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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Il Mali fu il cuore dei grandi imperi del Ghana, del Mali e del Songhai, caratterizzati da fiorenti centri commerciali e culturali, come le città di Djenné, Timbuctu e Gao. Nel XVII e nel XVIII secolo lungo il corso del Niger si svilupparono numerosi piccoli stati, in particolare quello di Segu, fondato dai bambara. Tali entità politiche caddero durante la “guerra santa” condotta, verso la metà del XIX secolo, dal condottiero al-Hajj Umar, il cui impero teocratico giunse a estendersi da Timbuctu all’alto corso del Niger e al fiume Senegal, comprendendo, dal 1862, anche lo stato di Segu.
Nel 1893 Ahmadu, figlio di al-Hajj Umar, venne sconfitto dai francesi, i quali si impadronirono di tutta la regione. Nel 1904 il Mali divenne parte della colonia francese dell’Alto Senegal-Niger, quindi, nel 1920, assunse il nome di colonia del Sudan Francese. Sino alla fine della seconda guerra mondiale la Francia vietò alle popolazioni locali di partecipare alla vita politica; ciò non impedì, tuttavia, la formazione di diversi movimenti che confluirono poi nell’Unione sudanese, già all’epoca delle riforme autonomistiche del 1957 il partito più importante del paese, la sezione maliana del cosiddetto Raggruppamento democratico africano.
Il 24 novembre 1958 fu proclamata la Repubblica sudanese, nell’ambito della Comunità francese. Il 17 gennaio 1959 vi si aggiunse il Senegal e i due stati costituirono la Federazione del Mali, che proclamò l’indipendenza il 20 giugno 1960 sotto la presidenza del maliano Modibo Keita. Nel settembre 1960 il Senegal divenne autonomo e il Sudan francese, guidato dallo stesso presidente, assunse il nome di Repubblica del Mali (22 settembre), che subito entrò a far parte delle Nazioni Unite. Il nuovo stato cominciò ben presto a perseguire una linea economico-politica di tipo socialista, la quale però non diede i frutti sperati. Nel novembre 1968 alcuni ufficiali dell’esercito rovesciarono il governo autoritario del presidente Keita (morto agli arresti nel 1977) e insediarono alla guida del paese il colonnello Moussa Traoré. Il regime dittatoriale di Traoré, malgrado i rinnovati accordi con la Francia, i paesi socialisti e gli stati confinanti, non fu in grado di far progredire il paese in misura apprezzabile, dovendo da un lato far fronte a una forte crisi economica e alla carestia causata dalla siccità, dall’altro al conflitto armato con il Burkina causato da un contenzioso territoriale.
Durante gli anni Ottanta il Mali vide il crescere di un movimento di opposizione che richiedeva la democratizzazione dello stato. Nel 1991 Moussa Traoré venne deposto da un colpo di stato capeggiato da Amadou Toumani Touré; nel 1992 venne approvata una nuova Costituzione e si tennero elezioni libere, che videro la vittoria dell’Alleanza per la democrazia nel Mali (ADEMA), il cui leader Alpha Oumar Konaré fu eletto alla presidenza. Nel 1993, al termine di un processo esemplare, Moussa Traoré venne condannato a morte (condannato a una nuova pena capitale nel 1999, venne poi graziato nel 2002). Agli inizi del 1996 il nuovo governo raggiunse un accordo con i tuareg del nord del paese, che poneva termine a un conflitto armato iniziato alla fine degli anni Ottanta e consentiva il ritorno dei profughi dalla Mauritania e dal Burkina. Nel maggio 1997 Alpha Oumar Konaré fu riconfermato alla presidenza del paese con il 95,9% dei suffragi; le successive elezioni legislative, boicottate da diversi partiti di opposizione e svoltesi in un clima di relativa tensione, videro l’affermazione dell’ADEMA, che si aggiudicò la maggioranza dei seggi dell’Assemblea nazionale.
Malgrado la tensione periodicamente riemergente tra governo e forze dell’opposizione più radicale, la democrazia maliana andò via via rafforzandosi. Il paese, considerato un modello di buon governo nel continente africano, partecipò nel 1997 con un suo battaglione alle forze d’interposizione dell’ECOWAS (la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale) intervenute in Liberia. Nel febbraio del 2000 fu nominato un nuovo primo ministro, Mandé Sidibé, già funzionario del Fondo monetario internazionale. Sidibé si trovò ad affrontare una situazione interna resa difficile dall’insicurezza nelle regioni settentrionali, dalla crisi energetica e dalla caduta del prezzo internazionale del cotone. In seguito all’acuirsi dei conflitti tribali, il presidente Konaré annunciò il suo ritiro dalla politica e nelle elezioni presidenziali, svoltesi nell’aprile 2002, venne eletto alla presidenza Amadou Toumani Touré. In giugno Sidibé si dimise, lasciando il posto a un governo di unità nazionale guidato da Mohamed Ag Amani.
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