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Struttura articolo
Introduzione; Climatologia e meteorologia; Da che cosa dipende il clima?; Scale climatiche; Sistema climatico globale; Classificazione dei climi; Conferenze internazionali sul clima
Sono i climi caratterizzati da inverni freddi, presenti nelle zone continentali più interne, alle medie latitudini. Sono quindi caratteristici dell’emisfero boreale (da cui il nome), dal momento che in quello australe le masse continentali sono di gran lunga meno estese. Anche all’interno di questa fascia climatica si può operare un’ulteriore distinzione, tra clima umido continentale e clima subartico. Il primo, presente nelle regioni centrorientali del Nord America e dell’Eurasia comprese tra i 40 e i 50° di latitudine, presenta una stagione fredda di circa 8 mesi, in cui le temperature rimangono inferiori allo 0 °C, e una stagione calda con temperature di circa 20 °C. Le precipitazioni sono più abbondanti in estate; quelle invernali sono parzialmente nevose. La vegetazione associata è quella della foresta di piante decidue (querce, faggi, castagni, betulle, aceri, tigli) e delle steppe, queste ultime presenti soprattutto nelle pianure della Russia e di alcune zone del Nord America. Il clima definito subartico è quello presente tra i 50° e i 70° di latitudine, vale a dire dove si estendono le foreste della taiga, dominate dalle conifere sempreverdi. È caratterizzato da inverni lunghi e freddi e da estati che, seppur brevi, raggiungono comunque temperature relativamente miti.
Sono definiti polari i climi in cui la temperatura della stagione più calda si mantiene sempre al di sotto dei 10 °C. Nell’ambito di questa classe climatica si distinguono il clima subpolare e il clima di gelo perenne. Il primo, con inverni molto rigidi, estati fresche e precipitazioni scarse durante tutto l’anno, produce una vegetazione priva di specie arboree, costituita essenzialmente da muschi e licheni (tundra). Il clima di gelo perenne, invece, presenta temperature costantemente inferiori allo 0 °C e una vegetazione praticamente assente. Nella fascia interessata da questo clima, in Antartide, nella stazione meteorologica di Vostok, è stata registrata la più bassa temperatura mai misurata sul pianeta, pari a -91,5 °C.
Nel 1985 si tenne la Conferenza di Vienna per la protezione dello strato di ozono; successivamente, nel 1987, il cosiddetto Protocollo di Montréal, trattato internazionale relativo alle sostanze che riducono lo strato di ozono, vide i 130 paesi firmatari impegnati ad adottare politiche ambientali di riduzione dell’impiego e della produzione dei clorofluorocarburi e fu considerato un momento fondamentale della “questione ozono”. La Conferenza delle parti svoltasi a Londra nel 1990 indicò la necessità di intervenire anche su altri composti, in particolare il metilcloroformio, il tetracloruro di carbonio e gli idrocarburi alogenati (detti halon e impiegati come estinguenti), i composti del bromo e gli ossidi di azoto contenuti nei fertilizzanti. Nel 1992 la Conferenza di Copenaghen stabilì ulteriori restrizioni e bandì anche gli idroclorofluorocarburi (HCFC), che erano stati utilizzati come sostituti dei CFC; tale decisione fu ribadita durante la Conferenza di Vienna del 1995. Nel 1996 la Conferenza di San José evidenziò la necessità di coordinare la protezione dell’ozono con le strategie di limitazione dell’effetto serra, in modo da limitare gli sconvolgimenti atmosferici che interferiscono anche con il buco nell’ozono. In tal senso, fondamentale risultò il Protocollo di Kyoto, siglato in Giappone l’11 dicembre 1997, in cui 150 paesi si impegnarono, entro il 2010, a diminuire le emissioni di anidride carbonica e altri gas del 5% rispetto ai valori registrati nel 1990. La ratifica del Protocollo di Kyoto è stata effettuata da 37 dei paesi che si erano riuniti nella città