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Introduzione; I primordi della medicina; La medicina egizia; La medicina della Mesopotamia; La medicina ebraica; La medicina indiana; La medicina cinese; La medicina greca; La medicina greco-romana; La medicina romana; La medicina araba; La medicina europea; Gli albori della medicina moderna; La fine del XVIII secolo; La medicina nel XIX secolo; La medicina nel XX secolo
Medicina Scienza che si occupa di diagnosticare e curare le malattie, e di studiare modalità per prevenirle o, almeno, per limitare il loro diffondersi. Il termine “medicina” deriva dal latino ars medicina, “arte che è propria del medico”.
Attraverso studi di paleopatologia, ossia dallo studio di crani, scheletri e mummie sui quali siano rimasti segni di interventi terapeutici o ritenuti tali, è possibile desumere quali fossero le pratiche mediche della preistoria. Anche lo studio di graffiti raffiguranti le procedure mediche o il rinvenimento di strumenti chirurgici appartenenti a società preistoriche, benché non sia di competenza della disciplina medica ma più propriamente si riferisca all’antropologia e all’archeologia, può aiutare a conoscere la pratica medica preistorica e ne giustifica la considerazione nella storia della medicina. La maggior parte delle malattie veniva attribuita all’influenza di demoni maligni, che si credeva introducessero uno spirito, una pietra, o un verme nel corpo dell’ignaro paziente. Questi mali potevano essere evitati mediante l’applicazione di pratiche diverse, come la stregoneria, la danza, la magia, e l’uso di talismani e portafortuna. Se, tuttavia, il demone riusciva a penetrare nel corpo della vittima, in assenza di tali precauzioni oppure nonostante queste, si cercava di rendere il corpo inospitale per il demone, percuotendo, torturando e tenendo a digiuno il paziente. Lo spirito alieno poteva essere espulso anche con pozioni che provocavano vomito violento, oppure poteva essere estratto attraverso un foro praticato nel cranio. Quest’ultima procedura, chiamata trapanazione, era anche un rimedio contro i disturbi mentali, l’epilessia e la cefalea. Le procedure operatorie nelle società antiche comprendevano la pulizia e la cura delle ferite mediante cauterizzazione (ossia bruciatura mediante un ferro incandescente), cataplasmi (applicazione di impasti, a base di sostanze varie, direttamente sul corpo) e suture (rudimentali tentativi di richiudere i lembi dei tagli); la riduzione di lussazioni e fratture con l’utilizzo di stecche. Ulteriori terapie erano costituite da purghe, diuretici, lassativi, emetici e clisteri. Maggiori successi in campo terapeutico vennero probabilmente raggiunti quando si cominciò a utilizzare estratti di piante, le cui proprietà medicinali furono via via scoperte. Questi estratti si rivelarono talmente efficaci che molti di essi sono utilizzati ancora oggi (vedi Fitoterapia); tra questi, la digitalina, uno stimolante cardiaco estratto dalla digitale, è forse il più conosciuto.
Numerose pratiche di medicina prescientifiche, non supportate da sperimentazioni sistematiche ma basate su tradizioni di magia, cultura popolare e di chirurgia elementare, erano in uso in varie società, in particolare in quella egizia: ciò prima che la medicina greca, più avanzata, si diffondesse, il che avvenne intorno al VI secolo a.C. All’interno della medicina egizia si potevano distinguere due diversi filoni: quello magico-religioso, che comprendeva elementi molto primitivi, e quello empirico-razionale, basato sull’esperienza e l’osservazione, privo di componenti mistiche. Le comuni malattie degli occhi e della cute erano solitamente curate dai medici con il metodo empirico-razionale, grazie soprattutto al fatto che questi organi sono direttamente accessibili; i disturbi di altre parti del corpo venivano, invece, curati da stregoni con magie e incantesimi. Durante la terza dinastia (vedi Antico Egitto) il medico iniziò a distinguersi come figura, sia pure primitiva, di scienziato, diversa dallo stregone e dal sacerdote. Il primo medico egizio il cui nome è giunto fino a noi è Imhotep (vissuto intorno al 2725 a.C.), famoso anche come costruttore di piramidi e come astrologo. Solitamente il medico trascorreva nelle scuole dei templi anni di duro addestramento, in modo da apprendere l’arte dell’interrogazione del malato, della sua ispezione e della palpazione (esame del corpo effettuato tastando con le mani la superficie corporea). La farmacopea del tempo includeva sostanze medicinali vegetali: era comune l’uso di lassativi come fichi, datteri e olio di ricino; l’acido tannico, derivato principalmente dalla noce di galla, era considerato utile nel trattamento delle ustioni. Sebbene gli egizi praticassero l’imbalsamazione, la loro conoscenza dell’anatomia, ossia del tipo, della struttura e della disposizione degli organi, era modesta e, di conseguenza, anche le procedure chirurgiche erano molto limitate: una pratica di antica tradizione e ancora largamente applicata era la trapanazione, ossia la perforazione del cranio allo scopo di curare cefalee e disturbi mentali.
A causa del sistema teocratico assiro-babilonese (vedi Assiria), in Mesopotamia la medicina non poté staccarsi dall’influenza della demonologia e delle pratiche magiche. Le tavolette incise con caratteri cuneiformi giunte fino a noi ci forniscono un’ampia serie di anamnesi (cioè di storie di casi clinici) ben classificate. Modelli di terracotta del fegato (considerato la sede dell’anima), sorprendentemente accurati, indicano l’importanza attribuita allo studio di quell’organo per determinare le intenzioni degli dei, che venivano anche indagate interpretando i sogni. I numerosi rimedi medici utilizzati in Mesopotamia erano soprattutto di natura vegetale; qualche farmaco era invece di natura minerale.
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