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Sommo sacerdote

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Sommo sacerdote All'interno di una gerarchia religiosa, il vertice del clero; in particolare, il termine designa il capo del sacerdozio ebraico nell'antica Israele. L'istituzione del sommo sacerdote nacque, secondo il Pentateuco, con Aronne, fratello maggiore di Mosè. L'ufficio venne ereditato dal terzo figlio di Aronne, Eleazaro, poi dai suoi discendenti (Esodo 28; Numeri 3:32). Nell'epoca del secondo tempio (500 ca. a.C.), il sommo sacerdote venne considerato il vertice della teocrazia e rappresentante ufficiale della nazione ebraica presso i suoi governanti persiani. Il sacerdozio rimase alla famiglia di Aronne fino alla sottomissione di Israele da parte dei greci, e poi dei romani, quando i governanti stranieri cominciarono a conferire l'incarico a loro piacere.

Il sommo sacerdote poteva sposare solo una vergine israelita e gli era vietato ogni contatto impuro che lo potesse macchiare. Le sue funzioni consistevano principalmente nell'amministrazione del tempio e della religione ebraica. Solo al sommo sacerdote era concesso l'ingresso, una volta all'anno, durante la ricorrenza di Yom Kippur, nel santuario più interno del tempio, il tabernacolo o Sancta Sanctorum, dove era conservata la sacra Arca dell'Alleanza. Indossava abiti di grande splendore, tranne quando entrava nel tabernacolo: allora portava una semplice tonaca bianca. Proclamava le rivelazioni divine, poiché aveva il privilegio di comunicare direttamente con Dio. Benché non avesse alcun potere giudiziario ufficiale, ci si poteva appellare a lui per qualunque argomento, e importanti decisioni che riguardavano la politica nazionale richiedevano il suo consenso.

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