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Medicina

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8.2

Aristotele e la scuola medica alessandrina

Sebbene non fosse un medico, il filosofo greco Aristotele diede un importante contributo allo sviluppo della medicina con le sue dissezioni di numerosi animali, che lo hanno reso noto come fondatore dell’anatomia comparata. Nel corso del III secolo a.C. Alessandria d’Egitto, sede di una famosa scuola di medicina e di una ricchissima biblioteca, divenne il centro della scienza medica greca. Ad Alessandria, l’anatomista e chirurgo greco Erofilo eseguì la prima dissezione pubblica di cui si ha notizia e il fisiologo Erasistrato fece un importante studio sull’anatomia del cervello e dei nervi, delle vene e delle arterie. I seguaci di questi scienziati si divisero in molte sette in conflitto fra loro; il gruppo più importante fu quello degli empirici, che basavano la propria dottrina sull’esperienza tratta dalla prova e dall’errore. Gli empirici erano eccellenti chirurghi e farmacologi; un loro seguace, Mitridate VI, sviluppò il concetto di induzione della tolleranza ai veleni con la loro somministrazione in dosi progressivamente crescenti.

9

La medicina greco-romana

La medicina greca di Alessandria influenzò Roma, nonostante l’iniziale resistenza dei romani. Asclepiade di Prusa svolse un ruolo importante nella diffusione della medicina greca a Roma nel I secolo a.C. Contrario alla teoria degli umori, Asclepiade sosteneva che il corpo fosse composto da particelle staccate, o atomi, separati da pori, e che la malattia fosse causata dall’alterazione del moto ordinato degli atomi o dal blocco dei pori, che egli tentava di guarire tramite l’esercizio fisico, i bagni e le variazioni della dieta, piuttosto che con i farmaci. Questa teoria venne ripresa periodicamente e in varie forme fino al XVIII secolo.

I principali scrittori di medicina nel I e II secolo d.C. furono il romano Aulo Cornelio Celso, autore di un’enciclopedia di medicina; il medico greco Pedanio Dioscoride, il primo botanico medico scientifico; il medico greco Arteo di Cappadocia, un discepolo di Ippocrate; l’anatomista greco Rufo di Efeso, noto per i suoi studi sul cuore e sugli occhi; e infine Sorano di Efeso, un altro medico greco, che registrò nozioni di ostetricia e ginecologia, apparentemente basate su dissezioni umane, e che, sebbene aderisse alla scuola di Asclepiade, distingueva le malattie in base ai sintomi e al decorso.

9.1

L’importanza di Galeno

Galeno di Pergamo, anch’egli greco, fu il medico più rilevante di questo periodo; l’importanza di questo medico, nella storia della medicina antica, è seconda solo a quella di Ippocrate. Galeno descrisse i quattro sintomi classici dell’infiammazione (arrossamento, dolore, calore e gonfiore) e contribuì notevolmente alla conoscenza delle malattie infettive e alla farmacologia. La sua conoscenza anatomica degli esseri umani era incompleta, in quanto era fondata sulla dissezione delle scimmie.

Alcuni degli insegnamenti di Galeno furono di ostacolo al progresso della medicina. Ad esempio, la sua teoria secondo cui il sangue trasportava il pneuma, o spirito della vita, che conferiva a questo il colore rosso, insieme all’erronea nozione che il sangue passa attraverso una parete porosa, posta fra i ventricoli del cuore, rallentarono la comprensione della circolazione e scoraggiarono le ricerche nel campo della fisiologia. Ciononostante, l’importanza del lavoro di Galeno è enorme in quanto, attraverso i suoi scritti, le nozioni della medicina greca vennero tramandate al mondo occidentale dagli arabi. Galeno resta inoltre famoso per il suo lavoro più importante, sulla forma e la funzione dei muscoli e delle diverse aree del midollo spinale, nonché per le sue abilità nel formulare la diagnosi e la prognosi (cioè nella capacità di prevedere quale sarà il decorso della malattia e la possibilità di guarigione).

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La medicina romana

I romani contribuirono al progresso della medicina soprattutto nel campo della sanità e dell’igiene pubblica: i vespasiani, gli acquedotti e gli ospedali pubblici dei romani sono rimasti insuperati fino ai tempi moderni. La graduale infiltrazione nel mondo romano di vari popoli stranieri fu seguita da un periodo di crisi nelle scienze. La medicina occidentale nell’Alto Medioevo fu costituita da elementi popolari, frammisti ad alcune nozioni classiche, spesso mal comprese e applicate. Perfino nella sofisticata Costantinopoli vi fu un recupero di pratiche magiche. Solo pochi e insigni medici greci, come Oribasio, Alessandro di Tralles e Paolo di Egina mantennero vive le antiche tradizioni, nonostante la decadenza morale, la superstizione e l’inerzia intellettuale del periodo.

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La medicina araba

Nel VII secolo una vasta parte del mondo orientale venne invasa dai conquistatori arabi. In Persia gli arabi appresero la medicina greca nelle scuole dei cristiani nestoriani, membri di una setta in esilio dall’impero bizantino. Tali scuole avevano conservato molti testi andati perduti nella distruzione della biblioteca di Alessandria d’Egitto, e le traduzioni di questi testi dal greco furono fondamentali nel risveglio della scienza e nello sviluppo di un sistema arabo di medicina, basato sul pensiero greco e romano, in tutto il mondo di lingua araba.

I più importanti medici di questo periodo furono: Al-Razi, noto sia come medico che come scrittore, anche perché fu il primo a descrivere il vaiolo, nel 910, e il morbillo, e a suggerire che il sangue fosse il vettore delle malattie infettive; Isacco Giudeo, un ebreo autore del primo libro interamente dedicato alla scienza della nutrizione; Avicenna, il cui famoso Canone di medicina costituiva la sintesi delle dottrine di Ippocrate, Aristotele e Galeno: molte preziose nozioni di igiene, dieta ed eugenetica vennero trasmesse all’Occidente attraverso i suoi scritti.

Nel XII secolo si ebbero: Avenzoar, il primo a descrivere il parassita che causa la scabbia e uno dei primi a mettere in discussione l’autorità di Galeno; Averroè, riconosciuto come il più grande commentatore di Aristotele; il discepolo di Averroè, Maimonide, le cui opere sulla dietetica, l’igiene e la tossicologia furono molto diffuse; e Al-Quarashi, detto anche Ibn al-Nafis, che scrisse commentari agli scritti di Ippocrate e trattati sulla dieta e le malattie degli occhi e, soprattutto, fu il primo a indicare il passaggio polmonare del sangue dal ventricolo destro al sinistro attraverso i polmoni. Gli arabi contribuirono allo sviluppo del concetto di “professionalità” del medico, che veniva valutata sottoponendo gli aspiranti medici a esami. Inoltre introdussero numerose sostanze terapeutiche chimiche e raggiunsero risultati straordinari nei campi dell’oculistica e dell’assistenza sanitaria pubblica.

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