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Taglio cesareo

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Taglio cesareoTaglio cesareo
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1

Introduzione

Taglio cesareo Pratica chirurgica mediante la quale il feto viene estratto dall’utero materno, qualora esso non possa nascere passando attraverso il naturale canale del parto.

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Cenni storici

L’operazione di taglio cesareo veniva praticata fin dai tempi antichi su donne morte poco prima di partorire, allo scopo di salvare la vita del bambino. La denominazione moderna di tale pratica deriva dal nome “Cesare” (Caesar in latino), che va interpretato come “nato da utero caeso”, cioè “tagliato” (dal verbo latino caedere). Secondo Plinio, Caio Giulio Cesare deve il suo nome proprio al fatto di essere nato in questo modo, anche se sua madre non morì di parto, e visse a lungo. La legge romana limitava, tuttavia, l'intervento alle donne morte subito prima o durante il parto; il primo taglio cesareo su una donna viva di cui si abbia notizia risale al 1610. A causa dell'alto rischio di mortalità l’intervento divenne, tuttavia, comune solo dalla fine del XIX secolo, quando la diffusione dell'uso dell’asepsi, i progressi nelle tecniche chirurgiche e l’impiego degli antibiotici lo resero meno pericoloso. Il taglio veniva fino a quel momento eseguito a livello della parte superiore dell’utero e poteva essere praticato solo prima dell’inizio del travaglio. Fu importante, nel 1921, la messa a punto di una nuova tecnica che consentiva di tagliare la parete uterina nella regione inferiore: ciò rese possibile l’esecuzione di tagli cesarei anche a travaglio già iniziato, e quindi si poté ampliare la possibilità di intervento.

2.1

Recenti sviluppi

Il numero dei tagli cesarei è andato progressivamente aumentando soprattutto tra gli anni Settanta e la metà dei Novanta, forse per la prospettiva, che questo intervento offre, di partorire senza provare i “dolori” del parto; in realtà, sembra che non in tutti i casi registrati questa pratica chirurgica fosse necessaria. Questa tendenza pare attualmente in fase di ridimensionamento; l’orientamento più recente dell’ostetricia è quello di favorire per quanto possibile la via naturale del parto, in modo da permettere alla donna un migliore e più graduale adattamento, sia anatomico-fisiologico, sia psicologico, alla nascita del bambino.

3

Tecnica del taglio cesareo

Il taglio cesareo viene attualmente effettuato sottoponendo la donna ad anestesia generale o ad anestesia spinale (con la quale essa resta vigile e può seguire le fasi dell’intervento); quindi, si procede eseguendo un profondo taglio, che incide sia la parete addominale sia quella uterina. Il taglio può essere orizzontale e decorrere sulla parte superiore del pube, oppure verticale e seguire la linea mediana che va dal pube all’ombelico.

Il chirurgo estrae il bambino e recide il cordone ombelicale; quindi, estrae la placenta e sutura la parete uterina e quella addominale. L’intervento ha una durata media di 45 minuti e ha oggi una sicurezza pressoché totale. L’esecuzione del taglio cesareo può rendere necessari alcuni particolari trattamenti, come la somministrazione di antibiotici e la degenza della donna in ospedale per due o tre giorni. Il taglio cesareo è comunque seguito dagli eventi che normalmente si presentano dopo un parto naturale: la donna comincia a secernere il latte e va soggetta a perdite sanguigne per circa due-tre settimane.

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