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Struttura articolo
Negli anni Sessanta, in seno alla popolazione saharawi si affermarono istanze indipendentiste. Nel 1973 fu fondato il Fronte Polisario, deciso a contrastare le mire dei paesi vicini sul Sahara spagnolo e a istituirvi uno stato indipendente. Alla fine del 1975, alla vigilia della partenza spagnola, il re marocchino Hassan II promosse tuttavia un’invasione pacifica della regione, la cosiddetta “marcia verde”. La Spagna acconsentì quindi a cedere la provincia al Marocco e alla Mauritania, ritirandosi nel febbraio del 1976. L’Algeria contestò la spartizione, schierandosi al fianco del Fronte Polisario. Nel 1976, il Fronte Polisario proclamò la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD). Sostenuta dall’Algeria, nel 1979 la guerriglia del Fronte costrinse la Mauritania a sottoscrivere un accordo di pace e a cedere alla RASD i territori ottenuti dalla Spagna, i quali furono tuttavia occupati dalle forze marocchine. Tra il 1979 e il 1980, una potente offensiva del Fronte Polisario sbaragliò le forze marocchine e venne fermata solo dall’intervento dell’aeronautica francese, intervenuta al fianco del Marocco. La costruzione di un’imponente linea di fortificazioni consentì in seguito al Marocco di contrastare con efficacia gli attacchi del Fronte. Il Sahara Occidentale venne in seguito diviso in quattro province: Boujdour, Laayoune, Es-Semara e Oued Eddahab. Nel 1984, la RASD fu ammessa all’Organizzazione per l’unità africana, provocando l’immediata reazione del Marocco, che ne uscì. La RASD venne in seguito riconosciuta da più di 70 paesi, ma non da quelli occidentali, attenti a non pregiudicare le proprie relazioni con Hassan II.
Nell’agosto del 1988, le Nazioni Unite proposero una bozza di accordo che fu accettata da entrambe le parti. A una prima tregua, interrotta dopo quattordici mesi dal Fronte Polisario, ne seguì una seconda nel 1991. Nello stesso anno le Nazioni Unite affidarono a una missione (United Nations Mission for the Referendum in Western Sahara, MINURSO) la preparazione di un referendum sul futuro della regione. Negli anni seguenti, il referendum subì tuttavia ripetuti rinvii per la difficoltà di trovare un accordo sulla composizione del corpo elettorale. In base agli accordi originali, questo avrebbe dovuto essere composto unicamente dai saharawi registrati dal censimento spagnolo del 1974 (circa 74.000 persone); in seguito, malgrado l’opposizione del Fronte Polisario, l’ONU acconsentì a estendere il diritto di voto anche ai coloni marocchini. Il referendum, atteso per il 1999, fu tuttavia nuovamente rinviato dal Marocco; la decisione provocò la reazione di Mohamed Abdelaziz, presidente dell’autoproclamata Repubblica Saharawi, che minacciò la ripresa delle attività di guerriglia. La situazione di stallo si protrasse anche in seguito all’ascesa sul trono marocchino di Mohamed VI, succeduto nel 1999 al padre Hassan II.
Nel 2007 il Marocco presenta un nuovo piano alle Nazioni Unite, che prevede la concessione di una blanda autonomia alla provincia. Il piano è respinto dal Fronte Polisario. Un incontro tra i rappresentanti del Fronte e del governo marocchino si svolse in giugno nella sede delle Nazioni Unite a New York, concludendosi senza esiti.
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