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Gergo Insieme di termini o espressioni convenzionali utilizzato da categorie professionali o da gruppi, che solo in parte possono essere compresi da chi è estraneo all’ambiente. Costituisce un lessico specializzato, che si distacca da quello della lingua standard, e solo più raramente ne coinvolge anche i meccanismi sintattici e morfologici. Vengono definiti gerghi i lessici specifici o altamente tecnici dei gruppi professionali, quali l’ambiente della medicina, della giurisprudenza, della finanza, del mondo scientifico-tecnologico, dell’istruzione, della vita militare, dello sport, dello spettacolo ecc. Altre fonti importanti di termini gergali sono i gruppi sociali quali giovani, minoranze etniche, abitanti dei quartieri popolari, gruppi sportivi, sindacati, associazioni professionali o culturali, comunità o sette religiose, tossicomani, criminali. Espressioni gergali spesso incarnano attitudini e valori dei membri del gruppo, rafforzando così il senso di appartenenza al gruppo stesso e fornendo all’interlocutore informazioni sulla provenienza del parlante. Prima di trasformarsi in gergo, un’espressione deve però essere adottata su larga scala dai membri del gruppo.
Esiste una differenza funzionale fra il gergo di tipo professionale – che nasce soprattutto per indicare oggetti o concetti specifici di quel campo e per i quali la lingua standard non fornisce o non usa termini sufficientemente precisi – e il linguaggio informale adoperato dai membri di gruppi sociali, che viene compreso in certa misura anche da persone estranee: quello che gli inglesi chiamano slang e i francesi argot, e che costituisce in termini più generali un livello linguistico maggiormente informale o popolare rispetto alla lingua letteraria. Il linguaggio gergale, infatti, tende a svilupparsi in sottoculture della società; ma se la sottocultura mantiene un forte contatto con la cultura dominante, le sue espressioni gergali penetrano nella lingua comune. Ad esempio, espressioni e termini come “far fuori”, “scendere in campo”, o “marinare la scuola” sono esempi di gergo entrati nel linguaggio comune fino a essere adottati nella lingua. O ancora, nello slang statunitense, termini come cat (“persona coraggiosa”) o cool (“imperturbabile”) sono nati a Harlem, un quartiere di New York a maggioranza afroamericana, e hanno avuto ben presto una larga diffusione. Poiché il gergo nasce in comunità ristrette, anche la lingua popolare ha spesso un’origine regionale (e talvolta una derivazione dialettale), ma il suo sviluppo solitamente non è legato alla zona specifica di provenienza. Un’espressione informale può diffondersi rapidamente e altrettanto velocemente scomparire. Può essere accettata nel linguaggio corrente sia nel significato gergale originario sia con uno alterato, a volte addomesticato (jazz, ad esempio, aveva originariamente una connotazione sessuale). Alcune espressioni sono di origine antica (ad esempio molti latinismi derivati dal gergo giuridico). Nel XX secolo i mass media e la velocità negli spostamenti hanno facilitato la circolazione, lo sviluppo e il declino di termini particolari. Cinema, televisione, fumetti e narrativa poliziesca hanno trasformato il gergo della malavita in espressioni slang (ad esempio “cinque sacchi” per 50.000 lire). Anche i mutamenti sociali possono agevolare la diffusione di espressioni popolari: termini del mondo della droga (come “erba”, “spinello”) appartenevano di fatto a un gergo segreto; furono poi adottati dai giovani durante la protesta degli anni Sessanta, fino a divenire ampiamente diffusi negli anni Settanta e Ottanta.
Il lessico gergale può fornire il nome che meglio definisce un oggetto o un’azione (walkie-talkie, una ricetrasmittente portatile; “stare addosso” guidare troppo a ridosso di un altro veicolo); può offrire uno sfogo emozionale (“va’ al diavolo!” per “vattene!” o “smettila!”) o avere una sfumatura benevola o satirica (“ghisa”, per vigile urbano), fornire eufemismi (“WC” e “toilette”) e può permettere a chi se ne serve di creare un effetto sorprendente utilizzando un’espressione piuttosto carica in un contesto inatteso. Gergo e lingua informale hanno creato migliaia di sinonimi per indicare tutto quel che poteva essere scomodo, imbarazzante o indelicato – o semplicemente inespressivo – nominare direttamente, come parti del corpo (“zucca”), soldi (“grana”), cibo (“sbobba”, “rancio”), vizi (“cicca”, “sbronzo”), attività sessuali (gay, “sadomaso”), delitti (“far fuori”, “fregare”, “grattare”), imprecazioni (“cribbio!”, “diamine!”).
Il processo di creazione di espressioni gergali è analogo a quello del parlato ordinario. Le espressioni possono nascere secondo i meccanismi delle figure retoriche (“morto stecchito”, “essere fuori”, “zucca”) o possono essere nuovi significati attribuiti a un termine: un significato ristretto può essere generalizzato (“baracca”, qualsiasi apparecchio mal funzionante) o viceversa. Le parole possono essere sincopate o abbreviate (“tele” per televisione), e degli acronimi possono diventare parole di uso comune (“vip”, “ufo”). Si può aggiungere un suffisso straniero (il suffisso inglese -y nei vezzeggiativi dei nomi propri) e parole straniere possono entrare nell’uso (personal computer, o “pc”). Un mutamento di significato può rendere accettabile una parola volgare (jazz) o rendere volgare una parola normale (“scopare”). Talvolta le parole sono veri e propri neologismi (“cribbio”).
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