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Vangelo Termine derivato dal greco euanghélion (“buona notizia”, “lieto annuncio”), che originariamente indicava il contenuto essenziale della predicazione di Gesù di Nazareth e poi della prima comunità cristiana (vedi Chiesa): il Regno di Dio è giunto, precisamente, nelle parole, nella morte e resurrezione di Gesù. Solo più tardi il termine venne a indicare la redazione letteraria della buona novella apostolica. In questo senso il Vangelo appare una creazione letteraria cristiana, un genere che, diverso da quelli conosciuti nella letteratura ellenistico-romana dell'epoca, intendeva raggiungere il cuore dell'esperienza di Gesù e dei suoi discepoli. Anche se inquadrati in una cornice storica e biografica, i Vangeli restano espressione della fede in Gesù: fede non mitica, ma che nemmeno si cura di puntualizzare storicamente i fatti secondo un criterio che potrebbe piuttosto essere il nostro. Sono quattro i Vangeli accettati come autentici dalla Chiesa e pertanto detti “canonici”: costituiscono le quattro complementari versioni della vita e degli insegnamenti di Gesù e inaugurano il Nuovo Testamento. Vennero stilati in greco e gli autori attinsero a varie fonti orali o scritte che contenevano molti elementi degli insegnamenti orali di Gesù. Molto diffusi nei primi secoli dell'era cristiana, ma non accolti dalla Chiesa, sono i cosiddetti “Vangeli arabi dell'infanzia di Gesù” (vedi Apocrifi del Nuovo Testamento).
I primi tre Vangeli (Matteo, Marco e Luca) sono denominati “sinottici” poiché sono sostanzialmente omogenei da un punto di vista narrativo e lessicalmente e stilisticamente simili. Circa le correlazioni, le dipendenze e le date di composizione dei Vangeli, attualmente gli studiosi accettano una versione modificata di un'ipotesi affermatasi verso la fine del XIX secolo. Quello di Marco sarebbe così il Vangelo più antico (70 d.C.) costituendo buona parte del materiale e della struttura narrativa di Matteo e Luca. Una raccolta di detti di Gesù, forse scritta in aramaico, sarebbe invece, oltre a una fonte di Marco, una ulteriore fonte di Matteo e Luca, anche se alcuni studiosi tuttavia ritengono che non si sia trattato di un unico documento: questo viene designato convenzionalmente come Fonte Q (dal tedesco Quelle, “fonte”), ma anche come Fonte dei Lóghia (dal greco, “parole” o “detti”).
Il Vangelo secondo Giovanni differisce sotto molti aspetti dai Sinottici. Vari episodi in esso menzionati non esistono nei Sinottici, mentre altri, da questi riportati, non compaiono in Giovanni; alcuni episodi identici accadono in luoghi diversi rispetto alla narrazione giovannea. Giovanni inoltre fornisce date diverse per l'Ultima cena e la crocifissione di Gesù: la prima avviene in Giovanni poco prima della Pasqua ebraica e la seconda il giorno prima della festa; per Giovanni la missione pubblica di Gesù si protrae per più di due anni, mentre nei Sinottici dura circa un anno; secondo Giovanni, Gesù trascorre gran parte del suo tempo in Giudea, recandosi spesso a Gerusalemme; i Sinottici collocano invece la sua missione pubblica anche in Galilea e nei dintorni. Infine, in Giovanni l'insegnamento di Gesù differisce per forma e contenuto: i Sinottici lo presentano sotto forma di parabole ed epigrammi; l'autore di Giovanni lo traduce invece in lunghi discorsi allegorici o meditativi come quelli del Buon Pastore e della Vigna. In queste occasioni spesso Gesù si esprime in modo simbolico e metaforico: “Io sono il pane della vita” (6:35); “Io sono la luce del mondo” (8:12); “Io sono la via, la verità e la vita” (14:6). L'insegnamento di Gesù in Giovanni sottolinea la sua natura divina e il suo rapporto con Dio, mentre i Sinottici tendono a conferire rilevanza alla vocazione messianica (vedi Messia) e trattano più estesamente le questioni etiche e religiose del quotidiano. Gli studiosi biblici contemporanei ritengono unanimemente che il Vangelo di Giovanni sia stato scritto dopo i Sinottici, mentre sono in disaccordo sul fatto che l'autore conoscesse i Sinottici e li utilizzasse come fonte.
Nella liturgia, il termine “vangelo” si applica ai passi tratti dai quattro Vangeli che vengono letti o cantati nella Messa cattolica e nella celebrazione anglicana dell'Eucaristia, tra la lettura dell'epistola apostolica e la recita del Credo. Nei primi secoli dell'era cristiana la lettura del Vangelo cominciava dal punto in cui era stata interrotta nella funzione precedente. La scelta, attualmente in uso, del passo evangelico è determinata ogni giorno dall'ordine rituale stabilito nel messale o, secondo determinate regole, è a discrezione dell'officiante che fa riferimento a uno speciale lezionario.
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