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Il Madagascar è uno dei paesi più poveri del mondo; nel 2006 il prodotto interno lordo fu di 5.499 milioni di dollari USA, pari a 287 dollari USA pro capite. L’economia rimane prevalentemente agricola: il settore occupa infatti il 78% della forza lavoro, contribuendo alla formazione del PIL per il 27,5% (2006). Molte delle attività poste sotto il controllo di interessi francesi vennero nazionalizzate nel 1975.
A causa dell’asperità del terreno, solo il 5,1% della superficie territoriale risulta coltivato e la produzione permane ancora a livelli di pura sussistenza; i principali raccolti sono costituiti da riso, manioca, fagioli, banane, mais, patate, patate dolci, pomodori, arachidi, frutta e cotone. La produttività non ha sempre tenuto il passo con la crescita della popolazione e le importazioni di consistenti quantità di cibo, in particolare di riso, si resero necessarie nei tardi anni Settanta. I prodotti alimentari destinati all’esportazione sono caffè, chiodi di garofano, canna da zucchero, agave sisalana, palma da cocco, tabacco e vaniglia (di cui il Madagascar è il principale produttore mondiale). Per quanto riguarda l’allevamento, questo comprende soprattutto bovini, suini, caprini e ovini.
Sia lo sfruttamento delle risorse forestali (la maggior parte del legname è utilizzato come combustibile) che la pesca sono attività praticate quasi esclusivamente per soddisfare il fabbisogno interno. Sono comunque in atto tentativi di rimboschimento delle aree montane e di ripopolamento di laghi e fiumi.
Fra le numerose risorse minerarie del paese spiccano la bauxite, la cromite e il nichel, ma sono presenti anche depositi di grafite, minerale di ferro, rame, sale, granato e mica. Nel 1980 sono stati inoltre individuati giacimenti sottomarini di petrolio che tuttavia non vengono ancora sfruttati dal punto di vista commerciale. Nel 2003 il 66,1% dell’elettricità prodotta era fornita da impianti idroelettrici; il restante 34% da centrali alimentate a combustibile.
Per quanto riguarda il settore industriale, che occupa il 7% della forza lavoro e fornisce il 15,3% del PIL (2006), un posto di primo piano è occupato dall’industria alimentare (perlopiù zuccherifici, oleifici e birrifici); vanno inoltre segnalate industrie tessili, elettroniche, chimiche, della carta, del cemento e manifatture di tabacco. Si registra infine un progressivo incremento nelle attività di raffinazione del petrolio e di assemblaggio dei motoveicoli.
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