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Struttura articolo
Introduzione; Gli dei dell’età arcaica; Incorporazione di altre divinità; Culto, cariche e festività religiose; Declino della religione romana
L’influenza della mitografia ellenistica sulla letteratura latina e la diffusione della filosofia greca tra i romani di buona cultura condussero al declino progressivo degli antichi riti civili, a partire dal I secolo a.C. Una riforma del sistema religioso venne condotta dall’imperatore Augusto, egli stesso pontifex maximus e membro di tutti gli ordini sacerdotali, il quale promosse un recupero dell’antica religione a salvaguardia della stabilità sociale; durante questo periodo acquistò importanza il mito, cantato nell’Eneide di Virgilio, che faceva risalire le origini di Roma all’eroe Enea, superstite della guerra di Troia. Con l’impero si accentuò ulteriormente la tendenza a identificare il divino con lo stato, personificato nella figura dell’imperatore: come già Giulio Cesare, ancor prima della fondazione dell’impero, furono divinizzati Augusto, Claudio, Vespasiano e Tito; dopo Nerva, soltanto a pochi imperatori non fu concesso questo omaggio. Durante l’impero acquisirono popolarità e diffusione culti stranieri, come l’adorazione del dio persiano Mitra; infine, nonostante le persecuzioni che si estesero dal regno di Nerone a quello di Diocleziano, il cristianesimo riuscì ad affermarsi e venne persino incoraggiato ufficialmente sotto Costantino il Grande (324-337). Tutti i culti pagani vennero infine proibiti nel 392 con il cosiddetto editto di Costantinopoli, promulgato dall’imperatore Teodosio I.
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