Turchia e l’Europa, attraverso la Siria; l’estensione delle strade è di 45.550 km (1999). La maggior parte delle infrastrutture di trasporto si trovano, tuttavia, ancora in cattivo stato a causa delle guerre. Baghdad e Bassora possiedono un aeroporto internazionale, mentre i principali porti per navi destinate alla navigazione marittima si trovano a Bassora, sullo Shatt al-Arab, e a Um Kusir; il Tigri è navigabile, verso l’interno, fino alla capitale.

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