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Dio

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Michelangelo: Creazione di AdamoMichelangelo: Creazione di Adamo
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2.3

Islam

Il nome Allah significa “il Dio”: egli è personale, trascendente e unico ed è vietato rappresentarlo in qualsiasi forma di creatura. La prima norma di fede è: “Non c’è dio all’infuori di Allah e Maometto è il suo profeta”. Allah ha sette attributi fondamentali: vita, conoscenza, potenza, volontà, udito, vista e parola, di cui gli ultimi tre non devono essere intesi in senso antropomorfico. La sua volontà è assoluta e tutto quel che accade nel mondo dipende da lui.

3

Dio nella filosofia e nella teologia occidentali

Nella filosofia greca, con Anassagora, Platone e Aristotele, Dio non è concepito come creatore della materia dal nulla, ma come intelligenza ordinatrice del cosmo. L’idea di Dio creatore emerge invece con chiarezza a partire dai padri della Chiesa e nella filosofia che si ispira alla tradizione cristiana.

Tommaso d’Aquino, con le sue “cinque vie”, dimostrerà l’esistenza di Dio, che in quanto pienezza di essere è fondamento dell’essere finito e diveniente. Altre correnti filosofiche invece affermeranno che, se l’essere assoluto si partecipa agli esseri finiti, non c’è distinzione tra Dio e il mondo, approdando a forme di panteismo.

La dialettica fra trascendenza e immanenza di Dio segna tutta la storia del pensiero occidentale (si vedano, ad esempio, pensatori come Spinoza, Hegel, Heidegger), così come il dibattito tra l’inconoscibilità di Dio, che è mistero inaccessibile alla mente umana (teologia dei Padri e dei mistici) e la teologia “affermativa” che dichiara invece la possibilità di conoscere Dio sulla base dell’analogia con l’essere creato. In questo senso Tommaso d’Aquino afferma che Dio è “persona” in senso analogico.

All’astratto “Dio dei filosofi”, raggiunto attraverso la ragione umana, Blaise Pascal contrappose il “Dio della fede”, realtà vivente ed essenza del vissuto individuale. Allo stesso modo, Søren Kierkegaard preferì insistere sulla natura paradossale della fede religiosa.

3.1

Fede e ateismo

Nonostante la grande varietà di concezioni di Dio, la fede in un essere supremo è stata prevalente in quasi tutte le società della storia per lungo tempo. Sebbene già nell’antichità fossero presenti orientamenti filosofici e religiosi come lo scetticismo, il materialismo e l’ateismo, la negazione di Dio è però un fenomeno culturale proprio delle società occidentali moderne.

A partire dall’illuminismo in poi il pensiero moderno ha conosciuto lo sviluppo di filosofie atee, che negano l’esistenza di Dio sulla base di diverse argomentazioni. Le filosofie materialistiche sostengono che l’universo materiale costituisce la realtà ultima; altri affermano che la forza della sofferenza e del male nel mondo esclude l’esistenza di un essere onnipotente e giusto. Gli agnostici pensano che le prove pro e contro l’esistenza di Dio non consentano una conclusione e sospendono il giudizio. I positivisti ritengono che l’indagine razionale debba limitarsi ai fatti empirici, così che l’affermazione o la negazione di Dio siano prive di significato.

3.2

La natura complessa del credere

Se Dio è il fondamento e la sorgente dell’essere e non semplicemente un altro essere, sia pure quello supremo, non esiste nel modo in cui esistono le cose del mondo. Credere in Dio è avere fede nel fondamento ultimo dell’essere, o nella razionalità ultima e nella bontà della realtà. Il fondamento del credere è rinvenibile nell’esperienza: a un’analisi attenta essa continuamente rimanda a un ulteriore, a un significato che la supera pur radicandosi in essa. In questo senso l’esperienza mostra un fondamento che non può esaurirsi al suo interno. L’esperienza si “apre”, diventa allusiva, in un continuo gioco di “rivelarsi” e “nascondersi” del mistero che la pervade.

Esistono numerose esperienze del Sacro: esperienze mistiche, esperienze morali, relazioni interpersonali, il senso del bello, la ricerca della verità, la coscienza della finitudine, perfino l’incontro con la sofferenza e la morte. Queste sono chiamate a volte situazioni-limite, secondo un’espressione usata dal filosofo Karl Jaspers, perché coloro che vivono tali esperienze sembrano urtare contro i limiti del proprio essere. In tal modo, tuttavia, essi acquistano coscienza di un essere che li trascende, con la percezione della differenza e della somiglianza, consapevoli di ciò che Rudolf Otto, in una definizione ormai classica, chiamò mysterium tremendum et fascinans, il mistero che incute timore e contemporaneamente esercita fascino.

3.3

Le “prove” dell’esistenza di Dio

Se l’esperienza religiosa intuitiva è accessibile a ogni uomo, la riflessione più propriamente filosofica ha elaborato un suo approccio teorico-razionale a Dio e ha focalizzato delle “prove” della sua esistenza. Tali argomenti tendono a mostrare che ove non si ponga un principio o fondamento assoluto, il reale risulta contraddittorio e inspiegabile. Le “prove” possono essere a priori o a posteriori. La prima linea è quella seguita nel Medioevo da sant’Anselmo, per il quale l’idea stessa di un essere di cui non se ne possa pensare uno più perfetto implica la sua esistenza, perché l’esistenza stessa è un aspetto della perfezione. Molti filosofi hanno negato la validità logica di questo passaggio dall’idea all’esistenza di fatto, ma questo argomento ontologico è ancora discusso.

Le dimostrazioni a posteriori sono quelle seguite nel XIII secolo da Tommaso d’Aquino il quale propose cinque prove dell’esistenza di Dio: 1) il divenire, attestato dall’esperienza, è sempre passaggio dalla potenza all’atto e richiede, in ultima istanza, un atto puro; 2) la catena delle cause deve fondarsi su una causa prima non causata; 3) i fatti contingenti del mondo presuppongono un essere necessario che li ha determinati; 4) si può osservare nell’universo una gerarchia degli enti superiori e inferiori e ciò rimanda a una realtà perfetta al vertice della gerarchia; 5) l’ordine e l’armonia della natura richiedono che alla loro sorgente esista un essere che possiede la massima sapienza.

Immanuel Kant, filosofo tedesco del XVIII secolo, rifiutò gli argomenti di Tommaso, ma sostenne la necessità dell’esistenza di Dio come supporto e garanzia della vita etica. Questi argomenti a sostegno dell’esistenza di Dio sono stati sottoposti a critiche ripetute e penetranti e vengono riformulati costantemente. In ultima istanza, credere in Dio è un atto di fede che deve radicarsi nell’esperienza personale, in quanto non coinvolge soltanto la dimensione intellettuale, ma è esperienza globale che implica una scelta di libertà e coinvolge la complessità della persona.

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