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Introduzione; Il Medioevo; Umanesimo e Rinascimento; L’età d’oro ; Dall’Illuminismo al Romanticismo; Il movimento degli anni Ottanta; Il vitalismo e la letteratura contemporanea
Letteratura olandese Produzione letteraria in lingua olandese, creata nei Paesi Bassi e nel Belgio fiammingo (vedi Letteratura fiamminga). Le sue più antiche testimonianze fino a oggi conservate risalgono al XII secolo; non restano invece tracce della precedente letteratura tramandata oralmente.
I testi più antichi della letteratura olandese sono quelli del poeta Henrich van Veldeke (seconda metà del XII secolo), autore di liriche d’amore che si inseriscono nella tradizione della poesia trobadorica francese e dei Minnesänger tedeschi, oltre che di una vita di san Servazio e di un’Eneit (Eneide) ispirata a una traduzione francese. Nello stesso periodo cominciò ad affermarsi una letteratura più specificamente nazionale con Jacob van Maerlant (1220-1300 ca.), considerato “il padre” della letteratura olandese, autore di poesie didascaliche, romanzi cavallereschi e trattati storici. Le sue opere più importanti furono Der Naturen Bloeme (Il fiore della natura, 1270 ca.) e De Spieghel Historiael (Lo specchio della storia, 1285-1288), considerato il suo capolavoro. Nel XIII secolo fiorirono le traduzioni e gli adattamenti delle opere del ciclo arturiano (ad esempio, Gauvin di Penninc e Vostaert), dei poemi allegorici (come il Roman de la Rose), delle chansons de geste (la Chanson de Roland) e delle epopee (il Roman de Renart). Databile alla fine del XII secolo o agli inizi del XIII è il poema cavalleresco Karel ende Elegast (Carlo ed Elegast), di autore anonimo, ispirato alla figura di Carlo Magno. In Brabante si sviluppò un filone mistico, le cui maggiori rappresentanti furono la poetessa Hadewijch (seconda metà del XIII secolo), appartenente a una nobile famiglia del Brabante, e Beatrijs van Nazareth (1200-1268), autrice del trattato Van seven manieren van heiliger minnen (Sette maniere dell’amore divino).
Lo spirito di apertura e tolleranza che caratterizzò l’Umanesimo trovò in Erasmo da Rotterdam uno dei rappresentanti più brillanti. Conosciuto soprattutto per il trattato L’elogio della follia, Erasmo fu autore di numerosi scritti di critica alla Chiesa cattolica, pur rifiutando di aderire al protestantesimo. Anche nei Paesi Bassi gli scrittori del Rinascimento manifestarono un interesse crescente per il mondo classico. Tra i poeti olandesi più importanti dell’epoca si citano Jan van der Noot (1540?-1595?), allievo di Ronsard, Carel van Mander (1548-1606), traduttore di Omero, e Jan van Hout (1542-1609). Il conflitto tra cattolici e protestanti diede luogo alla diffusione di molti libelli e pamphlet, tra cui Tableau des différens de la Religion (Tavola delle differenze della religione; 1569), una satira contro la Chiesa cattolica composta da Philippe de Marnix (1540-1598). Alla stessa epoca data il fenomeno tipicamente olandese delle “Camere di retorica”. L’espressione designava società di poesia e teatro organizzate sotto forma di confraternite, che contribuirono a integrare la letteratura nella vita pubblica. Grazie ai progressi della stampa e alla crescente importanza delle città, e sotto l’impulso delle corporazioni di arti e mestieri, all’inizio del XV secolo le Camere di retorica svolsero un ruolo sempre maggiore. Assai attive ad Anversa e ad Amsterdam, incoraggiarono la pratica e la diffusione di tutti i generi letterari, ma si distinsero in particolare nella produzione di moralità e di brevi poemetti satirici. Tra i membri più eminenti delle Camere di retorica si citano Anthonis de Roovere (1430-1482) e Mathys Casteleyn (1485-1550).
L’età d’oro della letteratura olandese (XVII secolo) coincise con la raggiunta indipendenza dalla Spagna, con la fondazione della repubblica che mise fine a ottant’anni di guerra e con un momento di grande prosperità commerciale. Questo periodo letterario fu caratterizzato dall’indipendenza intellettuale, dall’enfasi sui valori dell’Umanesimo e dalla ricerca esasperata del purismo nell’impiego della lingua olandese. Dirck Volckertszoon Coornhert (1522-1590), traduttore e moralista, e il suo allievo Spieghel (1549-1612), i maggiori rappresentanti della cosiddetta scuola di Amsterdam, composero il Dialogo sulla letteratura olandese (1608), un trattato linguistico nel quale si sforzarono di fissare le regole della lingua fiamminga escludendo i neologismi forgiati sullo spagnolo o sul francese. Altra figura importante dell’epoca d’oro della letteratura olandese fu il poeta e drammaturgo Pieter Corneliszoon Hooft (1581-1647), che nelle sue opere incarnò lo spirito del Rinascimento italiano e francese. A lui si devono sofisticate tragedie come Geeraerdt van Velzen (1613) e Baeto (1626), e una monumentale Nederduytsche Historiel (Storia d’Olanda), compilata tra il 1628 e il 1642. Gerbrand Bredero (1585-1618), uno dei fondatori del Teatro di Amsterdam, eccelse nel registro comico e in particolare nel genere farsesco, nel quale rientra, ad esempio, Il brabantino spagnolo (1617), una satira che ha come protagonista un rifugiato dalle province del Sud. Uno dei poeti più popolari del periodo fu Jacob Cats (1577-1660); i suoi semplici precetti morali e la sua filosofia della vita comune, esposti in opere come Matrimonio (1625) e Inizio, metà e fine del mondo racchiusi in un anello nuziale (1637), esercitarono grande influenza sulla cultura borghese dell’epoca. Il più significativo e prolifico fra i poeti e drammaturghi dell’età aurea fu Joost van den Vondel (1587-1679), autore di drammi e tragedie a sfondo religioso. Il suo capolavoro, Lucifero (1654), dramma sulla ribellione degli angeli contro Dio, sarebbe stato, secondo alcuni critici, modello e fonte di ispirazione per Il paradiso perduto di John Milton. Alla fine del XVII secolo la creatività letteraria declinò progressivamente verso un accademicismo formale teso all’imitazione dei modelli francesi o delle opere dei grandi predecessori.
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