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Abitazione

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Introduzione

Abitazione Ambiente chiuso in cui vivono gli esseri umani. Le caratteristiche fisiche di una casa dipendono dal luogo, dal clima, dai materiali da costruzione disponibili, dall'abilità tecnica e da alcune varianti culturali come la posizione sociale e le risorse economiche di chi vi abita. In genere le case si elevano sopra il livello del suolo, benché in zone particolarmente calde o fredde possano presentarsi anche seminterrate o interamente sotterranee. I materiali da costruzione primari per le abitazioni sono il legno, la terra, i mattoni e la pietra, sebben il cemento e l'acciaio si siano andati sempre più diffondendo, in particolare nelle abitazioni urbane.

Le case attuali prevedono quasi sempre spazi separati per le diverse esigenze abitative (soggiorno, nutrizione, sonno, igiene). Cionondimeno in alcune culture la casa si presenta ancora come un unico spazio indifferenziato. Inoltre, in certe aree rurali, l'abitazione serve tuttora come ricovero tanto per gli esseri umani quanto per gli animali.

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L’abitazione nelle società tribali

Nelle società tribali l'abitazione tendeva a essere costituita da un unico spazio, un locale che serviva per tutte le attività e che ospitava il nucleo base della società. Era di solito inserita fra altre strutture analoghe adiacenti e si trovava sovente in prossimità di luoghi di riunione e di edifici religiosi. Interi villaggi potevano essere formati da case aventi tutte la stessa forma, come nell'area dogon nel Mali o nel caso degli insediamenti di pastori nello Zambia. Tali case hanno forme geometriche regolari (basi circolari con tetti conici). La materia più usata è il legno, cui si accompagnano il fango e l'argilla cotti al sole, impiegati come materiali di tamponamento. Talvolta vengono adoperati anche paglia o giunchi, come tra gli abitanti delle paludi dell'Iraq meridionale. Nelle zone piovose la maggior parte delle abitazioni tribali è provvista di un focolare interno.

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L'antichità

Nell'antico Egitto la popolazione abitava in semplici spazi a pianta rettangolare, costruiti con mattoni di fango. Gli scavi archeologici provano che le case dei lavoratori erano dotate di due o quattro stanze, tutte poste su un unico piano; costruite l'una accanto all'altra, tali case formavano uno schema a reticolato.

In tutto il Vicino Oriente erano diffuse le strutture monolocali a forma d'alveare. I tetti, contrariamente al resto dell'edificio, d'argilla, erano costituiti da lunghe lastre di pietra.

Le abitazioni greche rimasero semplici durante tutta l'età classica. Generalmente, una via di accesso conduceva dalla strada a una corte interna, attorno alla quale erano disposte tre o quattro stanze di dimensioni piuttosto modeste.

Nelle case romane – di cui rimangono alcuni esempi ben conservati a Pompei e a Ostia Antica – da uno spazio aperto centrale denominato atrium si accedeva alle diverse stanze. Questo tipo di casa signorile era chiamato domus. La maggior parte dei romani, tuttavia, viveva in edifici a più piani (addirittura fino a dieci), divisi in appartamenti di piccole dimensioni. Tali insiemi di abitazioni, costruite con strutture in legno e dunque spesso soggette agli incendi, avevano il nome di insulae.

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L'Europa medievale

Nel Medioevo le differenze sociali si rifletterono in modo ancora più evidente nelle strutture abitative. Ai castelli, dove dimoravano i signori, si affiancavano le abitazioni anguste e malsane del resto della popolazione. Dopo l'anno 1000, con l'ascesa di una prospera classe mercantile, si ebbero costruzioni di grandi palazzi nelle città. Pensati come raffinate residenze per ospitare ecclesiastici d'alto rango, facoltosi mercanti e famiglie nobiliari, i palazzi potevano occupare anche un intero isolato e comprendere, oltre agli appartamenti cerimoniali e a quelli privati, alloggi per un grande numero di servitori.

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