giapponese; contrari alla ratifica sono gli Stati Uniti e i governi di alcuni paesi (quali il Canada, Islanda, Nuova Zelanda, Australia, Giappone, costituenti ciò che viene indicato come “Umbrella Group”). Un accordo definitivo sui temi di Kyoto è stato tentato con la Conferenza dell’Aia, svoltasi nel novembre 2000 e terminata, tuttavia, con un nulla di fatto. In seguito, una soluzione di compromesso, che sembra non avere accolto le istanze dei diversi paesi ma sembra rappresentare un passo verso il raggiungimento di un accordo, è stata raggiunta nella VI Conferenza mondiale sul clima, svoltasi a Bonn nel luglio 2001 tra i rappresentanti di 178 paesi. La conclusione del vertice ha visto lo scioglimento dell’Umbrella Group, i cui membri hanno adottato le linee-guida proposte dall’Europa per stipulare una carta dei diritti e dei doveri sulla base dei propositi di Kyoto. Tra le risoluzioni, vi sono quella di fornire ai paesi in via di sviluppo aiuti finanziari per fronteggiare le conseguenze dei mutamenti climatici; la superficie del buco nell’ozono sembra essersi stabilizzata, da rilevamenti effettuati nel 1999, ma la concentrazione all’interno dello strato sembra essere in costante diminuzione. Ciò potrebbe derivare dal fatto che le sostanze che distruggono l’ozono hanno una vita media da cinquanta a cento anni. Nel 1995 le Nazioni Unite istituirono una commissione scientifica, chiamata IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) incaricata di valutare le cause e i probabili effetti del riscaldamento globale. Nel 2000 la commissione ha pubblicato il “Second Assessment Report” (SAR), in cui confluiscono le ricerche di oltre duemila scienziati; attraverso questo documento, fondamentale per la conoscenza dell’effetto serra, si afferma che “i futuri cambiamenti climatici saranno dominati dall’influenza dell’uomo, a meno che la composizione dell’atmosfera non venga stabilizzata”. In altri termini, la IPCC ha effettivamente riconosciuto l’origine antropica del riscaldamento globale. Il Protocollo di Kyoto del 1997 costituisce un caposaldo nel riconoscimento della necessità di ridurre le emissioni inquinanti. L’accordo ha stabilito obiettivi precisi, diversi a seconda del grado di industrializzazione e dell’entità delle emissioni delle diverse nazioni: 38 paesi industrializzati si sono impegnati a ridurre le emissioni di circa il 5% rispetto ai livelli registrati nel 1990, entro il 2010. In particolare, l’Unione Europea si è prefissata la riduzione dell’8% rispetto alle emissioni del 1990. La riduzione delle emissioni di CO2 è attuabile nel settore dei trasporti, tramite l’utilizzo di carburanti meno inquinanti (ad esempio, biodiesel), aumentando l’efficienza negli usi finali, utilizzando al posto del petrolio il metano, che può essere recuperato anche dai rifiuti organici e dal trattamento delle acque. Nel mese di novembre del 1998 è stata convocata a Buenos Aires una nuova conferenza sul tema del riscaldamento globale, da cui è scaturito un accordo noto come Piano d’Azione di Buenos Aires. Questo ha stabilito le norme di attuazione degli obiettivi fissati nel Protocollo di Kyoto, che includono la possibilità di commerciare quote di riduzione tra le diverse nazioni. In realtà, le decisioni del Protocollo di Kyoto non sono state ancora ratificate e, dopo il nulla di fatto con cui si è conclusa la Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici dell’Aia del novembre 2000, che aveva visto la partecipazione di 180 paesi, nel marzo 2001 si è svolto a Trieste il meeting dei paesi del G8 sull’ambiente. In questa sede, i paesi partecipanti hanno sottoscritto un accordo in cui si impegnano a rilanciare gli obiettivi di Kyoto, rimandando al luglio 2001 ulteriori proposte, che verranno discusse nel G8 di Genova e nella Conferenza internazionale di Bonn del 2004.
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