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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Il dibattito politico del dopoguerra fu dominato a lungo dalla questione della sorte di re Leopoldo, accusato di disfattismo per la resa offerta alla Germania nazista. Nonostante le pressioni del partito cattolico – il Partito cristiano sociale, rafforzatosi in seguito all’estensione del diritto di voto alle donne – per il ritorno del re, il Parlamento belga nell’estate del 1945 estese a tempo indefinito la reggenza del principe Carlo, esiliando di fatto Leopoldo. Nonostante l’instabilità politica, il Belgio assunse un ruolo internazionale di rilievo, entrando nell’ONU nel 1945 e nella NATO nel 1949. Il 12 marzo 1950, al culmine di un’aspra controversia e di una grave crisi politica, il 57% dei belgi si espresse, nell’ambito di un referendum consultivo, per il ritorno di Leopoldo sul trono belga. Ma il Parlamento continuò a opporsi e fu solo dopo il suo scioglimento e lo svolgimento di nuove elezioni che il re poté rientrare a Bruxelles in luglio. Tuttavia le proteste non si fermarono e il paese venne attraversato da scioperi, dimostrazioni e rivolte, che fecero temere lo scoppio di una guerra civile. Il 1° agosto, dopo aver consultato il governo e i capi politici, Leopoldo acconsentì ad abdicare in favore del figlio Baldovino, che salì sul trono il 16 luglio 1951, non appena diventato maggiorenne. La ricerca, negli anni Cinquanta, del raggiungimento di un’unità economica e politica tra le nazioni dell’Europa occidentale vide il Belgio tra i paesi più impegnati. Nel 1952, insieme a Francia, Germania, Lussemburgo, Italia e Paesi Bassi, il paese aderì infatti alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio e nel 1957 fu membro fondatore della Comunità economica europea (oggi Unione Europea), che a Bruxelles ha il proprio Parlamento.
Nel 1960 violente sollevazioni nel Congo costrinsero il Belgio a ritirarsi dal territorio africano e il 30 giugno Baldovino proclamò l’indipendenza della colonia, che come nazione libera assunse il nome di Zaire (poi Repubblica Democratica del Congo). Tuttavia Bruxelles continuò a giocare un importante ruolo nel paese soprattutto attraverso le multinazionali belghe, che non furono estranee alla secessione del Katanga e allo scoppio della guerra civile. Nel 1962 anche il territorio del Ruanda-Urundi, amministrato dal Belgio sotto la responsabilità delle Nazioni Unite, conquistò l’indipendenza, proclamando gli stati indipendenti del Ruanda e del Burundi. Emarginati per il ruolo avuto durante l’occupazione nazista, i fiamminghi iniziarono a riorganizzarsi politicamente negli anni Cinquanta; nel 1954 nacque la Volksunie. A partire dagli anni Sessanta, la vita politica paese fu dominata dal risveglio della questione politico-linguistica tra fiamminghi e valloni. Nel 1962 venne stabilita una frontiera linguistica e i ministeri dell’Istruzione e della Cultura vennero divisi in due sezioni, una fiamminga e l’altra vallone. Nel 1963 venne adottato uno statuto linguistico del comune di Bruxelles e vennero trasferite alcune località da una provincia all’altra. Tuttavia, le tensioni non si smorzarono, causando aspre polemiche. Nel gennaio 1968, lo scontro tra valloni e fiamminghi provocò una grave crisi di governo. L’università di Lovanio si scisse in due parti e le facoltà francofone lasciarono il Brabante. In giugno, il leader dei cristiano-sociali Gaston Eyskens formò un governo di coalizione con i socialisti. Eyskens venne rieletto nel 1971, ma, costretto a dimettersi l’anno seguente, fu sostituito con un nuovo governo di coalizione a guida socialista. Nel gennaio 1974 i contrasti tra le comunità riesplosero, provocando una nuova crisi politica. Dopo le elezioni di marzo, il leader dei cristiano-sociali Léo Tindemans formò un nuovo governo di coalizione con i liberali e il Raggruppamento vallone. Nel 1973 all’instabilità politica si aggiunse la crisi economica provocata dalla crisi del petrolio. L’invecchiamento dell’industria vallone, la chiusura delle miniere di carbone e di diversi impianti siderurgici aggravarono la crisi. Tindemans restò alla guida del governo fino al febbraio 1977. Le elezioni di aprile vennero precedute dalla firma del “patto Egmont”, che prevedeva la riorganizzazione del Belgio in tre regioni dotate di un’ampia autonomia. Ma l’applicazione del patto trovò una diffusa opposizione; dalle elezioni del dicembre 1978 emerse un quadro politico non ancora stabilizzato.
Gli anni Ottanta videro il predominio dei cristiano-sociali e del loro leader Wilfried Martens. Le tensioni e le polemiche tra le diverse comunità si protrassero tuttavia per tutto il decennio. Nel 1989, durante l’ottavo governo formato da Wilfried Martens, fu approvata una legge per il decentramento che trasferiva diverse competenze dal governo centrale alle amministrazioni regionali e alle comunità linguistiche. Ma l’applicazione delle riforme incontrò nuove difficoltà e le elezioni del 1991 diedero a Martens una risicata maggioranza. Martens lasciò la guida del partito e nel marzo 1992 il suo successore Jean-Luc Dehaene formò un nuovo governo con i socialisti. Pochi mesi dopo il Belgio ratificò il trattato di Maastricht, confermando il suo impegno a favore della cooperazione economica e politica europea. Nel maggio del 1993 fu completato il processo di decentramento; una nuova Costituzione fece ufficialmente del Belgio uno stato federale composto di tre regioni: Bruxelles, Fiandre e Vallonia. A Baldovino, deceduto il 31 luglio quello stesso anno, successe il 9 agosto il fratello Alberto II.
La definizione del nuovo quadro istituzionale non si dimostrò tuttavia risolutiva. Sullo sfondo della grave crisi economica e delle tensioni tra fiamminghi e valloni, altre questioni intervennero ad agitare il quadro politico belga. Nel 1994 un grave scandalo, legato all’acquisto di elicotteri italiani Agusta e di altro materiale militare, vide coinvolti uomini politici di primo piano. Le elezioni anticipate del maggio 1995 confermarono comunque Dehaene e la coalizione di centrosinistra alla guida del paese. Verso la fine dell’anno la politica del governo incontrò una forte opposizione sociale e il paese fu paralizzato da una serie di scioperi. Nel 1996 scoppiò il “caso Dutroux”, che causò un’ulteriore lacerazione nella società belga, allargando il fossato tra cittadini belgi e istituzioni. Marc Dutroux aveva rapito, seviziato e ucciso diverse adolescenti, ma le indagini a suo carico erano state colpevolmente ostacolate da disfunzioni burocratiche. Il 20 ottobre, rispondendo all’appello dei genitori delle vittime, centinaia di migliaia di persone fiamminghe e valloni manifestarono sfiducia e risentimento verso le istituzioni, sfilando a Bruxelles nella “marcia bianca”. Ad accrescere il disagio della popolazione belga contribuirono nel 1996-1997 la crisi economica e la chiusura di diversi impianti industriali, tra cui la Renault di Vilvoorde. Inoltre, fiamminghi e valloni tornarono a minacciare la secessione. Tra aprile e settembre 1998 la fuga, durata solo poche ore, di Marc Dutroux e la tragica vicenda di Semira Adamu – un’immigrata nigeriana morta soffocata dalla polizia sull’aereo con cui stava per essere rimpatriata – suscitarono ancora sdegno e sfiducia nei confronti delle autorità e causarono le dimissioni di vari ministri.
Nel 1998 il Belgio entrò con il “gruppo di testa” nell’Unione monetaria europea. La situazione economica del paese conobbe un leggero miglioramento. Agli inizi del 1999 si riacutizzò lo scontro tra il Parlamento centrale e quello fiammingo, che si attribuì competenze esclusive in materia fiscale, oltreché sul commercio, l’agricoltura e la ricerca scientifica. La crisi del Kosovo vide il Belgio partecipare con gli altri membri della NATO all’operazione “Forza alleata”. Le elezioni legislative del giugno 1999 mutarono profondamente il quadro politico tradizionale belga. I cristiano-sociali, dopo decenni di ininterrotto dominio, subirono una pesantissima sconfitta, scendendo sotto il 15% dei suffragi, mentre i socialisti conservarono le loro posizioni. Netta fu invece l’affermazione dei liberali e degli ecologisti. In luglio, Alberto II diede a Guy Verhofstadt, presidente del VLD (Democratici e liberali fiamminghi), l’incarico di formare il nuovo governo, che vide la luce in luglio con la partecipazione dei socialisti, di una coalizione centrista e degli ecologisti, al loro primo ingresso nell’esecutivo federale. Le elezioni registrarono anche la preoccupante affermazione del partito xenofobo e separatista Vlaams Blok, che ottenne quasi il 10% dei voti. Il Vlaams Blok si impose anche nelle successive elezioni comunali dell’ottobre 2000, confermandosi primo partito ad Anversa (dove passò dal 28 al 33% dei voti, conquistando 21 dei 55 seggi) e raddoppiando i voti a Bruxelles (dove raggiunse il 9%). Il nuovo governo proseguì la riforma federale avviata negli anni Ottanta estendendo le competenze regionali in materia fiscale, agricola, commerciale e scolastica. La legge fu approvata, grazie all’astensione dei cristiano-sociali, nel giugno 2001. Nello stesso mese, avvalendosi di un’avanzata quanto controversa legge in materia di crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio (poi abolita nel 2003), ventitré palestinesi sopravvissuti al massacro di Sabra e Chatila del 1981 denunciarono alla magistratura belga il primo ministro israeliano Ariel Sharon. Il caso sollevò tensioni tra Belgio e Israele, che si allentarono solo in seguito alla decisione della corte d’appello belga di respingere la richiesta dei palestinesi. Le elezioni del maggio 2003 confermarono la crisi dei cristiano-sociali, che ottennero solo il 13,2% dei voti, e la crescita dei Democratici e liberali fiamminghi, che con il 15,4% diventarono il primo partito belga. Al secondo posto (14,9%) si piazzò l’unione tra il Partito socialista fiammingo e Spirit, un partito di tendenza progressista. Il Partito socialista vallone ottenne il 13%, piazzandosi al quarto posto, mentre si rafforzò il partito xenofobo e separatista del Vlaams Blok (11,6%). Guy Verhofstadt fu confermato alla guida di un nuovo governo di coalizione di centrosinistra.
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